Intervista a Fabrice Pascal Quagliotti dei Rockets su Parallel Worlds: una full immersion per respirare musica

di Paola Pagni

Una settimana fa è uscito Parallel Worlds, l’atteso primo disco solista di FABRICE PASCAL QUAGLIOTTI, leader e tastierista della leggendaria band Rockets.

In questo disco imperdibile, Fabrice Pascal Quagliotti esprime tutta la sua attitudine compositiva e la sensibilità musicale che lo contraddistinguono,

creando una colonna sonora del 21° secolo che trasporteràl’ascoltatore in un viaggio unico e ricco, attraverso un universo di suoni ricercati e d’avanguardia.

Come ci dirà Fabrice durante l’intervista, questo è un album da ascoltare ad occhi chiusi, perché ogni brano è come la colonna sonora di un film dedicato,

anzi, forse il film è la musica stessa, la sonorità che rapisce la mente e le fa disegnare scenari, appunto, mondi paralleli.

Intervistare Fabrice è stato fondamentale per capire come raggiungere questi mondi con il passo giusto, capirne di più del processo creativo che li ha generati e

di come a volte, certe incredibile coincidenze, non siano altro che segnali direzionali evidenti del nostro percorso di vita.

Intervista da leggere con la curiosità di chi sta per partire per un viaggio, dove il tragitto è la vera destinazione: siete pronti?   

cover

Ciao Fabrice, beh, inizio subito dicendoti che Parallel Worlds è veramente un bel viaggio musicale :i mondi paralleli che tocchi in alcuni casi sono vicinissimi ed in altri sono distanti anni luce.

Come è nata l’idea e l’esigenza di raccogliere questi mondi?

Diciamo che non è stata un’esigenza: erano già 4-5 anni che volevo fare un disco da solo, poi tra gli impegni con i Rockets, con cui ho fatto l’ultimo disco l’anno scorso, Wonderland, ed altre vicissitudini, l’avevo sempre lasciato da parte.

Dopo l’ultimo album invece ho cominciato a scrivere per me, poi mi sono incontrato con Roy Tarrant, il mio discografico e gli ho fatto sentire alcune cose:

è stato lui a suggerirmi di fare un album di soli brani strumentali, e visto che io da grande voglio scrivere per i film, ho deciso che fosse una buona idea.

Per me infatti questi 14 brani sono come 14 colonne sonore di film.

Ecco come è partito questo discorso.

Un lavoro così visionario di cui mi piacerebbe sarebbe qualcosa di più sul processo creativo: parti da un’immagine ,da una situazione che hai in testa, e poi la traduci in suono? O viceversa?

Bella domanda! Solitamente fai un brano e poi dai un titolo, mentre io questa volta sono voluto partire da un soggetto, un tema, un titolo sul quale poi ricamare il brano.

Ad esempio , visto che sono un appassionato di fantascienza e di spazio ed il mio idolo è David Bowie, ho fatto un brano dedicato a lui: Major Tom.

Questo perché lui in Space Oddity ha inventato questo cosmonauta che era il suo personaggio ,quindi mi sembrava un omaggio da parte mia dovuto: in quel brano ho messo tutti gli stili musicali di Bowie.

Così, come Major Tom, ogni brano ha un suo tema che ho volutamente deciso di portare avanti prima di comporlo.

Ma possiamo dire che c’è una ispirazione comune che fa da fil rouge all’album o ogni pezzo ne ha una sua?

Direi che l’unico fil rouge è la mano che li ha creati e cioè la mia: è un album che mi rispecchia, sono io in tutte le mie sfumature.

In effetti tu arrivavi già da mondi paralleli, perché dal 1977 fai parte degli storici Rockets, che sembravano venire proprio dallo spazio, ma questa volta è diverso

Beh questo è vero , la differenza tra lavorare per i Rockets e lavorare per me stesso è che non ho paletti: non devo pensare al genere, al tipo di melodia per il cantante etc.

Per esempio in questo caso, 14 anni fa ho iniziato a scrivere Princess, una melodia per la mia attuale moglie Paola, che però non si adattava molto allo stile Rockets ed è rimasto nel cassetto.

Poi quando ho deciso di partire con l’album, il primo brano che ho ripreso da questo cassetto è stato proprio questo: è realizzato con un pianoforte a coda, ci sono i violini ha delle sonorità più classiche.

In questo disco comunque c’è di tutto, addirittura un brano di Trap rivisitata da me !

Come scusa? Hai detto proprio Trap?

Sì, c’è un brano, Walk Away, in cui ho messo una ritmica Trap, per la quale ho chiesto aiuto ad Axel Cooper con cui collaboro da un po’.

A dire il vero Axel quando gliel’ho chiesto nemmeno ci credeva! Solo che io non sarei mai stato capace di farla perché non è il mio mondo, e devo dire che il risultato è piaciuto molto anche a lui.

Un modo di fare Trap senza avere sempre quel fastidioso canto con autotune nelle orecchie.

Hai usato molti strumenti diversi in questo album quindi ?

Ne ho usati veramente tanti e per questo ho messo l’elenco completo proprio sul cd, perché si va appunto dagli analogici ai digitali, veramente di tutto di più.

Alchemy ad esempio si chiama proprio così perché è una combinazione di synth modulabili e synth analogici.

L’unico strumento più classico è proprio il pianoforte a coda, usato in tre brani dove la sua parte è fondamentale.

Torniamo a mondi paralleli: di tutti questi, ce n’è uno dove ti perderesti più volentieri?

Ci sono 3 brani ai quali sono particolarmente affezionato: Princess per i motivi che ho già spiegato, poi Japanese Tattoo perché io sono appassionato di Giappone e della sua cultura, e poi Friends che esprime proprio il vero mondo parallelo.

Perchè dici questo di Friends?

Perché l’ho fatto con Frederick Rousseau, amico d’infanzia che ha suonato con Jean – Michele Jarre, e Vangelis, e con con cui ci siamo ritrovati per caso.

Per caso?

Sì, perché noi eravamo compagni di scuola alle elementari, poi ci siamo persi di vista; ci siamo rivisti dopo 10 anni a Parigi in un negozio di strumenti musicali ,ed abbiamo scoperto che entrambi facevamo i musicisti, io con i Rockets e lui con Vangelis.

Ecco ,questi sono davvero due mondi paralleli ,dove persone che non si vedono per un sacco di tempo, si ritrovano e scoprono di aver fatto due vite proprio parallele ma simili.

Sicuramente alcune coincidenze a volte sono incredibili

A me è successo anche altre volte : pensa che mi è capitato anche di conoscere per caso, in un locale, un altro musicista nato non solo il mio stesso giorno, del mio stesso anno, ma anche alla stessa ora!

Un gemello astrale trovato per caso praticamente.

Ecco questo per me è un altro vero esempio di mondi paralleli che si incontrano.

E per te come è stato incontrarti con una nuova realtà per questo progetto?

Io dico sempre che ho fatto un disco da solista , ma non da solo : con me ho una squadra bellissima, dal discografico che è Roy Tarrant,

poi c’è Violante per il suono e che non smetterò mai di ringraziare, poi c’è anche una stilista di Prato che è Cinzia Diddi , che mi sta studiando 14 outfit diversi, uno per ogni brano ,che scherzosamente definisco 14 sfumature di Fabrice Pascal.

Solo con una squadra solida si riesce ad andare lontano con un progetto valido.

E poi è importante riconoscere i propri limiti: io alcune cose non so farle, quindi ho bisogno dell’aiuto di chi invece ne è capace .

Quindi è proprio il caso di dire che ne vedremo di tutti i colori …

Si si, e sono veramente contento di questo

Ma Parallel Worlds è stato un modo per scappare dalla realtà del lockdown?

Ho cominciato a lavorarci 2-3- mesi prima a dire il vero, e quando poi c’è stato il lockdown ho praticamente fatto una full immersion, a volte anche di 15 ore al giorno: addirittura non avevo nemmeno fame, mangiavo musica.

Per questo motivo in soli 6 mesi sono riuscito a fare un disco.

Sono stato rapito dalla mia musica e probabilmente a breve succederà di nuovo, perché ho già iniziato anche altre cose.

Comunque sono soddisfatto del risultato perché questo non è un disco di moda, ma un disco da ascolto, quindi non temo che abbia una scadenza per quanto riguarda il suo stile.

Credo che il miglior modo per coglierne il significato sia comunque ascoltarlo : come consigli di farlo?

Sicuramente di ascoltarlo in relax con le cuffie, oppure mentre si viaggia, ma assolutamente non da un cellulare, non avrebbe senso.

Io mi arrabbio proprio quando vedo a gente che ascolta la musica col cellulare, perché è impossibile ascoltarla bene : i medi ed i bassi scompaiono completamente, la musica non è fatta per esser ascoltata così.

La gente dovrebbe essere educata a prendersi il tempo necessario per ascoltare la musica, non farlo solo di sfuggita.

I brani andrebbero ascoltati ad occhi chiusi per immaginarsi le emozioni che ti suscitano.

Un consiglio prezioso, quello di Fabrice, perchè il tempo speso per apprezzare la vera bellezza delle cose non è mai sprecato.

Se non l’avete ancora fatto, cominciate da Parallel Worlds e capirete la differenza.

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