Intervista a Il Cairo: tra Milano e il mare

di Giorgia Bacis

Luca Zaliani in arte IL CAIRO è un cantautore milanese classe ’97.

Dopo aver suonato per più di tre anni nei Venticentoquarantotto come chitarrista e seconda voce, pubblicando 3 singoli e un Ep intitolato “Ghisolfa”, nell’estate del 2019 decide di intraprendere un progetto solista con il nome di IL CAIRO.

Alla fine di ottobre di quello stesso anno pubblica il suo primo singolo “Clio 2006“, prodotto da Giuliano Dottori.

A marzo dell’anno seguente esce il secondo singolo “San Siro“, sempre prodotto da Dottori e distribuito da Peer Music Italy.

Dopo il terzo singolo “Posto di Blocco” uscito il a giungo 2020, a distanza di quasi un anno viene pubblicato il primo EP “Scirocco“.

Il disco è ricco di strumenti afrocubani e afrobrasiliani che fanno da accompagnamento a scenari tipicamente milanesi.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare IL CAIRO personalmente in occasione del suo concerto presso lo Spazio Giovani Edoné di Bergamo domenica 15 maggio.

L’intervista

Ciao Luca, innanzitutto grazie mille e molto piacere! Raccontaci, cosa ti ha portato a suonare a Edoné oggi?

Suono da un po’ di anni in realtà, ma non nasco come solista. Ho avuto diversi progetti anche come membro di una band, che però si sono sciolti per vari motivi.

Ad un certo punto ho deciso di intraprendere un progetto da solo perchè avevo una serie di canzoni che non erano giuste per il gruppo ma che erano perfette per altro.

Ero già molto amico di Giuliano Dottori che quindi mi ha chiesto di mandargli qualche pezzo per vedere cosa sarebbe potuto venire fuori e da lì siamo partiti con quello che oggi sono “Scirocco” e l’album che abbiamo appena completato.

Quindi ora sei in tour con l’EP:

Esatto! L’EP è uscito l’estate scorsa ed ero partito con un mini tour che è stato interrotto perchè mi sono rotto la spalla e non ho potuto continuare.

Poi c’è stato un altro lockdown che ha fermato nuovamente la musica dal vivo e non ho mai avuto veramente l’occasione di portarlo in giro.

Siccome non ho potuto suonarlo come avrei voluto, ora siamo in tour con questa soluzione ridotta in duo e non con tutta la band. Questa scelta è dettata da un fattore di praticità e sostenibilità principalmente.

Abbiamo destrutturato il live e i pezzi sono in una chiave molto diversa da come si sentono nell’EP, più elettronica.

Io sono uno che soffre un po’ vedere i pezzi invecchiare e quindi già dopo un anno ho sentito il bisogno di reinterpretare quello che avevo fatto per “Scirocco”.

Quindi c’è stato un passaggio abbastanza netto tra le sonorità del disco e quelle dei live: nel disco si notano suoni più afrocubani o afrobrasialiani molto interessanti, che entrano quasi in contrapposizione con i temi dei tuoi testi che ritraggono spesso Milano. Vuoi raccontarci meglio questa scelta?

Recentemente mi sono molto appassionato alla musica sudamericana in generale, ma anche africana.

Ho iniziato a suonare percussioni provenienti da tutto il mondo e questo mi ha influenzato molto nella scrittura del disco.

Questo sguardo verso il Sudamerica e l’Africa rispecchia molto il mio modo di comporre perchè sono uno che si proietta molto altrove, soprattutto a livello sonoro, però alla fine parlo sempre di Milano.

Cerco di andarmene via ma alla fine parlo sempre della mia città e quindi in me c’è l’unione di questi due aspetti che sembrano così diversi ma che in realtà coesistono.

Un’altra cosa che ho notato nell’EP è che fai moltissimi riferimenti al mare, come mai?

Io sono nato e cresciuto a Milano da genitori Milanesi ma in realtà ho origini un po’ in tutta Italia, tra cui in Puglia di cui vado molto fiero.

Ho passato però sempre tutte le mie estati al mare e quindi ho con lui un legame molto profondo che entra moltissimo nella scrittura.

I miei inverni sono sempre vissuti in funzione del mare, per cui questo mondo mediterraneo e il mare mi ispirano da sempre.

Anche il tuo nome d’arte ha a che fare con il mare?

Sì è tutto abbastanza collegato.

Quando ho iniziato questo progetto cercavo un nome che racchiudesse tutti gli interessi di cui abbiamo parlato fino ad ora. In più era un periodo in cui si parlava, forse più che adesso, dei naufragi nel Mediterraneo che hanno coinvolto tantissime persone migranti.

È un argomento che mi sta molto a cuore e proprio dopo l’ennesimo episodio di naufragio mi sono messo di fronte all’atlante e ho provato a tirare una riga che seguisse tutta l’Italia fino all’altra parte del Mediterraneo.

Come a cercare proprio cosa ci fosse dall’altro lato di questo mare.

E ho trovato perfettamente Il Cairo.

Ultima domanda: il tuo genere viene definito come “pop mediterraneo“. È un’espressione tua? Ti è stato detto da qualcuno?

Mi è stato detto da un caro amico.

Non sapevo come definire il mio genere musicale nonostante io sia uno molto onnivoro di ascolti: dal rap, al rock, all’afro…

Per cui non sapevo bene dove infilarmi e questa definizione di “pop mediterraneo” in realtà cade a pennello e racchiude proprio tutti gli elementi della mia musica: l’aspetto marittimo, quello afro e quello italiano.

il cairo

Ora il tour de IL CAIRO prosegue in giro per l’Italia in queste date:

11 giugno – Canegrate (MI), Ül Caminett’
13 giugno – Savignano sul Rubicone (FC), Podere Bislacco
25 giugno – Como, Ostello Bello – wow music festival
16 luglio – Laveno-Mombello (VA), Alborelle Festival

Aspettatevi un live intimo, sincero e ricco di sonorità elettroniche come raccontatoci da Luca.

Se volete un assaggio di quello che vi aspetta, qui potete ascoltare “Scirocco.

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