Intervista a Danu che come il suo Kenshiro non si arrende-Intervista

di Paola Pagni

Dopo il grande successo ottenuto nel corso del 2021, DANU, nome d’arte di Daniele Nunziata, torna con “KENSHIRO”, il suo ultimo brano disponibile in digitale e sulle piattaforme streaming (QUI).

Scritto dallo stesso cantautore Daniele Nunziata e composto da Pietro Celona, produttore del brano, “KENSHIRO” è un brano indie-pop in cui la produzione lo-fi si sposa a melodie pop, con cui l’artista, paragonandosi all’eroe manga Kenshiro, mette a nudo sé stesso e le proprie emozioni.

Il brano, mixato e masterizzato da Jesse Germanò (Jedi Sound Studio) e distribuito da ADA Music, descrive gli stadi emotivi di una persona in seguito alla fine di una relazione sentimentale.

Il testo inizia con un ricordo, continua con l’ammissione di una colpa, l’insicurezza e i dubbi di non sapere che direzione prendere, per concludersi, poi, con un messaggio di speranza: è necessario “tuffarsi nel deserto”, una realtà che spaventa e dopo averla superata sarà possibile trovare “un fiore che nessuno ha mai scoperto”.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Danu, che aveva appena aperto il concerto di Anatasio al Fabrique, e che ci ha spiegato come sta cambiando la sua scrittura.

Intervista a Danu

Domanda a bruciapelo: come è andata l’apertura di Anastasio al Fabrique?

Quello al Fabrique è stato senza dubbio uno dei miei primi live importanti. Ero un po’ teso in effetti, però appena sono salito sul palco il pubblico ha accolto molto bene, nonostante la maggior parte dei presenti non mi conoscesse. La cosa che mi ha stupito di più è stato sentire qualcuno che cantava le mie canzoni, soprattutto perché io faccio indie pop che è un genere diverso da quello di Anastasio. Sicuramente è stato molto emozionante.

 Quandohai saputo che avresti aperto il concerto di Anastasio come hai reagito?

Non ho mai avuto molta paura in realtà, ma sicuramente è stato da subito forte il sentimento di doversi impegnare a fare bene, perché era una bella opportunità.

Tu non sei nuovo ai colpi di scena, infatti in pochissimo tempo hai fatto record di ascolti, soprattutto nel 2021. Hai festeggiato addirittura il milione di ascolti per “È stato bello”

Sicuramente è stato un bel traguardo, soprattutto essendo all’inizio, e raggiungere così tanto ascolti da indipendente è veramente tanto. Oltretutto è anche il brano più intimo che ho scritto finora. Poi i primi tre brani che avevo fatto uscire non erano andati un granché, per cui non me lo aspettavo proprio.

Ma torniamo a Kenshiro: un guerriero che sopravvive ad una relazione andata male?

Diciamo che in certo senso è il continuo di “E’ stato bello”, perché Kenshiro è un guerriero che porta sette cicatrici sul petto, che in questo caso rappresentano un po’ le cicatrici che ognuno si fa durante il proprio percorso di vita. Di fatto siamo tutti un po’ dei combattenti, tutti noi dobbiamo affrontare qualcosa che ci rende guerrieri.

È autobiografico?

Si certamente. Sia in Kenshiro che in È stato bello c’è molto di me dentro. D’altronde è per quello che ho iniziato a scrivere, per esprimere ciò che avevo dentro.

Tu inizi a scrivere canzoni tre anni fa: come è cominciato? E come sei cambiato nel frattempo?

È successo tutto quanto mi sono trasferito a Milano per studiare e nello stesso momento io e la mia ragazza di allora ci siamo lasciati. Per cui trovarmi da solo in una nuova città mi ha fatto venire voglia di scrivere, anche per sfogarmi. Ed in effetti devo dire che è stato anche molto terapeutico. Poi nel 2020 è uscita la prima canzone ed ho iniziato a pensare che potesse davvero diventare quello che avrei fatto per vivere. Così, dopo la laurea, mi sono concentrato solo sulla musica, perché sento che è la strada che voglio percorrere. Almeno per adesso, poi si vedrà.

Poi man mano la mia scrittura è maturata, per cui se all’inizio è stato proprio per una necessità personale mia, adesso oltre a quello c’è la voglia di farla diventare una realtà.

Addirittura adesso ho anche iniziato a scrivere canzoni per altri artisti, quindi ho proprio una consapevolezza diversa nel creare i brani.

              Dopo l’esperienza che abbiamo descritto all’inizio, ti senti pronto per altri live? Quali sono i prossimi progetti?

Per adesso ho ancora troppo pochi brani per pensare ad un concerto solo mio, e poi dovrei rivisitare anche un po’ i primi pezzi che ho scritto, proprio perché sento che adesso la mia scrittura è cambiata. Mi piacerebbe però almeno riuscire ad aprire qualche concerto di altri artisti questa estate, per stare ancora sul palco. Ovviamente poi dovrò pensare a fare uscire un album e successivamente crearmi una band per andare live, ma sicuramente è tra i miei obiettivi futuri.

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