Intervista a Degà , tra un Gin Tonic e un po’ di Indie

di InsideMusic

Il cantautore di origine napoletana Degà, alias Gaetano Marrone, ha pubblicato il 19 novembre, in tutte le piattaforme digitali, Gin Tonic, il secondo singolo dopo Bramarti, uscito lo scorso luglio, in attesa dell’album di debutto previsto per il prossimo anno.

Nel suo nuovo lavoro, Gin Tonic, descriveuna storia d’amore nelle sue varie fasi, dalla conoscenza alla separazione, il tutto declinato in salsa indie.

Mentre passeggia nella sua città di adozione, Roma, ci racconta dei suoi cantanti di riferimento, della passione per il teatro, la pittura impressionista, la poetica di Shakespeare e la filosofia di Dostoevskij.

Gin Tonic Cover

Ciao Gaetano, o dovrei chiamati Degà?

Ci sono un sacco di coincidenze a riguardo. Sono appassionato dell’impressionismo, quindi il richiamo è chiaramente al pittore e scultore parigino Edgar Degas. Al di là di questa coincidenza sta per Gaetano, De invece è preso dal latino, per indicare l’argomento di cui si parla, si scrive, si discute.  Mi piace come nome!

Parliamo della tua nuova canzone: come mai hai scelto il Gin Tonic come il filo conduttore di tutta la storia, oltre la storia d’amore?

L’ho scelto perché è in cocktail che piace a tutti e perché poteva essere declinato in vari modi: può essere elemento di condivisione e mezzo di conoscenza tra i due, finché i protagonisti stavano bene insieme; poi assume valore nostalgico: le tue labbra sapevano di Gin Tonic. Alla fine della storia, per il protagonista il drink diventa un elemento sostitutivo, perché affoga i dispiaceri nell’alcol non sapendo più come dimenticare la delusione. Mi ha creato anche diversi problemi aver usato questo titolo e aver menzionato esplicitamente nella canzone il Gin Tonic, malgrado non ne abbia parlato in termini positivi: E quel sapore di Gin Tonic diventata una costante che mi spacca dalla sera al mattino.

Nella canzone c’è una sorta di accelerazione dei tempi nella parte in cui andava tutto bene, poi pian piano tutto rallenta. Sembra che il ritmo segua l’andamento della delusione amorosa…

Sono partito inizialmente dal quando i protagonisti si sono conosciuti per poi, man mano, affondare nella storia e arrivare alla delusione finale. Anche il ritmo segue questo andamento, di pari passo con la storia, senza neanche averci pensato, è venuto in automatico nello scrivere; spesso era la parola che pensavo che mi portava ad incalzare di più col ritmo per poi rallentare quando il protagonista cede allo sconforto e cade nella paura ossessiva del futuro, sottolineata da quel chi ci sarà dopo di te, ripetuto insistentemente diverse volte.

È una storia molto personale, posso chiederti se è autobiografica?

No, non è autobiografica; in realtà è nato tutto da una confidenza di un mio amico, dalla quale ho preso spunto per raccontare questa storia. Sicuramente quando scrivi una canzone vai a trovare nel tuo archivio personale e vai a scavare anche nel tuo vissuto…. Un po’ come l’attore che deve piangere sul palco e per farlo va ad indagare nei suoi traumi. L’input è stata la storia del mio amico, quindi i concetti chiave sono suoi, ma i contenuti emozionali sono miei, visto che comunque l’ho scritta e musicata completamente da solo.

C’è della teatralità nel video, che è un’altra delle tue passioni …. Ci hai lavorato in prima persona?

Ci ho lavorato anche io, ma in sinergia con il regista Valentino Vigo Orciuolo. Ora non recito ma la recitazione è stata la mia passione e per un breve periodo l’ho anche studiata; infatti gli attori del video sono dei miei ex colleghi.

L’ambientazione del video è tra il laghetto di Villa Borghese e il quartiere del Pigneto che è un po’ la patria dell’indie romano. È un caso?

Ho scelto Villa Borghese perché mi serviva per la narrazione una villa con tanto verde intorno. Volevo concentrare la maggior parte del focus sull’espressione degli attori, quindi cosa c’è di più malinconico e nostalgico di un parco in autunno? L’idea era quella di richiamare Hyde Park in questa stagione, perché i due protagonisti si lasciano proprio alla vigilia della partenza per New York. La ragione per cui l’ambientazione della canzone è il Pigneto è collegata alla storia raccontata dal mio amico; infatti i due, nella realtà, si sono conosciuti e uscivano proprio nel quartiere. Non era un richiamo voluto all’indie romano.

Ti senti un cantante indie?

Attualmente mi rispecchio in questo genere però, se mi dovessi autodefinire, non vorrei etichette. Mi ritrovo più nel cantautorato, perché il mio modo di scrivere è molto libero. Sicuramente quello che sto facendo ora rientra nel genere indie ma non so se sarà così per sempre.  Magari mi sveglio domani mattina e scrivo una canzone in napoletano!

A proposito di cantautori a cui ti ispiri, nel primo singolo ho trovato un po’ di Max Gazzè, hai dei modelli di riferimento?

Si, me lo hanno già detto! Probabilmente si sentono anche le influenze dei Negroamaro e di Brunori Sas, che sono i cantanti che ascolto maggiormente.

Stai lavorando al tuo album di debutto, quando uscirà?

Ci sto lavorando, ma non so quando uscirà. Sicuramente ad inizio 2021 ci sarà un nuovo singolo ad inaugurare un nuovo anno, speriamo migliore di questo. Per il resto sono ancora nella fase di scrittura, poi dovrò scegliere le canzoni…. Insomma ho ancora un po’ di lavoro da fare!

A Cura di Alessia Andreon

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