Intervista a Federico Zampaglione dei Tiromancino in partenza con il “Fino a qui tour”

Federico Zampaglione (Tiromancino): “Assisterete al nostro miglior concerto di sempre!”

Partirà il prossimo 19 gennaio (data zero) da San Benedetto del Tronto il nuovo tour dei Tiromancino: la band calcherà i palchi dei principali teatri italiani (il 31 gennaio sarà la volta dell’Augusteo a Napoli) per presentare al pubblico il suo ultimo progetto discografico “Fino a qui” e molti altri brani del suo repertorio, diventati ormai dei veri e propri classici della musica italiana. Per l’occasione abbiamo intervistato il leader Federico Zampaglione, il quale assicura uno show pieno di sorprese ed ospiti d’onore.

Ciao Federico, benvenuto su Inside Music, la webzine che ti porta nel cuore della musica!
Ciao, grazie per la calorosa accoglienza!

“Fino a qui” non è soltanto una semplice raccolta dei vostri brani più significativi, ma un diario che racchiude pensieri, emozioni e ricordi. Ti va di raccontarci quella che è stata la genesi di questo progetto?
Volentieri, la genesi è stata abbastanza spontanea, l’intenzione era quella di andare a recuperare tutte le nostre canzoni del passato per fare il cosiddetto punto della situazione, in questi anni abbiamo scritto davvero tanta roba e volevamo riprendere questo materiale ed aggiornarlo, anche perché la mia tonalità vocale è cambiata nel tempo. Inoltre, riproporre i nostri brani nella loro versione originale avrebbe significato rilasciare semplicemente un “Best of”, così abbiamo deciso di chiamare questi grandi nomi al fine di rinnovare i nostri pezzi e di rivisitarli anche in maniera più sperimentale, magari tenendo conto delle caratteristiche dell’ospite.

Gli artisti che duettano con te all’interno del disco sono amici ancor prima che colleghi. Come sono nate queste collaborazioni, o più precisamente com’è avvenuto l’accoppiamento traccia-ospite?
Si è trattato di un processo piuttosto semplice, gli artisti sono venuti a cantare con il cuore perché avevano rispetto per il mio lavoro, amavano dei brani in particolare e, dunque, ho proposto loro proprio quei pezzi: una canzone deve piacerti per poterla interpretare bene, deve rappresentare qualcosa oppure avere un significato altrimenti diventa un processo meccanico. È stato davvero piacevole collaborare a trecentosessanta gradi con artisti completamente diversi tra loro e penso sia stato un bel riconoscimento al di là di tutte le logiche e le classifiche.

Hai idealmente diviso la tua opera in quattro capitoli: Sun Side, Soul Side, Wild Side e Intimate Side. Secondo quale criterio hai realizzato questa suddivisione e che cosa rappresentano questi quattro blocchi?
Rappresentano quattro tipi di atmosfera, quattro diversi mood di questo lavoro che si sonda in varie forme, abbiamo cercato di variare la nostra proposta musicale e far conoscere aspetti sempre diversi, non riproponendo mai la stessa tipologia di brano, passiamo dalla ballata al pezzo latino, come nel caso del nostro ultimo singolo “Sale, amore e vento”, quindi c’è molta libertà espressiva. Queste quattro sezioni, dunque, diventano quattro blocchi che dialogano tra loro.

Questa sorta di viaggio nel tempo ha inizio nel 2000, anno di uscita del vostro quinto album in studio “La descrizione di un attimo”. Si tratta di una sorta di lavoro spartiacque per la vostra carriera?
Esattamente, c’è un prima e un dopo quel disco, negli anni novanta avevamo intrapreso un percorso indie, dove per indie s’intende il vero indie, ovvero senza social network e con il solo “passaparola” come mezzo, in cui si andava in giro col furgone a suonare cercando porta a porta di conquistare un po’ di pubblico. Con “La descrizione di un attimo” siamo riusciti ad arrivare ad un pubblico più vasto, è la stessa strada che stanno percorrendo molti personaggi dell’indie di oggi,

“Sono sempre stato la via di mezzo tra il pop e l’indie”, hai dichiarato in una tua recente intervista. In questo senso, la partecipazione di Calcutta, Mannarino e Thegiornalisti ci fanno intendere la tua posizione favorevole nei confronti dell’esplosione di questa nuova leva cantautorale…
Assolutamente, questi nomi sono fondamentali, provenendo dal panorama indipendente, in cui si gode di maggiore libertà di sperimentazione, hanno apportato importanti novità anche nel pop, che senza questo ricambio subirebbe una battuta d’arresto. Mi schiero sempre a favore di queste realtà e quando mi capita di scoprirle in fase embrionale non manco mai di promuoverle.

Il featuring più emozionante è quello con tua figlia Linda, che canta una piccola parte di “Immagini che lasciano il segno”, brano che parla proprio di come la sua  nascita abbia cambiato la tua vita. Quanto è stato difficile far convivere le emozioni di padre e la professionalità del musicista?
Moltissimo perché quando ho visto mia figlia con le cuffie cantare questa canzone mi sono inevitabilmente emozionato, però lei si è appassionata sin da subito e ha interpretato il pezzo in maniera molto naturale. C’è stata anche molta soddisfazione perché non è da tutti i bambini mettersi al microfono e riuscire ad esprimersi al meglio, lei lo ha realizzato come se facesse questo mestiere da una vita e per me è stata una gioia immensa.

Il tuo romanzo “Dove tutto è a metà”, scritto a quattro mani con Giacomo Gensini, è ambientato nella attuale scena musicale alternativa romana. Com’è cambiata la musica in questo ventennio?
Roma è un po’ pigra, prima sforna tante novità, poi s’addormenta e rimane in letargo per un bel po’, però quando si sveglia riparte sempre alla grande: circa vent’anni fa c’era la generazione dei Tiromancino, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Max Gazzè ecc. In seguito c’è stato un grosso vuoto, mentre adesso è tornata a sfornare tutta questa nuova scena cantautorale molto valida, i Thegiornalisti, Calcutta, Gazzelle ecc.

A breve partirà il vostro tour nei più importanti teatri italiani, dove sarete affiancati da una vera e propria orchestra. Per la tappa napoletana del 31 gennaio, organizzata in collaborazione con Veragency, dobbiamo aspettarci delle sorprese?
Ci saranno sicuramente piacevoli sorprese, assisterete al nostro miglior concerto di sempre, all’insegna di una grandissima ricerca musicale, daremo spazio anche all’improvvisazione, spesso cambieremo registro, si passerà da momenti acustici a momenti elettronici, non sarà affatto un concerto di solo stampo cantautorale, ma che vi trasporterà in una dimensione molto più aperta e sperimentale, dove le canzoni emergeranno alla grande.

Sei un bluesman e questa è la terra di Pino Daniele, magari un omaggio a lui ricordando anche l’anniversario della sua precoce scomparsa?
Proprio l’altro giorno su Facebook ho postato una mia cover di “Che soddisfazione”, chissà…magari! Pino è sempre nel mio cuore, è stato un amico, un musicista, un maestro ed un ispiratore, uno degli artisti più importanti di tutti i tempi, inventore di uno stile e di un linguaggio, diffusore di tanta musica proveniente dall’estero.

Questa era la mia ultima domanda, ti saluto e ti ringrazio per l’immensa disponibilità. Concludo questa piacevolissima chiacchierata augurandovi un grosso in bocca al lupo!
Grazie a te, vi aspetto in tour!

Intervista a cura di Lorenzo Scuotto

Lorenzo Scuotto

Partenopeo DOC classe 1995 con una spiccata passione per lo sport e per la musica. Assiduo frequentatore di concerti, live reporter a tutto tondo, si occupa anche di recensioni ed interviste. Nel tempo libero si diletta a suonare la tastiera da autodidatta.

2019-01-08T23:03:42+00:00 8 Gennaio 2019|Interviste|0 Commenti