Intervista a Filippo Cattaneo Ponzoni: dalla collaborazione con Ghemon al percorso solista

di Adriana Santovito

Filippo Cattaneo Ponzoni, classe ’99, è un cantante e chitarrista bergamasco. Filippo inizia il suo percorso artistico molto giovane. A soli 18 anni, inoltre, diventa il chitarrista ufficiale di Ghemon, noto rapper e cantante partenopeo, accompagnandolo sul palco durante diversi tour e registrando con lui in studio diversi brani.

Venerdì 11 settembre è uscito Non voglio aspettare, il suo terzo singolo. Nel settembre del 2019, infatti, Filippo decide di dar vita al suo progetto solista (nonostante la collaborazione con Ghemon sia ancora in atto). La tua alternativa, in uscita a novembre, sarà il suo primo EP, prodotto con Fabio Brignone e distribuito da Artist First.

Non voglio aspettare segue l’uscita di Dimenticarmi di te e La tua alternativa (title track dell’EP).

Partiamo con una domanda molto semplice ma inevitabile. Perché hai sentito il bisogno di dar vita ad un tuo percorso solista nonostante avessi già raggiunto quello che per molti avrebbe rappresentato un punto d’arrivo: ovvero suonare con un artista popolare come Ghemon?

Ciao, Adriana e a tutti i lettori di Inside Music! Aver iniziato a suonare con Ghemon ha sicuramente influito sulla decisione di intraprendere anche un percorso da solista. È un artista che stimo molto e dal quale sto imparando tante cose. Ammiro il suo approccio alla musica e questo, per me, è di grande insegnamento. Suonare con Ghemon mi ha permesso di crescere sia come musicista che come persona e, dopo un’intensa attività live e in studio insieme a lui, è maturata in me l’esigenza di iniziare a scrivere canzoni e di comunicare le mie emozioni attraverso la musica e le parole.

Sei giovanissimo ma puoi vantare già un curriculum di tutto rispetto, appunto. Raccontaci un po’ come e quando hai capito che quella della musica fosse la strada giusta da seguire.

Mi ritengo molto fortunato ad aver fatto tante esperienze in così poco tempo. Ho scoperto la chitarra a 11 anni durante un viaggio in Normandia con amici di famiglia. Un caro amico si era portato la sua chitarra acustica ed è stato amore a prima vista. Tornato dalla vacanza sono andato a comprare la mia prima chitarra elettrica e da quando ho preso in mano questo strumento per la prima volta ho capito che quella sarebbe stata la mia strada. Quello che sto imparando dalla musica è che c’è e ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Mi sono abituato a vedere ogni esperienza come punto di partenza e mai come punto d’arrivo.

Come anticipato, uscirà a breve il tuo primo EP, La tua alternativa. Non voglio aspettare è il terzo singolo estratto proprio da questo tuo primo lavoro discografico. Tu stesso hai definito questo brano come una sorta di fermo-immagine di una storia d’amore che incontra delle difficoltà. Probabilmente la nascita di questa canzone è frutto di un’esperienza personale. Raccontaci di più.

Sì, questa canzone è nata da un’esperienza personale. Parla di quel momento in cui si è consapevoli che la relazione sta per finire senza esserselo ancora detti. La mancata predisposizione a trovare un dialogo e l’orgoglio sono sicuramente le cause scatenanti della fine di questo rapporto. La vicinanza fisica non può più annullare la distanza mentale che si è creata. Aspettare significa rimandare un qualcosa che non si può modificare e il tempo non aiuterebbe a rivedere le proprie scelte.

La tua alternativa conterrà, dunque, 5 brani. Com’è avvenuta la ricerca dei suoni e da quali generi sei stato maggiormente influenzato?

Per questo mio primo lavoro mi sono lasciato influenzare dagli ascolti con cui sono cresciuto che abbracciano diversi generi musicali. Ho cercato di sperimentare senza mettere confini e il sound che ne deriva è frutto di tutto questo: dal cantautorato italiano al Pop, al Rock e al Blues. La chitarra è chiaramente protagonista ma sempre al servizio delle canzoni.

Cosa pensi accadrà in futuro? Pensi di lavorare ad un altro progetto solista?

Non faccio molto caso al futuro, cerco sempre di concentrarmi sul presente in un mondo che si evolve e cambia molto velocemente. Ovviamente spero di tornare presto a fare concerti per portare la mia musica alle persone. Amo molto la dimensione live ed è un aspetto su cui punto molto. Nel frattempo ho iniziato a lavorare al mio primo disco. Non riesco a stare fermo.

Dunque, abbiamo deciso di dare ad un fan o ad una fan la possibilità di fare a Filippo un paio di domande in occasione di questa intervista. Abbiamo aperto un contest all’interno delle nostre storie Instagram e questo è ciò che la vincitrice, Sofia Lussana, ha deciso di chiedere a Filippo.

Come riesci ad equilibrare la tua crescita personale a livello musicale (sia cultura che tecnica) con ciò che scrivi?

Ciao, Sofia! E grazie per queste domande! È una sfida continua, chiaramente lo studio è fondamentale per migliorare la tecnica e dal mio punto di vista la costanza e l’impegno ripagano sempre. Nel mio caso lo studio del canto e della chitarra mi consente di provare a migliorare sempre di più dato che nella musica, come nella vita, non bisogna mai sentirsi arrivati. Quando scrivo, il 99% delle volte, parto dalla musica. Mi faccio guidare da lei, dalle emozioni e dalle sensazioni che mi trasmette in quel momento. Detto ciò mi capita spesso di scrivere indipendentemente dalla musica, quando sono in viaggio mi segno delle note e dei pensieri che poi magari mi ritrovo a utilizzare nelle mie canzoni.

Con quale altro artista vorresti suonare o collaborare che sia lontano dalla proposta artistica di Ghemon?

I primi nomi che mi vengono in mente in Italia con cui mi piacerebbe collaborare sono Brunori Sas e Diodato. All’estero con John Mayer, Gary Clark Jr. e Sam Fender.

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