Marco Bucci: “Il fumetto è anche specchio dei lettori. Viviamo in un mondo ben più ampio di fumetterie, librerie ed edicole. Seguire una storia non è più solo leggerla tra le pagine di un volume ma calarsi nell’esperienza che viene creata attorno ad essa”

Una ragazza incapace di vedere i colori. Un gruppo di creature mitologiche in lotta fra loro. Una New York metallica come sfondo. Nomen Omen (Panini Comics) il nuovo fumetto urban fantasy di Marco B. Bucci e Jacopo Camagni giunge al secondo volume. La serie Nomen Omen ci racconta la storia di Becky, una ragazza di 21 anni residente a Manhattan, afflitta da acromatopsia, ovvero la totale incapacità di percepire i colori. Questo apparente limite non sembra avere una grande influenza sulla protagonista la quale si destreggia comunque sul suo profilo instagram, riscuotendo anche un discreto successo con le sue originali foto, come una ventunenne perfettamente nel pieno delle sue abilità. Un evento straordinario le cambierà la vita e le farà conoscere i suoi poteri magici, che saranno ciò che reggeranno le fila dell’intera storia.

Il secondo volume è stato presentato in anteprima al Comicon di Napoli, dove abbiamo avuto modo di incontrare Marco Bucci e scambiare poi quattro chiacchiere su questa opera, ambiziosa quanto riuscita.

nomen omen

Ciao Marco, giunto al secondo volume questo urban fantasy che si prefissava come fine quello di cambiare le regole del genere vede una Becky che inizia a prendere confidenza con i suoi poteri. Quello più spiccato pare essere la tecnomagia, è forte la capacità narrativa di riuscire a restare contemporaneamente ancora in rituali del passato come nelle certezze tecnologiche del presente (vedi la protagonista su Instagram). Come nasce l’idea di questa commistione?
Iniziamo con la domanda difficile. Molto bene, accetto la sfida! Posso dire solo che è facile associare la pratica della magia alla sua tradizione. I praticanti, me incluso, finiscono per venir cullati dall’immaginario che la stregoneria ha maturato nei secoli.  Si pensa che ci sia bisogno di certi supporti consunti, oggetti dall’aspetto antico, rari ingredienti e grimori rilegati. È sicuramente affascinante, e aiuta la mente a “dimenticarsi” dei suoi limiti, ma in realtà, a mio avviso, c’è molto di trascurabile. Ciò che serve davvero sono la conoscenza e il coraggio di creare o aggiornare la propria libreria di simboli.
Io ho immaginato un parallelismo tra i simboli e le metafore che vengono usati nelle tradizioni esoteriche e quelli che ci permettono di avere accesso alla rete, alle app e più in profondità al codice stesso con il quale lavorano le macchine. Sono entrambi mondi di astrazione e ci sono diverse correnti filosofiche che li vedono molto affini.

Pensi che il web, in particolare i social network (uso il gancio offertomi dal profilo Instagram della protagonista) siano stati responsabili dell’ingresso nel mainstream del mondo del fumetto e del comics, un tempo relegato più alla nicchia di lettori cosiddetti “nerd”?
Il fumetto è, tra le altre cose, anche specchio dei lettori. Becky, la protagonista di Nomen Omen, è un’accanita lettrice di fumetti, di letteratura fantasy, e di fanfiction. Gioca a videogiochi, giochi di ruolo e divora serie televisive e film horror. Becky è, a tutti gli effetti, una possibile lettrice di Nomen Omen e come tanti di loro è attiva sui social network.
Se anche i protagonisti dei fumetti hanno profili social e interagiscono con chi legge le loro avventure direi che siamo ben oltre la nicchia. Viviamo in un mondo ben più ampio di fumetterie, librerie ed edicole. Seguire una storia non è più solo leggerla tra le pagine di un volume ma calarsi nell’esperienza che viene creata attorno ad essa. Questo credo sia il momento che viviamo e anche il futuro che ci aspetta.

La forza espressiva di Jacopo Camagni, eccellenza nostrana e disegnatore Marvel, rende il fumetto molto variegato anche negli stili. C’è del tratteggio manga in prologo ed epilogo, c’è del comic americano nelle battaglie con i supereroi e L’ immancabile tradizione italiana del bianco e nero a ricalcare l’acronia della protagonista. Nascono prima le tavole o i dialoghi?
Nasce sempre prima un elenco puntato di eventi. Poi vengono riempite le pagine di un malconcio libricino con i dialoghi. Dall’unione ordinata di questi due scritti nasce la sceneggiatura. Jacopo la interpreta e a volte la modifica a suo gusto, soprattutto in termini di regia. Poi mi ripassa le tavole e io le visiono insieme a Diego, il mio editor, con sotto tutti i dialoghi. A quel punto sembra di essere in sala di doppiaggio: guardiamo le espressioni, le atmosfere e il ritmo di narrazione e ripetiamo mille volte le stesse battute fino a quando non sentiamo che funzionano.

Sempre in tema di equilibrio perfetto tra passato e presente, i riferimenti alla cultura gaelica piuttosto che il ciclo feniano e gli antichi rituali Pagani richiedono un impegno anche nel lettore che dovrà compiere lo sforzo di approfondire tale cultura, si contrappongono al linguaggio molto urban dei personaggi millennials nelle strisce. Un modo per richiamare l’attenzione a trecentosessanta gradi, da cultori e non? (Anche la spiccata chiave ironica potrebbe essere a supporto di ciò)
Amo la mitologia, a prescindere dalle sue origini. La studio per passione, ma non richiedo assolutamente lo stesso impegno da parte dei miei lettori. Mi piace però pensare che Nomen Omen, così come altri libri e opere a fumetti, possa condurre qualcuno a cercare altre storie. Dopotutto è una storia che parla di storie, la mia, e nella mitologia c’è l’origine del nostro raccontare. Come esseri umani siamo forze narranti. È il potere più grande che abbiamo. Io sogno di condividere questo potere con chi mi legge.

nomen omen

Una saga che si presta davvero a molte forme di multimedialità. Con l’ascesa della piattaforma Disney che ha acquisito i diritti su Marvel e Amazon Prime che sta provando a fargli la guerra, hai mai pensato a proporla come serie tv?
Ci ho pensato e l’ho fatto. Nomen Omen è una Storia difficile da contenere e non sarò certo io a metterle dei freni!