Intervista ad Enzo Gentile: un viaggio nel mondo dei tormentoni.

di Paola Pagni

ONDA SU ONDA – Storie e canzoni nell’estate degli italiani” (Zolfo Editore), è il nuovo libro del giornalista e critico musicale ENZO GENTILE che racconta attraverso più di 500 canzoni italiane l’evoluzione dei gusti, delle mode e dei suoni delle hit estive, dagli anni ’60 ad oggi.

Il libro di Enzo Gentile , con la prefazione di CLAUDIO BISIO e la postfazione di ENRICO VANZINA, analizza come nel corso degli anni gli artisti e le loro produzioni si siano intrecciati alla cronaca e alla cultura, facendo da termometro dei tempi e delle tendenze del Paese.

Un racconto che va da Sei diventata nera a Figli delle stelle, da Vamos a la playa a 50 special passando per Sei nell’anima, fino ad arrivare alla più recente Roma-Bangkok con l’intento di osservare, partendo dalla nascita, la percezione e la trasformazione dei tormentoni estivi. Un viaggio accurato, ma mai nostalgico, tra le classifiche e le manifestazioni (come il Cantagiro, il Festivalbar, il Disco per l’estate) che hanno ospitato le hit estive, cantate sia dalle più celebri star del panorama musicale italiano, sia dalle meteore che hanno calcato le scene per una sola estate. 

Ad arricchire ulteriormente il libro, vi sono un inserto fotografico con più di 50 immagini rare o inedite scattate negli anni Sessanta e le testimonianze dirette di centinaia di artisti e interpreti.

Insomma Enzo Gentile, è riuscito in un impresa enorme: quella di recuperare i ricordi collettivi di almeno 4 generazioni, e di raccoglierli in un libro, dipingendo la nostra storia attraverso i colori della musica.

Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Enzo Gentile, in un interessante intervista sul perchè ed il per come di questo lavoro.

Intervista ad Enzo Gentile

Ciao Enzo, grazie mille per essere qui con noi. Questo Onda su Onda, almeno visto dall’esterno, assume le sembianze di un lavoro certosino: come ci sei riuscito?

Io amo molto, quando faccio i libri, cercare di condurre delle ricerche, andare un po’ a scavare, insomma fare il lavoro dei giornalisti. Quindi su questo tema, quello dei tormentoni, mi ero accorto che non esistevano degli studi o dei saggi. Ho pensato invece che ci fosse molta più materia su cui indagare ed in effetti avevo ragione. Allora mi sono messo innanzitutto ad individuare un periodo da cui iniziano i tormentoni ad oggi, e l’ho individuato dagli anni ‘60 fino al 2020; poi sono andato a cercarmi le classifiche, i dati di vendita e soprattutto quelli che sono stati gli episodi della vita e del costume in Italia. Ho messo in parallelo delle cifre: quanto vendono i dischi, quanti erano i jukebox, ma anche quanto costava il quotidiano o che cosa succedeva in quel determinato anno. In questo modo uno si trova a disposizione alcuni dati che altrimenti non otterresti. Insomma incrocio un po’ di ricordi, anche un po’ di cronaca ed anche un po’ di vita sociale.

Ci è voluto molto a fare tutto questo?

Devo dire che da questo punto di vista mi ha aiutato molto la “clausura”, perché non si poteva fare niente: né andare ai concerti, al cinema, fuori con gli amici, niente. Così sono stato a casa e mi sono dedicato a questo, che devo dire mi è anche piaciuta come cosa, non l’ho sentita come una forzatura. Poi l’editore mi ha lasciato carta bianca, tanto è vero che sono stato anche un po’ più lungo del previsto: pensavo che mi sarei fermato entro le 300 pagine invece sono arrivato a 400 ! Poi ho trovato tanti spunti, tanti aneddoti così abbiamo fatto un lavoro che poi comprendesse anche le foto etc. Ne è uscito fuori il quadro completo di un periodo storico alla fine.

Avevo già fatto una specie di cernita, avevo già un po’ di materiali, poi però la stesura vera propria è stata tra il primo ed il secondo lockdown, ed io poi ho consegnato tutto tra Febbraio e Marzo 2021.

Secondo te questi tormentoni sono estemporanei o, mettendoli tutti in fila, si riesce a creare una sorta di spaccato della società?

Magari involontariamente, però si vede in maniera abbastanza chiara dall’alto, come fosse una ripresa aerea, come ci sia un filo comune, anche molto stretto, che collega quelle canzoni al periodo di vita ed anche al processo di evoluzione: nell’economia, nei diritti civili, nei modi di comportamento. Per cui negli anni ‘60 per esempio c’è il boom economico, così tra il ’62 ed il’ 63 e c’è una scrittura straordinaria di canzoni cha hanno proprio l’energia, il desiderio di vivere: sono tutte canzoni che si ballano, dove c’è un filo d’ironia che magari gli stessi cantanti in altri periodi non avrebbero avuto. Tutti grandi degli anni sessanta che sono sostanzialmente ancora in attività: Morandi, Orietta Berti, Massimo Ranieri, Patty Pravo. In qualche modo è sorprendente come quel tipo di musica fungesse quasi da allenamento, fosse capace in un certo senso di forgiare il professionista. Dunque le canzoni che cantavano, a loro volta sono rimaste nel repertorio: Azzurro di Celentano, ad esempio, è un pezzo, un tormentone, che sfida gli anni.

Non tutti sono stati così però…

Poi certo, ci sono anche artisti, soprattutto interpreti, che hanno beccato quel pezzo e poi li abbiamo persi di vista. Ti faccio l’esempio di “Lisa dagli occhi blu” di Mario Tessuto che ha avuto un successo straordinario. “Bandiera Gialla” di Gianni Pettenati è un pezzo che è stato molto fortunato, ma poi è rimasto li. Lo stesso “Sole Cuore Amore” di Valeria Rossi, magari non ha avuto lunga vita, però tutti se lo ricordano, e quindi questo è già un grandissimo risultato.

Ci sono alcuni artisti recidivi, forse più tra quelli del passato che ora?

Ci sono proprio degli specialisti, su tutti ricordo ad esempio Edoardo Vianello che faceva canzoni proprio per il juke box, per cantare sulla spiaggia, per ballare tutti insieme. Lui è un classico e considera che fa ancora le serate, fa televisione, è riconosciuto come il re delle canzoni estive. Poi negli anni ‘80 ci sono stati i Righeira e successivamente, un po’ dopo, anche gli 883. Adesso quello dei tormentoni si è trasformato in un vero e proprio mercato: sai già che ogni anno ci sarà Fedez, con o senza J-ax, Giusy Ferreri con o senza Baby K. Ogni anno li ritrovi, perché oggi, ancora più di prima, si sa che i brani non resistono a lungo, la fruizione è molto più veloce, ed è proprio la tipologia di consumo che non ne consente vita lunga. I personaggi però restano: io so già che il prossimo anno, in questa stagione, Takagi e Ketra usciranno con un duetto di qualcuno, anche se gli interpreti magari sono ancora da decidere.

Ti è capitato di ritrovare qualche brano che si è perso nel tempo e dire: cavolo ma questo era fortissimo!

Beh ce ne sono tanti, anche perché sono tanti aspetti che ho isolato e che ho citato, raccontato, e ovviamente in 60 anni molte cose sono passate. Alcuni pezzi sono veramente stati rimossi e dimenticati, non sono tutti dei classici ed in evitabilmente qualcosa si è perso. Per esempio io non mi ricordavo che “Rock n’ roll robot” di Camerini era stato un tormentone estivo, mi ero perso proprio il periodo.

E c’è invece un’artista che secondo te avrebbe meritato più attenzione, oltre al tormentone?

Uno per me è Alan Sorrenti, i cui pezzi li ricordiamo tutti, però se dovessimo dire cosa ha fatto negli ultimi 20-25 anni, diciamo che l’abbiamo un po’ perso per strada. Tra l’altro l’ho sentito di recente, mi ha detto che a settembre uscirà il suo disco, quindi faccio i miei migliori auguri, chissà che non sia una rinascita.

A questo disco è abbinata anche una playlist, un riassunto quindi dei pezzi più significativi: immagino che la scelta sia stata difficile…

Molto difficile, perché ho avuto un limite numerico di una trentina di canzoni che, in 70 anni, non sono nemmeno una per anno. Ho cercato di andare oltre il gusto personale e considerare altre cose, anche in rappresentanza un po’ di tutti gli stili. C’è “Kalimba de luna “perché per quel periodo era un pezzo assolutamente formidabile, c’è “Hanno ucciso l’uomo ragno” degli 883, anche se non è il loro brano migliore, così come “Certe Notti di Ligabue”. Un altro esempio è “50 Special” dei Lunapop: che ti piaccia o no, è un pezzo che c’è, che resterà, che ha fatto proprio da cerniera tra fine anni 90 inizio anni 2000, ma ce ne sarebbero state altre. Magari leggendo il libro potrete andarle a riascoltare.

Noi siamo certi che dopo questa conversazione, sia impossibile non avere la voglia di farsi questo bel viaggio nel tempo, tra una lettura ed un ascolto: ringraziamo Enzo Gentile e partiamo.

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