Intervista a Dalila Spagnolo, la cui musica è di un giallo fiore.

di Leslie Fadlon

Dopo l’uscita della sua “Giallo Fiore”, abbiamo deciso di intervistare Dalila Spagnolo. Giovane e sensibile, la cantautrice Dalila Spagnolo racconta i timori e la gratitudine maturata nel periodo di lockdown con il nuovo singolo “Giallo Fiore”, brano che le ha permesso di arrivare in finale al Premio Lunezia 2020. Dopo il brano di sensibilizzazione “You are not alone”, pubblicato nel periodo di lockdown in collaborazione con Cool Club, SEI Festival e Giovane Orchestra del Salento diretta da Claudio Prima, Dalila pubblica il suo primo singolo in italiano “Giallo Fiore”. Ora è all’attivo nella produzione del primo disco in lingua italiana, previsto in uscita per l’autunno: il progetto vuole valorizzare la bellezza di suoni provenienti da diverse parti del mondo, per questo è incentrato su ritmi e atmosfere dal mondo, coinvolgendo musicisti e in particolare percussionisti attivi a livello nazionale. “Giallo Fiore” è un brano dal sound intenso, introspettivo, sognante in cui la cantautrice racconta di un intero percorso fatto di timori legati alla precarietà emotiva causata dal periodo di lockdown, e quindi di distanziamento, mancanze, equilibri persi o cambiati. Il brano vuole sensibilizzare e stimolare alla gratitudine: allenarsi a vedere i colori di una primavera vista sbocciare anche se solo “dal balcone di casa”. Ne abbiamo parlato in quest’articolo, buona lettura.

L’intervista a Dalila Spagnolo

Ciao Dalila, come nasce “Giallo Fiore”?

Ciao Inside Music! Giallo Fiore nasce dal periodo storico che l’Umanità ha affrontato negli ultimi mesi. Era il mese di aprile, la primavera stava sbocciando ed io, come molti altri, l’ho vista dal balcone di casa. Ma questa fase di gratitudine nell’apprezzare i colori di una primavera un pò diversa dal solito, arriva solo in un secondo momento.. Infatti, per tutto il brano dialogano timori, paura del cambiamento e voglia di uscire da una zona comfort alla quale tanto caramente ci siamo legati durante il periodo. In poche parole Giallo Fiore vuole sensibilizzare ed allenare ad essere grati alle piccole cose, come una primavera vista sbocciare, anche solo “dal balcone di casa”.. una primavera dal colore Giallo Fiore.

Il pezzo ti ha portato in finale al Premio Lunezia 2020. Che tipo di esperienza è stato?

L’esperienza al Premio Lunezia è stata veramente unica! A livello artistico, ma soprattutto umano. I concorsi sono cantieri di talenti, sogni, speranze, belle persone che lottano per l’arte, per fare musica nella vita. Sono strade difficili, fatte di delusioni, rinunce e sacrifici, oltre che di soddisfazioni. Quando queste si incontrano non può che nascere bellezza, sintonia, scambio e amicizia. Mi porto a casa un secondo premio che mi ha riempito di gratificazione e soddisfazione, ma conservo indelebili soprattutto le conoscenze, le relazioni e le esperienze umane. Giallo fiore è nato durante il lockdown, periodo durante cui hai pubblicato “You are not alone”. Com’è stato far confluire le emozioni di quel periodo nella musica?
You are not alone è un brano molto semplice ed emotivo. Non servono molte parole, soprattutto nel periodo di isolamento sociale che abbiamo vissuto. “Tu non sei solo, Io non sono solo, siamo Insieme”. Mi è bastato dire questo, lanciare questo messaggio, ricevere feedback di persone che ascoltando il mio brano si sono sentite meno sole. Cosa conta più di questo? Se la mia musica serve a qualcosa, a qualcuno, a sciogliere i nodi, allora lì ho fatto centro. Sono quel tipo di cantautrice che prende spunto dal dolore e dalle fragilità, quindi, in un periodo in cui queste emozioni erano così presenti e forti, non solo in me, ma nel mondo, non è stato difficile per me metterle in musica. E’ stato un periodo super produttivo, ho scritto molti pezzi frutto di profonde riflessioni. Continuerò a sensibilizzare la gente, in particolare i giovani, attraverso la mia musica.

E quando, nella tua vita, hai deciso che volevi fare la cantante?

In verità, nonostante scriva da quando avevo sedici anni, solo da circa un paio di anni mi sono accorta di ESSERE una cantautrice e quindi ho iniziato anche a FARE la cantautrice. Sono del parere che tutto nasce nella naturalezza e spontaneità, nel tempo. Il trucco è farsi le domande giuste, e una volta che arrivano le risposte, iniziare a muoversi nella direzione in cui ci spinge quel fuoco che abbiamo dentro. Questo fuoco che sento di avere non me lo ha insegnato o regalato nessuno, è da un pò che ne sono semplicemente consapevole.

Che tipo di musica prediligi, come ascoltatrice?

Il mio percorso da cantante è iniziato come corista della Compagnia Corale Gospel Just4Jesus diretta da Tyna Maria e da allora gli ascolti che prediligo sono proprio il Gospel, il Soul, l’ R&B. Ultimamente mi sono avvicinata di più alla musica cantautoriale italiana, cerco di restare sempre aggiornata sulle ultime uscite e scovare i cantautori di nicchia

 Tra i miei ascolti del cuore c’è un posto speciale per Pino Daniele.

Sei parte dei musicisti “Locomotive Giovani” 2019, ci racconteresti come è cominciata questa esperienza?

L’esperienza “Locomotive Giovani” è una grande opportunità artistica che consiglio di provare agli artisti che vogliono fare esperienze musicali serie, con musicisti di alto livello e soprattutto persone sensibili, come, tra gli altri, Raffaele Casarano.
Il Locomotive è una realtà attiva a livello locale e nazionale ormai da anni, è un motore sempre acceso di idee, iniziative ed opportunità.

 Io l’ho vissuta esattamente come una grande opportunità di incontro con altri artisti, di condivisione della mia musica e degli altri che l’hanno portata all’interno del progetto. Nuove amicizie e collaborazioni sono nate e si confermano nel tempo. Lo rifarei 1000 volte ancora!

Cosa possiamo aspettarci dal tuo primo disco in lingua italiana?

Io e il mio produttore artistico Luigi Russo abbiamo lavorato tanto sul sound di questo disco per renderlo diverso, suonato da strumenti reali e il più moderno possibile allo stesso tempo. Abbiamo passato tutte l’estate in studio di registrazione, “Il Cantiere Laboratorio Musicale” è diventata la mia prima casa, porto sicuro della mia creatività. Ho voluto improntare tutto sulle atmosfere dal mondo, il disco sarà incentrato sulle percussioni provenienti da diverse parti del mondo: Africa, Palestina, Egitto, Europa. Eticamente dire che il mio obiettivo non è creare aspettative, ma invitare a riflettere in particolare i giovani. Parlo da giovane che frequenta maggiormente persone adulte, ma che si relaziona con altri giovani poco attenti alle proprie fragilità e di conseguenza a quelle degli altri. In questo disco mi scopro fragile come un cristallo, come se fosse la cosa più bella che potesse capitarmi, e lo è.  In questo disco lancio una sfida: cantare i timori, la fragilità, la gratitudine e non l’effimero.

Infine, quali sono i tuoi prossimi progetti?

Per ora sono molto focalizzata sull’uscita del primo disco, e su tutto ciò che ne consegue, tra cui i concerti dal vivo. L’anno prossimo bazzicherò in diversi concorsi per cantautori. Il mio progetto futuro e prossimo è Sanremo Giovani. Incrocio le dita.

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