Intervista a Gigi Di Luca, Direttore Artistico di “Transiti Sonori” ed “Ethnos”

di InsideMusic

Gigi Di Luca: “Assocerei Transiti Sonori ad un vino di alta qualità, un connubio generato dall’incontro tra la bella  terra vulcanica del Vesuvio e la raffinatezza della Borgogna.”

Gigi Di Luca

Si è tenuto dal 5 al 31 marzo a  Dijon (Digione), nel cuore della Borgogna, la XIII edizione di Italiart il più importante festival multidisciplinare italiano in Francia. Un mese di eventi tra cultura, musica, danza, arte e teatro in diversi luoghi della cittadina francese famosa per la sua storia, la gastronomia, i vigneti pregiati e la sua art de vivre. La rassegna “Transiti Sonori”, ideata e diretta dal regista partenopeo Gigi Di Luca, ha portato in Francia quattro progetti differenti che rappresentano al meglio un significativo spaccato della musica contemporanea del Mezzogiorno. Inserendosi alla perfezione all’interno del cartellone del festival che in pochi anni è diventato un punto di riferimento oltralpe per chi ama l’Italia e la sua cultura. Scambiamo quattro chiacchiere proprio con la mente di questi Festival, Gigi Di Luca.

Ciao Gigi, benvenuto in Inside Music. Il tuo curriculum artistico è di tutto rispetto, musicista, regista, direttore della Bazzara – prestigiosa scuola di teatro di Torre del Greco (NA) – direttore artistico del Festival di musica etnica, Ethnos, del DiVino Festival, e adesso del Transiti Sonori, la più grande rassegna di arte e cultura italiana in Francia. Ti va di raccontarci questa tua passione dalla sua genesi?
Grazie ad uno spirito creativo e curioso, ho costruito un percorso artistico a 360 gradi, partendo dalla musica popolare fino ad approdare alla regia. Le varie esperienze laboratoriali che ho sperimentato nelle scuole con i ragazzi di qualsiasi età, con i disabili dell’istituto Don Orione, con persone adulte, con gli immigrati, mi hanno arricchito e mi hanno permesso di trovare un codice d’ingresso per scovare le potenzialità che ogni rapporto umano può dare. Ho cercato sempre, nelle varie forme d’arte, di creare una sintesi tra musica, parola e gestualità che potesse avere un riverbero culturale sul territorio ma soprattutto che lasciasse una traccia profonda nelle persone. Ho puntato ad un percorso culturale di continuità, realizzando progetti di successo come il Festival Ethnos, il Divino Jazz Festival, la Scuola di Teatro La Bazzarra frutto della passione, dell’amore, della trasparenza con cui ho affrontato qualsiasi lavoro. Mettere  in campo sul territorio idee innovative che poi sono diventate attività consolidate è stato per me un grande risultato.

Una cosa mi ha da subito colpita, hai curato diversi laboratori e spettacoli teatrali con le scuole, realizzando con i ragazzi diversamente abili dell’Istituto “Don Orione” di Ercolano vari spettacoli dal 1983 al 2001e incidendo con gli stessi un disco, prodotto da David Zard. Sei l’esempio vivente dell’arte come mezzo inclusivo a 360 gradi; cosa ti porti ancora dentro di quell’esperienza con i ragazzi diversamente abili?
Ho dato ma anche ricevuto tantissimo da quest’esperienza. Quando mi sono avvicinato a questi ragazzi, non ero a conoscenza della loro difficoltà dal punto di vista clinico. Questo per me è stato un vantaggio, perché ho osato molto e li ho condotti ad una condizione di normalità, andando spesso contro anche a chi riteneva che potessi incorrere in errore provocandogli danni. Li ho accompagnati in un percorso che gli desse la possibilità di essere se stessi, senza nascondere il proprio handicap. Ognuno di loro è riuscito, nonostante la propria patologia, a calcare il palcoscenico più volte mettendo in scena la propria bellezza interiore. Non ho mai considerato la loro difficoltà fisica o mentale un limite, ma un pregio da esaltare attraverso il linguaggio teatrale. Il risultato è stato straordinario. Ad ogni rappresentazione Il pubblico era sbalordito da come riuscivano autonomamente a ballare, a cantare e a recitare rispettando i tempi. Ciò è avvenuto anche in sala di registrazione, quando grazie all’attenzione e all’entusiasmo mostrato da David Zard per questo progetto, è stato inciso nel 90 un disco, colonna sonora di uno spettacolo con musiche scritte da me, edito dalla BMG. Questo meraviglioso lavoro ha avuto risonanza anche sulla società civile e politica, che si è resa conto di come il teatro potesse influire positivamente nella vita di questi ragazzi come una vera e propria terapia ed ha messo, a disposizione dei fondi per realizzare un teatro all’interno dell’Istituto Don Orione, che esiste tutt’oggi. Porto ancora dentro la forza di questo progetto, il quale mi ha insegnato che nulla è impossibile se c’è determinazione, passione e professionalità.

Il Sud Italia, la Campania in particolare, è sempre stato tacciato di “bellissime terre, patrie natie dell’arte, culla del folklore ma …”, eppure ci sono tante realtà che cercano di farsi strada come sedi di riscatto sociale e alternative alla strada, il LarSec di Secondigliano, lo Scampia Rugby e la cooperativa Bazzarra appunto. Come nasce questa cooperativa e che riscontro ha avuto negli anni?La maggiore difficoltà che si riscontra nei territori del sud Italia, non è quella di far nascere un progetto, ma di dargli continuità. Spesso a causa della mancanza di fondi risulta difficile proseguire le proprie attività ed organizzarle in anticipo. Alla base di una realtà territoriale consolidata c’è sicuramente la capacità di adattarsi ma anche di sopravvivere a tali difficoltà. La Bazzarra nasce nel 1991 come associazione culturale chiamata Il Teatro della Bazzarra dalla mia esperienza di laboratori teatrali nelle scuole, in quanto i genitori avanzarono la richiesta di far continuare l’attività dei propri figli anche oltre l’ambito scolastico. La Scuola di Teatro propone una formazione basata su criteri moderni, nella quale non si studia solo recitazione ma anche movimento scenico, canto ed offre la possibilità agli allievi di approfondimenti con stage in vari ambiti artistici. La Bazzarra inoltre è anche fulcro e sede organizzatrice di eventi, Festival e Progetti che si sono consolidati nel corso degli anni, sui quali è stato costruito un curriculum di altissimo livello. Tantissimi i giovani che  in questo luogo, in continua attività creativa, si sono formati non soltanto artisticamente ma anche in ambito organizzativo. Il nostro intento è quello di essere propulsori della cultura valorizzando il territorio.

La promozione culturale (ed economica) della cooperativa è stata affidata per lo più alla stessa arte, rispetto ai classici sponsor, insomma si finanzia attraverso i Festival, l’Ethnos ed il DiVino, che associa il vino al jazz. A quale vino assoceresti questa iniziativa e perché?
Essendo La Bazzarra una struttura attenta all’accoglienza dei giovani artisti e allo sviluppo di progetti  innovativi, riesce ad essere presente in modo continuativo sul territorio attraverso attività culturali ed organizzative.
Ultimamente sono stato impegnato nella regia di uno spettacolo con la Produzione del Teatro Stabile di Napoli per il Mercadante, su Frida Khalo con Pamela Villoresi, e precedentemente con il Napoli Teatro Festival. Inoltre abbiamo vinto nel 2018 la terza edizione del bando Migrarti con il sostegno del Mibac dal quale è nato un progetto sull’inclusione degli immigrati dedicato a Miriam Makeba e Nelson Mandela, due progetti del bando SIAE  S’Illumina, uno dei quali è Transiti Sonori che si svolge in Francia e l’altro un progetto denominato “ A Sud” e il bando Nuovo Imaie per i nuovi progetti discografici. . Grazie alla versatilità della nostra struttura che riesce a diramarsi in varie forme d’arte con un riscontro sulla vita sociale, abbiamo la possibilità di realizzare attività stabili e durature, che ci permettono di guardare avanti.


Assocerei Transiti Sonori ad un vino di alta qualità, un connubio generato dall’incontro tra la bella  terra vulcanica del Vesuvio e la raffinatezza della Borgogna.
La Bazzarra invece potrebbe essere sia un rosso per la passione nei propri progetti ma anche un bianco per la freschezza e l’originalità che caratterizza le proprie attività creative.

Veniamo al Transiti Sonori Festival, come nasce l’idea di portare in Francia alcuni spaccati della musica contemporanea del Mezzogiorno? Transiti Sonori è un progetto dedicato agli Under 35, realizzato grazie al contributo SIAE, i giovani di questo paese possono ripartire dall’arte anziché dalla burocrazia?
Siamo molto orgogliosi di questa partecipazione. Finalmente anche l’Italia si sta adoperando per esportare non soltanto prodotti industriali o enogastronomici ma anche cultura, bene di cui siamo maestri al mondo. Abbiamo avuto grazie alla SIAE ed al MIBAC la possibilità di partecipare al bando Live Nazionali e Internazionali come partnership del Festival Italiart che si tiene da 13 anni a Digione. Ho selezionato quattro gruppi Under 35 che rappresentassero una sintesi della cultura musicale del sud Italia. Legati quindi tutti alla stessa radice ma ognuno con un’interpretazione diversa della propria appartenenza. Luca Rossi con la musica popolare, Andrea Rea con il jazz, Corde Oblique con una chiave contemporanea, e i Domo Emigrantes con uno stile Mediterraneo. Tutti musicisti professionisti con un curriculum di alto livello, pubblicazione di dischi e diversi concerti. Sono stato già in Francia per l’apertura del Festival, alla presenza del Console e del primo Consigliere dell’ambasciata italiana che mi hanno accolto con grande entusiasmo. C’è molta attesa rispetto alla musica italiana e in particolare di Napoli, considerata capitale del Mediterraneo grazie alla sua cultura ed anche alle ultime dichiarazioni di Macron riguardo all’amore che nutre per questa città e per Eduardo De Filippo.

Come mai l’omaggio a Pasolini?
A questa domanda non posso rispondere in quanto io sono il Direttore Artistico di una sezione all’interno del Festival Italiart che è Transiti Sonori, con la quale si promuove la musica italiana attraverso questi quattro gruppi. Quindi non sono a conoscenza della scelta da parte del Festival di omaggiare Pasolini.

Dovessi riassumere la figura del direttore artistico in una battuta?
Il Direttore Artistico  è colui che da l’impronta al Festival, il marchio e l’identità. Come nel caso del Festival Ethnos che dirigo da 23 anni seguendo uno stile ricercato ed innovativo, senza mai cedere alla tentazione di adeguarmi alla moda o a clichè prestabiliti.  Qualsiasi idea per essere realizzata ha bisogno di essere coerente con il segno distintivo che è impresso all’interno del progetto stesso per non deludere le aspettative di un pubblico attento e fedele.

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