“SUMO” è il titolo del nuovo album di inediti del MANAGEMENT, uscito il 13 novembre per Full Heads/distr. Believe/Audioglobe. Si tratta del quinto album in studio della band composta da Luca Romagnoli (voce e testi) e Marco di Nardo (chitarra e compositore), già noti come Management del Dolore Post-Operatorio. Dopo quattro album in studio che hanno fatto del Management un nome di riferimento del movimento ‘indie’ italiano, la band è ora pronta per una nuova stagione artistica e poetica, con la netta volontà di distaccarsi da categorie e da un immaginario ormai non più rappresentativo.

Ci siamo fatti una bella chiacchierata, buona lettura!

Come nasce SUMO e perché questo nome?

Luca: ‘’Sumo’’ è nato in maniera del tutto naturale, abbiamo scritto le canzoni confrontandoci per due anni in cui abbiamo cercato di raggiungere la nostra maturazione a livello personale e artistico. Così abbiamo tirato fuori un lavoro molto introspettivo, che fa ancora male a sentirlo.

Il titolo si ispira ad un lottatore che è il tempo, ma si tratta di una questione intima: anche se è un disco malinconico si nota come non ci sia una rassegnazione alle cose della vita, come alla morte.

Il senso di finitudine che abbiamo nella vita però, ci permette di essere poetici.

Come è stato tornare sulle melodie e sulla composizione?

Marco: È stato sicuramente molto divertente, essendo la cosa che amiamo più fare. Io scrivo le canzoni e le passo a Luca che ci mette il testo. Abbiamo perciò portato avanti il nostro metodo di scrittura e creato il disco, giungendo a circa cinquanta pezzi..

Luca: Sì, a me serve ispirazione, non riesco a scrivere brani in maniera meccanica. Scrivo in modalità ritmica – anche se non sono un rapper – e con Marco mi piace riuscire a tirare fuori i nostri mille mondi e condensarli in dei brani, lasciarmi trasportare. Raccontare così la sommatoria delle nostre emozioni.

In questo disco chi vi ascolta da tempo nota come siate passati dalle urla ai sussurri; è frutto del vostro esser cresciuti o del fatto di essere passati dal Management del dolore post operatorio al Management?

Luca: Sicuramente siamo cresciuti, è ovvio..ma ti faccio un esempio: se guardi un film horror e l’assassino ti dice che sta per ammazzarti, è più spaventoso se urla o se sussurra? Sicuramente il secondo. Questo perché le emozioni, a volte, se sussurrate e pesate bene fanno molto più male. Per ‘’Come la luna’’ ad esempio la svolta c’è stata solo quando abbiamo capito che andava fatta in acustico, senza orpelli, per arrivare dritta al cuore. La stanza buia delle emozioni, infatti, deve essere esplorata in un certo modo. Riguardo al nostro cambiare, abbiamo voluto lasciarci alle spalle il nostro immaginario del passato, volutamente. E mi viene da pensare ad una sorta di segno dall’alto che mi è arrivata qualche giorno fa. Ho visto la foto di un santo – e per santo intendo Frank Zappa – con una sua citazione che recitava così: ‘’MI SONO STANCATO DI SENTIRE GENTE CHE APPLAUDE PER IL MOTIVO SBAGLIATO’’. Quando un gruppo cambia e cresce, vorrebbe che il pubblico applaudisse per la profondità dei testi, piuttosto che arrangiamenti e scrittura musicale e non perché si è fatto conoscere per la sua stravaganza.

E fate bene ad essere sempre voi stessi!

Luca: Beh, sì abbiamo scelto di non fingere di essere sempre giovani, di evitare di fare il lifting alle nostre emozioni. Le fasi si devono passare per forza. Io a 80 anni – se ci arrivo – voglio cantare come Gino Paoli, con la sedia e il whiskey, non con le zeppe come i Kiss!

Avete deciso di presentare il disco con una citazione dalle quartine di Patrizia Valduga:

“IO SONO SEMPRE STATA COME SONO

 ANCHE QUANDO NON ERO COME SONO

 E NESSUNO SAPRÀ’ MAI COME SONO

 PERCHÉ’ NON SONO SOLO COME SONO”.

Come nasce l’incontro con tale brano?

Luca: Rimasi folgorato da questo pensiero in relazione al cambio di nome e alle potenziali critiche. Però facendo una piccola parentesi: tante band anni ’70 che amiamo fecero lo stesso passo senza che succedesse troppo caos – pensa al Banco del mutuo soccorso, divenuto poi solo Banco – e volevamo dire che il dolore post operatorio non è scomparso, è entrato nell’intimo delle canzoni. E queste quartine, scritte da una poetessa molto importante, racchiudono il senso della nostra identità. Noi siamo mille cose, non solo l’apparenza esterna. Si cambia ma siamo sempre gli stessi, il divenire è la vita.

Ci raccontate qualche esperienza divertente sui palchi?

Marco: Beh il Primo Maggio di Roma, le serate al Circolo degli Artisti, lo Sziget..

Voi che siete tra i fautori dell’indie alternativo, che ne pensate dell’indie di oggi?

Luca: credo sia tutto bello e che ognuno debba sentirsi libero di ascoltarsi cosa più gli piace. È bella l’apertura del pop, che si è lasciato influenzare anche dal mondo alternativo, dalla trap ecc. Ecco che la commistione che si è creata fa bene a tutta la musica in generale.

Cosa possiamo aspettarci per i live? E qual è il brano che non vedete l’ora di suonare sui palchi?

Marco: Li faremo tutti, durante un tour che partirà a febbraio. E non vediamo l’ora essendo fermi da due anni.

Prossimi progetti?

Luca: Altri due dischi a stretto giro, siamo stati fermi per troppo tempo.

Com’è l’attesa di tornare sul palco?

Luca: non ce la faccio più.

Marco: Stiamo impazzendo! (Come dice uno dei brani di ‘’Sumo’’.)