Lucio Leoni, classe ’81. Romano, artista emergente della scena cantautorale italiana. Un mezzo musicista, un mezzo scemo. Ma un mezzo più un mezzo fa uno… Scemo o musicista che sia. Così si autodefinisce. Lo abbiamo contattato per farci quattro chiacchiere, ma anche per scoprire chi è il lupo cattivo.

Nel 2011, con il nome di Bucho, hai pubblicato la musicassetta Baracca e Burattini. Nel 2015 è uscito il tuo primo disco, Lorem Ipsum. Nel 2017 è stata la volta de Il lupo cattivo. Dunque, la domanda è quasi d’obbligo: chi è il lupo cattivo?

Questa è proprio la domanda alla quale ho cercato di rispondere con questo disco. Le tracce che lo compongono sono undici punti di vista diversi di altrettanti modi di vedere ed affrontare il lupo cattivo. Diciamo che la vita è il bosco e nel bosco, come nella vita, ci sono una serie di imprevisti ed ostacoli che vanno affrontati. Incontrare il lupo significa intanto chiedersi un po’ chi sia; identificare il nemico e capire se il nemico è nemico sul serio. Cominciare ad indagare su quella che alla fine è una figura archetipica significa anche chiedersi se sia in fondo così giusto definirla come cattiva. Se alla fine ci si riconosce un po’ in quella figura lì bisogna cominciare a fare i conti con se stessi ed imparare ad accettarsi, anche se cattivi.

Nei tuoi lavori si alternano e si amalgamano diversi generi musicali e questo è un tratto che sicuramente ti contraddistingue. Passi dal rock alla canzone popolare con estrema naturalezza, ad esempio. Ho ascoltato i brani contenuti ne Il lupo cattivo. Alcuni sono più melodici, più fruibili. Altri, invece, più spigolosi. Basti pensare a Stile Libero nel primo caso ed a La pecora nel bosco nel secondo. Perché questa scelta di mescolare elementi così diversi tra loro? Parlaci un po’ dei brani contenuti in questo disco.

Sì, è vero, mischio un sacco di roba. La verità è che ascolto tanta musica e me ne piace altrettanta. Prendo il mondo sonoro come un campo d’indagine, un luogo in cui si possa provare a forzare le forme e le strutture ed è per me un mondo in cui si può essere liberi e allora preferisco non dare nulla per scontato. Magari rischiando di sbagliare, ma cercare, provare, cercare, provare…

Chi o cosa ti ha influenzato, musicalmente parlando (ma non solo), ed ha contribuito a farti diventare l’artista provocatorio ed eclettico che sei oggi?

Come sopra. Mi ha influenzato tanto tutto ciò che ho ascoltato, amato. Di sicuro ad avermi costruito però ha contribuito anche uno sguardo interessato al teatro che mi ha dato una prospettiva diversa rispetto alla scrittura e dalla performance. Penso a Jannacci, a Dario Fo.

Qualcuno ti ha definito un tipo concreto, con i piedi per terra. “Passi piccoli e sogni grandi”: l’hai detto tu all’interno di una tua passata intervista. Dunque, dove pensi di arrivare “a passi piccoli”?

Non è così importante dove arrivare. L’importante è arrivarci felici. A passi piccoli, con intorno le persone giuste. Che sia la cima dell’Everest o il fondo del barile, l’importante sarà esserci arrivati coerenti.

 Restando in tema, che progetti hai? Stai già scrivendo cose nuove? Raccontaci tutto.

Adesso stiamo portando in giro Il lupo cattivo. Ci piace tanto raccontare queste storie. Ogni concerto è un’esperienza diversa, un bosco nuovo da attraversare con persone differenti ed ogni volta è un’emozione che ci entusiasma. Poi ci rimetteremo a scrivere qualcosa di nuovo ma c’è tempo e non c’è fretta!

Dove possiamo ascoltarti dal vivo? Sicuramente non mancheremo.

Le prossime date sono un po’ in giro per l’Italia, potete tenerle sott’occhio sul sito di Locusta. A Roma ci vediamo il 5 aprile all’Auditorium!

Intervista a cura di Adriana Santovito

Fotogallery a cura di Giusy Chiumenti