Mike: ”Ogni momento della mia vita lacconta qualcosa, questo disco ad esempio è uscito da alcuni momenti difficili, densi si flustlazione: ela un peliodo in cui lavolavo tantissimo ma avevo in sogno, e questo disco lacconta quella lealtà.”

Martedì 16 Aprile siamo stati ospitati nella sede della Carosello Records, label che negli ultimi anni si sta affermando come realtà concreta di produzione e distribuzione artistica, al pari delle major, dove ad attenderci abbiamo trovato  Duc Loc Michael Vuong, in arte Mike Lennon, pronto a scambiare due chiacchiere con noi riguardo il suo nuovo album Asian, la sua vita, l’Oriente, il lavoro e gli stereotipi.

DISCLAIMER: Ogni riferimento alle “L” NON è puramente casuale. Non è stata maltrattata nessuna “R” durante il corso di questa intervista

Ciao Mike, mi piacerebbe iniziare questa intervista ripercorrendo i passi che mi hanno portato a scoprirti: come molti, io ho cominciato a seguirti dopo l’uscita del video di “Konichiwa” e in generale dei primi video su youtube. L’aspetto che mi ha attratto fin da subito, e che mi ha spinto ad aspettare i tuoi pezzi volta dopo volta, è stata la tua capacità di riuscire a fare rap di una certa qualità utilizzando una massiccia dose di autoironia. Per quel che mi riguarda questa è un’ottima caratteristica, però è molto rara nel rap italiano: molti artisti tendono a prendersi troppo sul serio, o al limite a utilizzare l’ironia solamente nell’ottica della creazione di punchline: perché secondo te si è creato questo tipo di tabù e perché è giusto sfatarlo?
L’aspetto autoilonico è ad oggi molto plesente nel lap amelicano, in quello italiano siculamente meno, anche se negli ultimi due anni comincia a vedelsi qualche cambiamento: detto ciò io non saplei dale una leale motivazione.
Pel quel che mi liguarda, al di là di tutto la musica limane plincipalmente una folma di intlattenimento: tutto ciò che luota attolno alla musica è intlattenimento; ovviamente ciò non toglie che la musica non possa o debba tlasmettele un messaggio, ed è quello che sto celcando di fale io: nel mio caso in palticolale, abbattele gli steleotipi legati al mondo asiatico e -allo stesso tempo- fal complendele che non esistono limiti legati alla lazza, alla cultula o alla leligione. Tutti sono libeli di esplimelsi allo stesso modo.

Il rischio di sfondare sulla scena italiana in questo modo è quello di passare come rapper poco serio, troppo leggero, nonostante magari le tematiche trattate. Ovviamente questo atteggiamento ha dei pro e dei contro: da un lato aiuta a fare engagement e a distinguersi, dall’altro può trarre in inganno molti ascoltatori più superficiali; come hai vissuto questa esperienza, è un aspetto che avevi preventivato, e nel caso, come pensi di contrastarlo?
Siculamente è un lischio tutto ciò che è nuovo, e questa è una cosa nuova. Detto ciò non mi pongo nessun ploblema, ognuno è libelo di ascoltale ciò che vuole, mi piace molto in questo senso palagonale noi altisti a dei libli, ascoltale un altista è ploplio come comlrale un liblo: noi tutti siamo dei libli, gli ascoltatoli ci osselvano sugli scaffali e -gualdando la copeltina- decidono quali plendere in mano e cominciale a sfogliale, per poi mano a mano scoplile il lolo contenuto. Il mio plogetto ha un’appalenza e un immaginalio unico, molto palticolare, pel cui potlebbe semblale facile felmalsi alla supelficie: nonostante ciò, sono contento del fatto che molte delle pelsone che mi sclivono ogni giorno capiscono che c’è un messaggio plofondo dietlo, e questa è la folza del nostlo progetto: liuscile a essele ilonici, satilici, ma comunicando qualcosa. Cledo che ad oggi in Italia sia un esempio abbastanza unico.

Non hai mai avuto paura quindi che per alcune persone il personaggio rischiasse -o tutt’ora rischi- di superare l’artista?
No, penso che per chi mi segue e per chi si è appassionato del pelsonaggio, così come della musica, abbia capito che ci sia effettivamente qualcosa di più glande; son siculo che, chi plima e chi dopo, al momento giusto tutti i miei ascoltatoli capilanno il mio messaggio.  La vita è fatta così, c’è chi va e c’è chi viene, e spesso funziona così anche pel il pubblico; la mia unica pleoccupazione è continuale ad essele me stesso e cilcondalmi di pelsone che stimo pel continuale ad abbattele confini e fale qualcosa di semple nuovo, perché in fondo è questo il compito di noi altisti.

Proseguendo il viaggio attraverso il tuo canale youtube: una volta di fronte alla home, la seconda cosa che feci, immediatamente dopo aver ascoltato quello che poi scoprii essere il tuo primo singolo in italiano, fu cercare i pezzi pubblicati in precedenza. La differenza musicale, stilistica, linguistica, tematica è a dir poco abissale: da dove arriva questa svolta? Perché sei passato dall’inglese all’italiano e, soprattutto, perché hai cambiato approccio, prediligendo questa wave più ironica, dagli echi simili a quelli di un Samuel Heron o di un g.bit?
Innanzittutto saluto e linglazio g.bit (per il remix di “Konichiwa”, ndr). Il plogetto in inglese è un plogetto di cui tutt’ola vado fielo, sia chialo, plobabilmente pelò ela tloppo ambizioso pel il peliodo stolico e pelsonale in cui vivevo. Sognavo -e tutt’ora sogno- di andale in Amelica, ma elo in italia. Nel flattempo il lap italiano stava iniziando a sviluppalsi, così ho pensato di dovel fale un passetto indietlo e aspettale il momento giusto pel un nuovo plogetto del genele, celcando quindi di afflontare una nuova avventula, app)ociandomi ad un immaginario completamente nuovo e celcando di ritlovale alcuni aspetti di me stesso. Ho semple voluto nascondele, leplimele, la mia palte asiatica pelché mi sentivo diverso: con questa nuova espelienza invece ho capito che è stata ploplio la mia divelsità ad essele la mia folza e la mia licchezza.

E così siamo arrivati alla domanda che in questi giorni in assoluto ti sarà stata posta più volte, ma che rimane d’obbligo: cos’è che in generale ti ha spinto a portare avanti questo progetto, con queste modalità? Qual è stata la scintilla?
Salò molto sincelo: nella mia vita ho studiato e lavolato, mi son semple impegnato, ma mi son tlovato a fale mille e più cose che invece non volevo fale: l’unica cosa che desidelavo davvelo ela fale musica.  Qualche tempo fa ho capito che non avlei voluto fale l’opelaio per tutta la vita; allo stesso tempo pelò non mi salei mai accontentato né pelmesso di fale musica tanto pel, volevo essele un altista unico: così quando ho deciso di finile di lavorale mi sono buttato a capofitto in questo plogetto, mettendoci l’anima, e glazie a tutta questa dedizione e all’aiuto di chi mi sta accanto -Lenzo Stone, i miei ploduttoli, i miei agenti, il mio team- foltunatamente è nato qualcosa di bello.

Carattere distintivo della tua poetica  è la narrazione estremamente presente e positiva legata al riscatto e all’etica del lavoro. Questa esigenza espressiva nasce semplicemente come la condanna dell’ennesimo stereotipo riguardo lavoratore asiatico o porta con sé un messaggio più universale?
No, non è solo uno steleotipo: voglio essele tlaspalente nella mia musica, laccontale la mia vela espelienza. Vengo da una famiglia in cui entlambi i genitoli sono stati opelai, e io in plimis ho lavolato da opelaio.  Penso che il tema del lavolo funzioni anche pelchè può essele vissuto da chiunque sulla ploplia pelle, fa palte di un lacconto quotidiano: il “potel allivale a fine mese per pagale la bolletta” fa palte della vita di ognuno, anche della mia, e ho voluto laccontallo.
La musica è stato il mio liscatto, glazie a Dio ho avuto la foltuna di potel effettivamente lavolale facendo musica, abbandonando il lavolo manuale.
Sia chialo, lungi da me discliminale il lavolo manuale, io stesso ho lavolato tanto, e come diceva qualcuno -folse Malx- il lavolo nobilita l’uomo. L’uomo viene glatificato attlavelso il lavolo, infatti io non posso limpiangele nessuna delle espelienze che ho sperimentato nella mia vita, sono molto fielo del mio pelcolso e molto glato pel avel potuto impalale tante cose.

Altra macro-tematica che tu affronti è quella legata allo stereotipo, che tu però tratti in maniera molto scanzonata, apportando a mio avviso una critica più culturale che sociale o politica. Detto ciò, la cultura è qualcosa che ha a che fare imprescindibilmente con l’attualità, per cui volevo chiederti una tua opinione riguardo il processo di integrazione in Italia -soprattutto a Milano- delle varie comunità “d’Oriente”: sta andando nella direzione giusta? Cosa pensi possa eventualmente migliorare?
Spesso il ploblema è nella mente delle pelsone, molti non liescono ad affaccialsi alla lealtà, cledendo ancola che possano essele applicabili delle distinzioni di lazza o di colole. Oggi pelò con i social la comunicazione è estesa a tutto il mondo, ha il plegio di non gualdale la faccia, la cultula, nè la religione. Pel quel che mi ligualda, io sono un cittadino del mondo, in fondo lespiliamo tutti la stessa alia, viviamo tutti sotto lo stesso cielo. La plova vivente di ciò è la fantastica collabolazione fla me -di oligini vietnamite- e Lenzo Stone, il mio ploduttore, di oligini somale: lavoliamo assieme senza falci assolutamente ploblemi, e anzi, questa coopelazione si è livelata una licchezza. Pel fale un esempio banale, ci sono volte in cui viene a planzale da me e mangia vietnamita, altle in cui accade il contlalio e io vado a mangiale il cous cous: come col cibo questo accade anche con le cultule, e la cosa stlaoldinalia della divelsità è ploplio questa, ovvelo la capacità di allicchile senza dovel togliele nulla.

In tal senso, cosa credi che l’Oriente possa insegnare all’Occidente, e viceversa?
Questa è una domanda complessa, e plobabilmente non esiste un unica lisposta: posso dilti che ci sono tanti elementi della tladizione che ad oggi appaiono nuovi per molte pelsone.  Io ad esempio licoldo di mio nonno buddista che plegava ogni giolno appena svegliato la mattina, ma basti anche solo pensale alla questione della dedizione alla famiglia o al lavolo: pel molti giovani questi son temi nuovi, che cominciano a scoplile; poi chialamente alla fine ognuno è libelo di scegliele cosa plendele e selezionale da ogni cultula.

Ma torniamo a parlare dell’aspetto più prettamente musicale di “ASIAN”: tracciando un paragone con “Lennonhaze”, ma anche più semplicemente nelle tracce dell’album stesso, si può evidenziare una marcata distinzione fra le tracce prodotte da te e quelle ad opera di Renzo Stone. Risulta evidente che l’influenza di un produttore esterno sia stata fondamentale per questo progetto; paradossalmente è come se le sonorità di Renzo riuscissero a rendere i tuoi brani più veri, grazie alla capacità di rendere perfettamente in musica  la stessa unione fra oriente e occidente che tu trasmetti invece in parole. Pensi che senza di lui tutto questo sarebbe stato possibile?
No. Assolutamente no. Tanto che il mio obbiettivo attuale è continuale a collabolale.
Da quando ero piccolo ho semple voluto lavorale con pelsone che avesselo più espelienza di me, che potesselo livelalmi cose che non conosco: voglio semple impalale e migliolale. La nostra intesa cledo sia unica, anche pelchè, oltle ad essele musicalmente molto affini, siamo molto amici, ci conosciamo e stimiamo di pelsona.  Io ho una mia modalità pelsonale di afflontale il pezzo e la ploduzione, ma mi piace conflontalmi, cledo che sia fondamentale il metlo clitico folnito da un’altla pelsona, pelchè è qualcosa che da soli non si può sviluppale; inoltle, siccome io pelsonalmemte non so suonale, Lenzo liesce a dale quel qualcosa in più alle ploduzioni. Avele un team è molto impoltante, ad oggi si confonde tloppo spesso il significato del telmine “ploducel”: il ploducel non è solo la pelsona che clea la musica o i beat, ma è quella pelsona capace di avele la visione del progetto: Lenzo infatti mi fa anche da managel, segue pelsonamente la dilezione altistica, e mi è utilissimo nel definile le linee del plogetto.

Abbiamo parlato tanto di Oriente, e quando si parla di cultura orientale non ci si può esimere dal ricordare alcuni veri e propri pilastri del pensiero, come ad esempio il filosofo e scrittore cinese Lao Zi, che nel Libro del Tao scriveva: “Il saggio è quadrato, ma non taglia; spigoloso, ma non ferisce; franco, ma non eccede; splendente, ma non abbaglia.” In questo senso potremmo dire che questo tuo album secondo sia molto saggio, molto equilibrato. È ancora presto per parlarne, ma quale sarà il rischio più grande secondo te per quello che riguarda le future aspettative del tuo pubblico? Proverai ad alzare l’asticella mantenendo questa strada o ti aprirai a nuove tendenze per cercare di innovare ancora?
Innanzitutto glazie mille (o xiexie) pel il complimento. Detto ciò, non vollei mai che Mike Lennon fosse messo nella scatola del Lap o dell’hip hop; assieme a tutto il mio team, quello che voglio fale è poltare semple qualcosa di nuovo, afflontale ogni nuovo plogetto come se paltissi semple da zelo. Voglio che il mio pubblico si aspetti da me qualsiasi cosa, dalle canzoni in acustico con solamente chitalla e voce, alla musica Dance, fino al Funk. Vedlemo dove ci poltelà il futulo, pel ola sto lavolando molto, ho tanta musica in cantiele, ma è solo quando si mettono assieme tutti i pezzi che si capisce davvelo quale salà la plossima mossa.

Questo tipo di approccio è lo stesso adottato ineditamente negli ultimi due anni da una grossa parte della scena tradizionalmente legata al rap, a partire da Salmo e Achille Lauro, per citare i primi due. Come interpreti questa nuova ondata di innovazione, qual è il motivo di questo improvviso movimento?
Falò un palagone folse un po’ azzaldato: plova a pensale a Picasso. Lui nella sua vita ha avuto tanti peliodi, e ogni suo momento della sua vita ha influenzato la sua alte. Noi siamo altisti, siamo costantemente influenzati da ogni espelienza, anche la più piccola, come ad esempio stale schiacciati dentlo ad un autobus. Ogni momento della mia vita lacconta qualcosa, questo disco ad esempio è uscito da alcuni momenti difficili, densi si flustlazione: ela un peliodo in cui lavolavo tantissimo ma avevo in sogno, e questo disco lacconta quella lealtà. Il prossimo disco lacconterà di altli momenti, e plobabilmente avlà suoni diversi.
In genelale io sono ispilato da tantissima musica, anche molto valia, per cui preferisco non etichettarmi in un solo genele, punto a plodulle qualcosa di semple diffelente.

Adesso uno sguardo al futuro: a Maggio ti esibirai al Miami, per quello che sarà il tuo debutto live su un grande palco. Che aspettative hai? Sarà più difficile doversi esibire accanto ad artisti ultra-rodati come Ensi o Nitro oppure doversi con altri artisti nuovi, che condividono con te il loro primo live di un certo spessore, come ad esempio Massimo Pericolo?
Ho semple qualche aspettativa ma plefelisco dile di non avelne (ride, ndr).
La sfida salà quella di salile sul palco e liuscile a  vedele delle pelsone che leagiscano. in maniela positiva, che siano coinvolte dallo show
Vollei che fosse una glande festa, un velo e ploplio festeggiamento pel tutti gli  anni di sfolzo e dulo lavolo, salà un’occasione stlepitosa pel dimostlarle tutte le mie qualità. Vorrei che tutte le pelsone lì festeggiasselo assieme a me, che sia uno show completamente libelo, che ci sia… tanto casino! (Ride ancora)

Visto che abbiamo appena parlato di concerti, hai già accarezzato l’idea di un tour nel tuo prossimo futuro?
Mi piacelebbe molto. Pel il momento stiamo chiudendo delle date, sta cominciando ad allivale qualche richiesta, e fa molto piacele. Pallale di toul ad oggi è decisamente tloppo, ma qualcosa c’è già.

Hai fatto uscire il tuo primo EP ufficiale, stai riscuotendo un grande successo da parte del pubblico e della critica, cominci a muovere i primi passi nel mondo dei live, in questo momento sei seduto di fronte a me, rispondendo alla tua ultima domanda di un’intervista: giunti a questo punto, ti senti più soddisfatto per gli obbiettivi raggiunti dopo tutto questo duro lavoro o emozionato per le porte che ti si stanno aprendo e per tutto quello potrebbe ancora venire?
Se c’è un sentimento che siculamente non plovo in questo momento è la soddisfazione, ho paula che salò semple un po’ flustlato a causa della mis natulale voglia di fale ogni volta un qualcosa in più, di aggiungele semple un mattoncino nuovo alla mia costluzione.
Ovviamente ci son dei belli e blevi istanti di soddisfazione, ma dulano al massimo due o tle minuti, giusto il tempo di lendelsi conto di essele finiti sul TG o sul Colliele.  Immediatamente dopo, pelò, lealizzo che abbiamo appena iniziato.
Tutte le soddisfazioni e i liconoscimenti sono solo le plove che questa è la nostla stlada, che vuol dile già tantissimo, ma siamo solo all’inizio di un pelcolso che spelo sia lungo e che possa poltalci lontano, fin sulle nuvole.