I SevenDaysBefore sono una rock band italiana nata nel 2005 con il nome Closing Circle da Valentino (Van) e Fabio (Fade), il primo madrelingua inglese poiché cresciuto in Canada da genitori italiani emigrati. La band ha un sound caratterizzato da due elementi, la scelta di Van di proseguire la produzione artistica dei suoi testi in inglese, lingua d’elezione per un sound rock, e quella di utilizzare contemporaneamente due bassi a discapito della chitarra. Inizialmente questa fù un esigenza, dettata dalla mancanza di un chitarrista disposto a sposare il progetto, per poi diventare una vera virtù della band. Fade inizia a sperimentare con i suoi bassi nuove sonorità, utilizzando diverse accordature e “giocando” con gli effetti, per poi fondersi con il basso di Penn e dare vita ad un Rock diretto ma con un imprinting originale sul groove. Così la simbiosi tra i due bassi caratterizza la parte armonica della band, completata dal ritmo coinvolgente della batteria di Remo e la voce calda ed avvolgente di Van.
Attualmente sono in promozione con il loro primo EP in studio, Tomorrow, e scambiamo quattro chiacchiere con Valentino su questo progetto, il futuro della band e del mondo esteriore ed interiore dell’umanità.

SevenDaysBefore

Ciao Valentino, benvenuto su Inside Music. Sei il frontman dei SevenBeforeDay, una rock band italiana (nonostante canti in inglese), nata dall’incontro di un italiano dato in adozione al Canada e Fabio (Fade), bassista, nel 2005. Ti va di raccontarci tutta la genesi di questo vostro progetto musicale?
Buongiorno a te Fabiana e salve amici di Inside Music. Prima di creare questa band tutti noi eravamo già amici di vecchia data, ci conoscevamo già da tempo e bazzicavamo nell’ambiente musicale singolarmente. Così ognuno di noi con le sue esperienze, ormai ventennali, che ha vissuto è arrivato ad un punto della carriera in cui ha sentito l’esigenza di creare qualcosa di diverso, un po’ più profondo e conoscendoci già anche dal punto di vista musicale abbiamo pensato di provare a farlo insieme. Così ci siamo uniti e – devo essere sincero – siamo stati graziati, perché essendo già amici, ci siamo trovati veramente benissimo anche artisticamente. Ognuno di noi nelle esperienze passate non si era mai trovato in un equilibrio così stabile. La perfezione ovviamente non esiste, però oserei dire che siamo arrivati ad essere una famiglia, oltre che una band e quindi ci troviamo veramente benissimo, andiamo d’accordo in modo veramente unico.

Possiamo dire che avete trasportato l’alchimia umana che vi legava, oltre che l’amore per la musica e l’avete resa un progetto artistico?
Sì, assolutamente. Avevamo anche molte idee in comune quindi tutto si è riunito in modo quasi perfetto.

Doveva andare così dunque, era scritto…
Io credo fortemente nel destino, nel senso che il punto in cui la carriera per ognuno di noi doveva avere una svolta di un certo tipo è arrivata, e lo ha fatto in maniera contemporanea. Una sorta di chiusura del cerchio.

A proposito di destino, coincidenze e disegni spirituali, arriviamo al nome SevenDayBefore, esso ha senza dubbio un’aura di biblico, ti pone di fronte al quesito irrisolto del “che sarà successo nei sette giorni prima della creazione del mondo”? E adesso anche il singolo estratto dall’EP “Tomorrow” dal nome “Amen”. Che rapporto hai con la fede?
Personalmente, ma posso anche parlare a nome della band, siamo cattolici cristiani tutti, anche questo abbiamo in comune, la fede. Tema che poi – come ogni artista, cantautore, scrittore, pittore – nelle proprie opere ripropone quando mette qualcosa anche di personale, ovviamente affrontiamo argomenti di qualsiasi tipo. In questo caso Amen è una canzone che è dedicata proprio
alle persone che credono in un’idea, in un sogno, e lo portano avanti nonostante le difficoltà che possono esserci nella vita quando uno porta avanti un pensiero in maniera determinata. Soprattutto quando l’idea è a fin di bene, quando questa idea vuole cambiare qualcosa per migliorare le vite delle persone, che combatte per la giustizia. Questa canzone è dedicata proprio a loro. Quando combatti e ti dedichi al bene c’è sempre il male che ci mette lo zampino, che vuole sempre mettere l’ostacolo e allora queste persone nonostante sanno che il male c’è, vanno avanti lo stesso, consapevoli che il male davanti all’insistenza delle persone buone, arrivi anche ad uccidere. Era giusto dedicare un brano a queste persone, perché nonostante possano venire a mancare, la loro idea deve restare viva. A tal proposito noi con la nostra musica vogliamo condividere questi messaggi positivi e cercare di far riflettere insieme a noi su quello che accade nel mondo, ricordandoci che esiste l’indifferenza e che noi uomini finiamo per caderci spesso dentro. Dovremmo imparare a chiederci di più cosa possiamo fare per contribuire a rendere le nostre stesse vite migliori, più semplici e più rivolte verso il bene che verso il male.



Nel videoclip di Amen vediamo quasi un mondo a cielo aperto, questa distesa radura in cui differenti generazioni sono impegnate nella coesistenza di diverse attività ricreative (ragazzine col tutù impegnate in una coreografia di danza classica, un uomo anziano che dipinge, ecc) e termina con voi quattro che affiggete un messaggio sulla croce di Gesù piantata in questo campo, che si chiude con “I’m the beginning and the end”. Qual è il messaggio di questo video?
Come dicevo poc’anzi questa canzone è un accenno a qualcosa di personale che riguarda proprio la nostra fede. C’è scritto sul foglietto “I’m the beginning and the end” cioè “io sono l’inizio e la fine” ed è un riferimento per chi crede ovviamente. Il video ha come tema, come hai giustamente detto, quello di unire più persone, più momenti della vita e situazioni che in qualche modo, qualsiasi cosa si faccia nella vita, bisogna farla con allegria, con serenità, con un lato positivo. Volevamo rappresentarla in questa dimensione quasi da sogno, che si contrappone poi alla realtà che nella vita ci sono sempre delle difficoltà che si devono cercare non di escluderle e affrontarle, ma bisogna sempre cercare di non arrendersi di fronte ad esse, se si cade bisogna imparare a rialzarsi. Questo è un invito rivolto alle persone che ricorda che la vita vale sempre la pena viverla nonostante gli ostacoli che ci sono e cercare di essere più sereni che si può.

Voglio farti una domanda provocatoria soprattutto alla luce del fatto che hai appena sostenuto che siete una seconda famiglia. Spesso le band soffrono il peso schiacciante della personalità del leader, specialmente se esso è anche autore, non solo esecutore e faccia esposta ai mass media ed al pubblico, incombenza che porta anche i progetti migliori a finire per dissidi interni (vedi gli Oasis o i capostipiti Beatles). Tu sei anche autore, quanto lasci che la partecipazione degli altri musicisti sia determinante nella composizione di un brano?
Innanzitutto voglio specificare una cosa, come ti dicevo prima di questa “famiglia”, è ovvio che il cantante sia più messo in primo piano sia sul live che sulle altre situazioni, ma in realtà nella nostra band io non sono il leader, ognuno di noi è un leader a suo modo. Non cerchiamo di mettere mai in primo piano la mia voce o uno strumento, quello che deve avere rilevanza nella nostra musica è l’insieme. Ognuno ha la sua importanza, vogliamo dirigere il tutto in modo da dare il meglio che possiamo nelle nostre canzoni. Il nostro insieme crea il tutto.

Passiamo a Tomorrow, il vostro esordio discografico in studio. É un EP di cinque brani in puro rock classico, che ricorda per certi versi gli U2 e per altri i Coldplay. Da chi vi siete lasciati maggiormente influenzare come genere?
Noi siamo cresciuti negli anni ottanta, abbiamo avuto una grande influenza di quegli anni, sicuramente fra questi ci sono anche gli U2 e i Coldplay, ma anche molti altri. Nonostante ciò, cerchiamo sempre di essere il più originale possibile senza copiare nessuno. A noi non piace molto “assomigliare a..”, è ovvio che poi il genere può richiamare a qualcosa, ma noi siamo i SevenDaysBefore e vorremmo essere riconoscibili come tali. Poi è ovvio che gli ascolti personali ci hanno formati, abbiamo parlato degli anni ottanta ma non possiamo escludere i sessanta e i settanta, perché quando ami la musica tendi ad ascoltare un po’ di tutto sia per ispirazione che per puro piacere. Gli ottanta però sono il decennio pieno di novità a livello musicale e questo lo ha reso celebre e fonte di ispirazione per chi ha fatto musica da quegli anni in poi. Io lo dico sempre che gli 80’s hanno dato vita a delle canzoni che sono immortali.
Noi cerchiamo di usare mezzi più moderni per rendere caratteristico il nostro sound.

Per dirla alla Manuel Agnelli: “Non si esce vivi dagli anni ottanta”…
Infatti. Allora già erano avanti di quarant’anni. Le canzoni degli anni ottanta se le ascolti adesso sono attualissime. Sono un genere che non muore mai, intramontabile. Poi è chiaro che la musica è fatta di orecchio e gusto e può non farti impazzire il genere, ma sicuramente non potrai mai affermare che non è apprezzabile.

L’album contiene messaggi di speranza e amore e induce a riflettere sull’uomo interiore e sul mondo che lo circonda. In un mondo apparentemente costernato di razzismo, egocentrismo, individualismo e soprattutto la vittoria dell’apparire sull’essere, c’è ancora spazio per il mondo interiore?
Certo, lo abbiamo già detto, c’è spazio. Includendo me stesso e i membri della band, il lato interiore è fondamentale per l’essere umano, solo che ci facciamo influenzare da ciò che accade intorno a noi.
Ti faccio l’esempio di “No Fear”, brano di Tomorrow che parla della guerra, ma più che altro della persone innocenti che vivono e non dovrebbero farlo, la guerra. Premesso che la guerra non dovrebbe proprio esistere per noi SevenDaysBefore, poiché è solo un modo schifoso di gestire le cose e che porta a soffrire sempre i civili. Esiste l’indifferenza ai giorni nostri, al telegiornale veniamo bombardati sempre da notizie del genere e ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, quando invece davanti a queste immagini bisognerebbe star lì a riflettere su ciò che accade nel mondo e non far finta di niente. Anche questo è un modo che usiamo per mostrare un mondo interiore che inviti a riflettere per poter cambiare insieme il mondo, con un gesto di solidarietà.

Progetti futuri? Dove e quando potremmo vedervi live?
In questo periodo ci stiamo concentrando sul centro Italia, quest’estate saremo presenti tra Marche, Molise, Abruzzo, Roma, le date sono disponibili sui nostri social. In autunno però toccheremo anche il nord e il sud. Vi aspettiamo.