Intervista ai Rebel Bit, gruppo vocale di concezione (finalmente) moderna

di Paola Pagni

I Rebel Bit sono un gruppo vocale con base nella provincia di Cuneo. Hanno già all’attivo un disco, una partecipazione a Italia’s Got Talent, 5 nomination ai Contemporary A Cappella Recording Awards di Boston e 5 A Cappella Video Awards (Los Angeles).

Eppure, come recita un antico detto: nemo propheta in patria. Motivo per cui nella loro Italia si fa fatica anche a descrivere il loro genere, senza incappare in assurdi paragoni.

Perché alla fine è questa la verità: se pensiamo ad un gruppo a cappella in Italia, la nostra conoscenza si ferma ai Neri per Caso.

Invece con i Rebel Bit si scopre che i gruppi vocali sono un mondo sonoro in continua evoluzione, loro ad esempio fanno ampio uso dell’elettronica, ed il loro lavoro musicale trova molta gratificazione all’estero, ma ancora poco riconoscimento in Italia.

Abbiamo parlato anche di questo, scambiando qualche battuta con Lorenzo Subrizi, cofondatore della band.

Intervista ai Rebel Bit

Partiamo con l’artiglieria pesante: 5 nomination ai Contemporary A Cappella Recording Awards di Boston e 5 A Cappella Video Awards (Los Angeles), e in Italia non ci sono riconoscimenti del genere…

Assolutamente no. Certo quelli che hai citato sono un po’ come i Grammy Awards e sono quindi internazionali. Diciamo che in Italia manca una sorta di David di Donatello per la musica a cappella. Ma secondo me è proprio un discorso di retaggio: noi siamo molto ancorati alla musica classica, corale, legata a questo genere. Solo negli ultimi anni ci siamo aperti ad una visione più moderna della musica vocale.

“Come” è un titolo da leggere a discrezione in lingua Italiana o in Inglese, perché questa doppia interpretazione?

Come ti dicevo prima, noi funzioniamo molto all’estero ed anche le nostre canzoni spesso sono in inglese. In parte quindi è dovuto a quello, ed in parte perché abbiamo preso a riferimento Trusty and True di Damien Rice, che abbiamo inserito come cover nell’album: ripete quel “come”, che per noi assume il significato di ” vieni con noi e vedi come possiamo cambiare”

Tornando in Italia, avete anche partecipato ad Italia’s Got Talent: che tipo di esperienza è stata?

C’è da dire che l’approccio al mondo televisivo è molto stimolante. Da un punto di vista emotivo è stato molto bello, ma più che l’esibizione in sé, direi il dopo. La risposta del pubblico ci ha fatto capire che stavamo andando nella giusta direzione, il che sembra una cosa scontata, ma non lo è. Soprattutto a livello locale, in Piemonte, c’è stato un riscontro molto grande: abbiamo avuto un sacco di feedback positivi. Alla fine è stato anche questo che ci ha dato lo stimolo per lavorare ad un nuovo album

Andando ancora più indietro, come siete diventati un gruppo vocale?

Tre di noi hanno studiato nello stesso liceo musicale a Cuneo, che era l’unico liceo musicale effettivo in Italia ed infatti era un progetto sperimentale. Li studiavamo e cantavamo in un coro ed è così che è partito tutto. Siamo passati alla musica vocale moderna già dal liceo, poi abbiamo continuato gli studi nelle varie accademie, e successivamente ci siamo specializzati in musica vocale moderna. Per noi è stata soprattutto una passione solo negli anni poi, abbiamo capito che eravamo tra i pochi a farlo. Questo da una parte può essere un vantaggio, ma di contro c’è che nessuno sa quello che fai, e spiegarlo talvolta è difficile, soprattutto a livello commerciale.

Beh anche perché in Italia se si parla di gruppo vocale si pensa solo ai Neri Per Caso

Che non sono nemmeno poi così recenti, si parla di 25 anni fa! (ridiamo) C’è anche da dire che nell’immediato passato, primi anni duemila, forse il nostro era un genere più considerato. Ultimamente invece molto meno. Però è anche vero che in Italia, negli ultimi anni, si stanno formando molti gruppi giovani, e questo lo trovo un segnale di apertura positivo. Quindi abbiamo cercato volutamente di andare un po’ oltre da quella che è appunto la tradizione, aggiungendo l’innovazione della musica elettronica. Nei nostri spettacoli c’è sempre quello che noi chiamiamo “il quinto elemento del gruppo” che è Andrea Trona, il nostro sound designer: lui si occupa di tutto il mondo elettronico. Molte cose le fa dal vivo mentre altre le compone lui prima appositamente per l’occasione. Così siamo riusciti a creare questo connubio originale.

Nell’ ep compare una cover di “Toccaterra”, in una particolare rivisitazione tra sperimentazione elettronica e musica vocale, il brano di Emma Nolde. Come mai questa scelta così particolare?

In generale noi cerchiamo sempre di scegliere brani a seconda di quella che è un’esigenza personale, oppure legata a quello che vogliamo trasmettere. Nello specifico, nell’album parliamo di cambiamento e quindi abbiamo cercato i brani che rispecchiassero questa idea.

Solitamente non scegliamo tra autori più o meno famosi ma tra brani più particolari, quelli in cui troviamo più facilmente quello che cerchiamo.

Emma Nolde è un’artista pazzesca, che abbiamo conosciuto l’anno scorso, e che Giulia Cavallera ha sentito subito vicina a quello che voleva tramettere, soprattutto in un brano come Toccaterra. Siamo rimasti sorpresi dal primo ascolto e così abbiamo deciso di mettere questo brano nell’album.

Invece un brano come “Walk on water” dei 30 Seconds to Mars come ci è finito?

Walk on water è un’eccezione nel nostro repertorio: l’abbiamo fatta per partecipare ad un festival, 2 anni fa, che ci ha visto collaborare con un coro di 60 persone provenienti da tutto il mondo, tra cui alcuni membri dei gruppi vocali più famosi nel mondo. Un pezzo molto epico perché era proprio quello che ci serviva per l’occasione.

Prossimi step sono quindi i live?

In realtà abbiamo già fatto diverse date, poi faremo altre cose sotto natale e poi…beh per l’anno prossimo è tutto un punto interrogativo, come puoi immaginare. Di certo a metà del 2022 saremo sul palco insieme ad un coro di 50 bambini: un concerto molto particolare con la scuola di musica per cui lavoriamo.

0

Potrebbe interessarti