Intervista al Maestro Pellegrini: il suo album sincero e Fragile

di InsideMusic

E’ uscito il 16 ottobre Inattaccabile, singolo estratto dall’ EP Fragile Vol. 2 del Maestro Pellegrini, chitarrista degli Zen Circus.

L’album completo dal titolo Fragile, composto dai due EP (Volume 1 e 2), uscirà sulle piattaforme di streaming il prossimo 27 novembre, ma è già disponibile in formato fisico negli stores.

In questa intervista il Maestro Pellegrini ci ha guidati nell’ascolto del suo nuovo brano, svelandoci il suo lato più intimo e familiare, partendo dalla descrizione del rapporto con sua sorella Chiara, ai suoi occhi forte e Inattaccabile, alla quale è dedicata la canzone.

cover fragile

Inattaccabile è un ritratto di tua sorella Chiara: per lei è stata una sorpresa questa canzone?

Non se lo immaginava assolutamente, è stata molto sorpresa perché dentro al testo c’è tanto di noi due e della nostra infanzia. Nella prima parte ci sono ricordi vari di quando eravamo piccoli ed eravamo molto legati, dato che abbiamo solo tre anni e mezzo di differenza.

Quando poi Chiara ha finito le superiori ha deciso di andare a studiare all’estero e ci siamo visti un po’ meno di frequente; infatti, nel ritornello, affronto la tematica della distanza e del distacco e di quanto questo non abbia cambiato le nostre abitudini e il modo di vivere, che sono molto simili.

Per realizzare il video, diretto da Valentina Cipriani, sono state utilizzate alcune immagini tratte da vostri momenti di intimità familiare oltre a quelle più recenti che raccontano del vostro legame a distanza; come cambiano i rapporti tra fratelli da adulti?

È mutato perché ci siamo visti molto meno negli ultimi anni e quindi c’è sempre il timore che la complicità non sia più la stessa, ma in realtà ogni volta ci accorgiamo che non siamo cambiati più di tanto, pur avendo caratteri molto diversi.

Ecco perché il titolo del disco è Fragile, che rappresenta la mia personalità; mentre Inattaccabile rappresenta il carattere di mia sorella Chiara.

Quindi possiamo dire che hai usato i titoli per definire i tratti essenziali del vostro carattere?

Sì, esatto, c’è un po’ questa contrapposizione caratteriale nei termini ma, in realtà, il messaggio che volevo dare è che, invece, tutto ciò che è esperienziale ci ha sempre accomunato e lo fa tuttora.

Nella canzone si respira un mix tra nostalgia e tenerezza; sembra che attraverso la descrizione di tua sorella voglia farti conoscere più intimamente dal pubblico; era questo il tuo intento?

Assolutamente sì, sentivo il bisogno di raccontare me stesso, le mie esperienze e la mia vita al pubblico perché è una cosa che non ho mai fatto finora, nonostante faccia questo lavoro da un po’ di anni. SI è rivelata una tappa molto importante in questo momento di crescita personale,

nel quale ho capito che non mi bastava più suonare e arrangiare i pezzi per altri, ma sentivo l’esigenza di raccontare anche la mia vita. Ho pensato: ho 33 anni, lo devo fare adesso o probabilmente non lo farò più!

Essendo un primo disco ci sono finite dentro le esperienze, i momenti di vita e le persone più importanti di questi ultimi anni. Ogni brano parla di una situazione personale, ma anche di

consapevolezze condivise con altri. C’è inoltre la volontà di creare una comfort zone nella quale il musicista tende a rifugiarsi e dalla quale immagina un mondo diverso rispetto a quello in cui viviamo in realtà.

Fai parte, ormai da qualche anno, della band Zen Circus: come si incastra il progetto da solista nell’attività del gruppo?

Io sono il fratellino minore degli Zen Circus, perché sono entrato solo da qualche anno a far parte della band; quindi la band gode di vita propria con o senza di me. Inizialmente io facevo

solo i concerti poi, col tempo, il mio apporto è stato riconosciuto, si è creato un legame particolare che si è tradotto nel mio ingresso nell’organico ufficiale.

Quando è emersa l’esigenza di portare avanti il mio progetto loro hanno capito, mi hanno sostenuto e continuano a farlo, dandomi la possibilità di poter lavorare sul mio percorso da solista, che non è affatto scontato quando fai parte di una band.

Sono molto fortunato a lavorare con loro.  Va detto anche che avevo programmato l’uscita del disco in un momento in cui gli Zen non erano impegnati in altre attività, ma non è andata così a causa del Covid, se no si sarebbe incastrato tutto molto meglio.

Adesso gli impegni si accavallano e non ti nego che non è facile gestire tutto ma è la mia vita, quindi faccio in modo di non sbagliare città ogni week end (ride)…. Questo è già un buon punto di partenza!

L’album Fragile è uscito diviso in due EP sempre a causa del Covid. Pensi che questo sistema abbia favorito l’ascolto delle tracce?

Oggi funziona così perché il digitale ha cambiato la fruizione della musica e dei dischi; spesso si tende ad ascoltare un brano per volta e quindi c’è la tendenza a far uscire molti singoli che poi diventano un disco.

La mia idea era di far uscire tre brani e poi pubblicare interamente le nove tracce di Fragile. Abbiamo scelto questa via, insieme alla mia etichetta Blackcandy Produzioni, per mettere a disposizione dalla collettività quello che avevo da offrire, ossia la mia musica.

In un momento storico come questo, mi sembrava importante che ognuno mettesse in campo le proprie forze: io avevo delle canzoni pronte da far sentire e mi è sembrato giusto condividerle sui canali digitali e metterle gratuitamente a disposizione di tutti.

Anche il fatto che tu abbia scelto come nome d’arte Maestro indica che la musica è la tua vita….

Questo nome d’arte ha una storia lunga perché mi è stato attribuito durante il tour di Grande Raccordo Animale, il secondo lavoro da solista di Andrea Appino degli Zen Circus.

È stata la nostra prima collaborazione…. In quel periodo io studiavo molto il fagotto che è un altro strumento che suono, oltre alla chitarra. Sto ultimando il percorso al conservatorio e dovrei diplomarmi entro febbraio 2022 in questo strumento a fiato un po’ particolare.

In quel tour lo suonavo anche dal vivo, quindi studiavo nei camerini; allora Andrea iniziò a darmi questo soprannome dal significato ambivalente perché da una parte vuole essere ironico, e dall’altra racconta il mio percorso artistico, che è anche accademico, cosa che mi

caratterizza e non è così usuale nel nostro mondo. Anche il pubblico ha iniziato a chiamarmi così e a quel punto è diventato il mio nome d’arte.

Come pensi si stia evolvendo la musica pop/rock italiana oggi, al di fuori dai live?

È un momento di passaggio. Quando ci sono grosse novità a livello sociale, l’arte si adatta, cambia, perché ha bisogno di raccontare qualcosa di diverso; anche la realtà è diversa da quella di due anni fa, quando è uscita l’ultima ondata di indie/pop italiano.

Ora abbiamo di fronte un mondo diverso: le persone vogliono raccontare e vogliono anche ascoltare cose diverse… Sicuramente ci sarà un cambiamento, esattamente di che tipo non riesco ancora ad intuirlo. Spero solo che questo cambiamento sia dovuto ad una sincera ricerca degli artisti che poi lo attueranno.

L’arte secondo me deve essere sincera, quando non lo è non mi piace.

A cura di Alessia Andreon

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