Intervista a Ghigo Renzulli: Una vita con sei corde sotto le dita.

Ghigo Renzulli, storico chitarrista dei Litfiba, è senza dubbio uno dei volti più noti della musica Italiana. Dal 1983 (e già da prima), anno che vide l’uscita del primo album della rock band Italica, Renzulli si mostra come mente, e non solo braccio, di uno dei gruppi più emblematici del rock Italiano.

Oggi, nel 2018, la sua carriera non si è ancora esaurita ma procede, anzi, a gonfie vele. Nelle 12 domande di questa intervista potrete trovare tutte le informazioni utili a conoscere il Ghigo musicista. Dal background musicale, i gusti, le idee sonore e anche le aspirazioni che, ancora oggi, continuano costantemente a essere presenti, senza tralasciare tra l’altro interessanti analisi sul presente e futuro della musica Italiana.

Enjoy!

 

 

1 – Con l’uscita di Eutopia, ultimo lavoro dei Litfiba, è stato inclusa nella versione vinile una traccia bonus di tua composizione e interamente strumentale , “La danza di minerva”. Sono sempre più i chitarristi, al giorno d’oggi, che si cimentano in lavori solisti anche al di fuori dei contesti con cui sono riusciti a trovare la notorietà. Hai mai pensato di intraprendere la carriera solista e iniziare a produrre album di tua fattura lontano dal contesto Litfiba?

Si.. ci ho pensato spesso, anche se poi, musicalmente, non si discosterebbe molto, dato che il mio stile compositivo, semplice e melodico, e’ molto riconoscibile e caratteristico. Sicuramente ci sarebbero meno compromessi..non dovendo inserire una voce avrei molta più libertà stilistica, creativa, espressiva e compositiva.

Andando avanti con l’età accarezzo sempre di più l’idea. Può essere che lo faccia!

2 – Quali sono i generi e le band che più hanno influito nella costruzione della personalità musicale di “Ghigo Renzulli”?

Io sono nato con il Blues, i miei miti erano BBKing e Sam Lightning Hopkins, dopo sono approdato alla musica Folk e Country di Pete Seeger e al Classic Rock degli anni settanta.

3 – Tutti i giovani musicisti hanno avuto, ai loro esordi, artisti e album che hanno lasciato un segno indelebile nella propria anima. Hai un album o artista in particolare che ricordi a cui eri particolarmente legato agli inizi della tua vita musicale?

Ho già risposto nella domanda precedente per le primissime influenze …quelle più Rock sono state i Creedence Clearwater Revival, i Quicksilver Messenger Service, Jimy Hendrix, Deep Purple e chiaramente Led Zeppelin, Black Sabbath e Company. Ma il chitarrista che piu’ ho amato in assoluto e’ stato John Cipollina dei QMS.

4 – Al giorno d’oggi, nonostante i riflettori dei grandi palchi siano principalmente puntati sulla scena pop, il rock e il metal brulicano di nuove band e artisti di valore. Vi sono artisti in particolare (internazionali e non), provenienti dalla contemporaneità, che ti hanno colpito particolarmente e che segui con interesse?

Mi piace la scena musicale del Nord Europa, in particolare i Delain. Anche se il Rock e il Metal non sono i soli generi musicali che seguo.

5 – Ogni musicista ha un suo sancta sanctorum, dei riti particolari, dei momenti o luoghi magici in cui le idee vengono convogliate dal profondo dell’anima direttamente sullo strumento divenendo musica. Hai dei riti, luoghi o momenti particolari in cui preferisci comporre o che facilitano la tua stesura di idee?

Non in particolare…Io , in genere, compongo senza strumento ma con la mia voce, canticchiandomi le parti musicali e a volte vocali che poi mi affretto a registrare su un semplicissimo registratore palmare. Una volta usavo un Sony a cassetta, ora un Alesis digitale.

Poi trasferisco queste idee nel mio archivio e le lascio li…a volte le sviluppo immediatamente, a volte anche dopo diversi anni…dipende da cosa devo fare.

 

6 – Domanda più tecnica di profondo interesse per tutti i chitarristi che leggeranno l’intervista. Grazie alla tecnologia anche il mondo musicale ha avuto grandi salti in avanti, in particolare nel contesto dell’effettistica. Oggi sono sempre più i musicisti che ritrovano nell’effettistica digitale (effetti a rac, pedaliere multieffetto) la stessa soddisfazione che, un tempo, l’artista trovava nell’uso di singoli pedali analogici. Qual è il piano su cui si pone Ghigo Renzulli? Affezionato al vecchio approccio o aperto alle nuove frontiere musicali? E perché?

Mah… in realtà la nuova effettistica è di qualità molto inferiore rispetto a quella del passato. Prima vi erano macchine meravigliose, ora la maggior parte dell’effettistica è molto consumer, per contenere i costi e stare sul mercato. Il risultato è un generale impoverimento dei suoni moderni. Sono meno belli, dinamici e coinvolgenti. I suoni chitarristici rimasti nella storia appartengono al passato, non al presente. I Rack effetti esistevano già 40 anni fa esattamente come i pedalini…sono sempre i soliti…prima erano made in USA con componenti di alta qualità, ora sono made in China con componenti di qualità Cheap. Io personalmente ho usato un bel rack effetti Fino al 1988, quando suonai per la seconda volta al Festival di Bourges. Dopo il concerto venne a salutarmi il più grosso fonico francese che mi consigliò di buttare via tutto e suonare puro, chitarra ed amplificatore. Secondo lui avevo uno stile e un tocco chitarristico molto personale e i rack effetti oscuravano questa personalità. Ho seguito il suo consiglio a cominciare dal 1989.

 

7 – Parliamo di chitarre. Ogni musicista ha il suo strumento prediletto con cui ha sempre un feeling inimitabile. Del tuo intero set qual è lo strumento a cui sei più affezionato e che prediligi suonare?

In realtà ne ho diversi , ma quando imbraccio le mie due Fender Stratocaster Bianca & Rossa mi sento subito a mio agio. Idem con la mia vecchia Gibson del 1978,mi fa sentire a casa mia. Ho anche molte altre chitarre, molto più blasonate e costose ma le mie preferite si mangiano le altre a pranzo, cena e colazione.

 

8 – Il panorama rock e metal Italiano sembra, ormai, ben lontano dai fasti di un tempo. Abbiamo avuto tra le nostre fila band come i tuoi Litfiba, P.F.M, Banco del mutuo soccorso, Orme e tanti altri che, per anni, hanno tenuto alta la bandiera del rock Italiano. Oggi i personaggi di spicco nostrani, nel genere, sono sempre meno nonostante il grande numero di musicisti validi e di nuove leve. A cosa imputi questo stato di abbandono della scena rock e metal Italiana?

Al cambio della società odierna…viviamo un una società più omologata dalla rete e meno individualista dove è più difficile che vengano fuori personalità artistiche.

 

9 – Credi sia possibile, per una giovane band Italiana, riuscire ad emergere? Credi sia per ciò necessario affidarsi unicamente al mercato estero o anche per il nostro paese vi è una speranza?

La storiella del mercato estero è una grande bufala…gli Americani e gli Inglesi , avendo inventato loro il rock, considerano il rock italiano come musica di serie B. L’unica cosa che accettano e stimano di noi è il Pop melodico o la Musica Classica. Purtroppo il rock in Italia, specialmente oggi, è molto poco seguito dalla massa. Per i giovani rockers, che non si sono ancora fatti un nome, è un grosso problema .

 

10 – Cosa consiglieresti a tutti i giovani musicisti che al giorno d’oggi tentano di emergere nella nostra nazione?

•  Dare un consiglio è dura…auguro a tutti un grosso in bocca al lupo, sperando che crepi.

 

11 – Domanda molto particolare. Molti artisti, soprattutto internazionali, tendono a creare dopo il successo loro personali label e case discografiche. Hai mai pensato di fondare una tua casa discografica e sfruttare i tuoi mezzi per riportare in auge il rock nella nostra Nazione?

Ho pensato anche a questo, e probabilmente lo farò, ma seguirei un filone di musica “ Colta “ indipendentemente dal genere musicale.

 

12 – La copertina di Gennaio della rivista “Rolling Stones” riportava le forti dichiarazioni del “cantante” rap Sfera Ebbasta il quale, con forza, affermava come ormai i rapper siano divenuti i rocker dell’era moderna, scatenando tra l’altro l’ira di molti musicisti. Ti sentiresti di dargli ragione? Come risponderesti a una simile dichiarazione?

Che ti devo dire ? Dal mio punto di vista, ha abbastanza ragione. Il rock è diventato ultimamente molto piu’ “Borghese” e molta “ Chiacchera e Distintivo “ perdendo le caratteristiche per cui era nato. Il Rock è uno stile e una scelta di vita, un modo di essere e di pensare e non basta fare le corna, fare le smorfie e tirare fuori la lingua per essere Rock. Tutto questo ha contribuito a impoverire il messaggio musicale del Rock e il grosso pubblico di conseguenza se ne disinteressa. I Rappers, forse, almeno per ora, sono più veri e vissuti.

Di seguito il video de “La Danza di Minerva”, omaggio al compianto Carlo Umberto Rossi recentemente scomparso, le tastiere sono suonate da Davide “Boosta” di Leo dei Subsonica:

Lorenzo Natali

Ph – Massimo Tuzio

Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2018-02-14T23:31:12+00:00 14 febbraio 2018|Interviste|0 Commenti