Intervista a Daino, giovane talento per cui la casualità è un valore aggiunto.

di Paola Pagni

Niccoló Dainelli in arte “Daino” è un musicista polistrumentista e cantautore milanese di origini toscane, classe 1999.

Dopo essere arrivato 2° al Festival di Castrocaro Terme 2020 ed dopo aver pubblicato il brano  “Mioddio” il 27 agosto, Daino ed entra ufficialmente nel team di Warner Chappell Music Italiana  e pubblica il singolo “Quanto era bello” sotto la guida di Valentina Parigi.

In “QUANTO ERA BELLO” l’artista ripensa ad un sabato sera trascorso in giro per Milano in compagnia di una ragazza incontrata poche ore prima in un locale.

La serata rimane impressa nella mente del protagonista e viene raccontata con un tono dolce amaro dal cantautore.

Nel brano il tono e le sonorità indie/pop sono in netto contrasto con il testo malinconico.

Abbiamo intervistato Daino, in una chiacchierata in cui è emersa in primo piano la sincerità artistica di questo giovane cantautore, che mette al centro dell’attenzione solo la sua musica, rimanendo se stesso.

cover daino

Ciao Niccolò, mi ci fa molto piacere averti su Insidemusic, perché ti seguiamo da un po’ e la tua proposta musicale ci intriga davvero.

Hai avuto un’estate piena di soddisfazioni, oltre ai singoli pubblicati, il secondo posto a Castrocaro: sei rimasto sorpreso da questa veloce successione di eventi?

In realtà sì, è successo tutto abbastanza velocemente, ed è stata un po’ una sorpresa.

Io ho partecipato a questo concorso non aspettandomi più di tanto, ed invece mi sono trovato lì a suonare su quel palco, con musicisti bravissimi ,un mio pezzo, per cui senza compromessi sono riuscito ad andare in Tv e questa per me è stata una cosa bellissima: non ho dovuto recitare nessuna parte se non quella delle mie canzoni.

Sono stato me stesso e questa è una bella cosa perché io ci tengo ad apparire come sono.

A proposito di questo, dalla tua biografia scopro che tu sei un busker: in cosa è diverso esibirsi per strada piuttosto che su un palcoscenico?

Beh diciamo che la cosa principale è il fatto che comunque, quando mi esibisco in strada per me è un arricchimento personale, perché non è solo la gente che guarda quello che faccio ma sono io che guardo la gente.

Quindi è un modo anche di avere un contatto umano, oltre all’esibizione in sé per sé; mentre invece sul palco tipo a Castrocaro, c’erano tanti musicisti dietro di me quindi anche concentrazione e adrenalina si alzano.

Per strada invece sono io da solo con la chitarra, e suono in un modo più rilassato, guardo la gente che a volte si ferma anche a parlare, ecco, è un approccio diverso.

Ma tutte e due le esperienze ti arricchiscono a modo loro.

Quindi paradossalmente quando sei in strada, anche se sei in mezzo alla gente, ti senti meno al centro dell’attenzione

Si in realtà è così, la piazza è strana perché in due ore vedo la gente andare e venire, tornare, vedo facce sempre diverse. Poi sinceramente a me non piace stare al centro dell’attenzione, ecco perché in strada mi sento così a mio agio.

Beh direi un giusto compromesso tra il voler far sentire la tua musica e non stare troppo sotto i riflettori (ridiamo)

Forse per questo le tue canzoni sembrano sempre viste dal basso, cioè da un punto di vista che non è onnisciente, quindi ti somigliano molto

Sicuramente ti do ragione sul fatto che tante cose sono quotidiane, parlo di cosa vedo.

Poi questo gusto dolceamaro c’è quasi sempre nelle mie canzoni perché racconto delle cose con un po’ di zucchero, ma lo bilancio con qualcosa di amaro per non essere sdolcinato.

 Quanto era bello infatti è un tuo ricordo

Beh si, la canzone è autobiografica, parlo anche di locali precisi e la protagonista stessa di cui parlo è in effetti esistente, ma in realtà tutte le mie canzoni sono così, perché comunque passano tutte dalla mia pelle, dalla mia quotidianità.

In realtà comunque scopro anche che sei abbastanza “secchione”, visto che oltre ad aver fatto il conservatorio, hai fatto il classico ed hai vinto anche una borsa di studio alla Berklee Music School di Boston.

Oddio proprio secchione non sono mai stato (Ride), però mi piace fare le cose bene ecco (Ridiamo)

Anche sa fa un po’ ridere devo dire che ho vinto questa borsa di studio quasi per caso.

Ho fatto questa audizione senza forse nemmeno capirne bene il senso, ed ho vinto questa borsa di studio di grande valore, quindi ho preso la mia chitarra ed il mio volo per Boston e sono partito.

Li ho vissuto con tanti altri studenti di tutto il mondo ed ho fatto questa esperienza multiculturale che mi ha cambiato nell’approccio e nel confronto con le cose.

Certo, viaggiare in generale è sempre una cosa che dà molta ispirazione, proprio perché ti mette in contatto con persone e culture diverse.

Gli Usa poi, lo stiamo vedendo adesso, sembrano simili all’Europa ma non lo sono, in realtà sono molto diversi, nel bene e nel male.

Mi fa molto ridere questa cosa, delle situazioni che ti succedono quasi come se tu ti ci trovassi inconsapevolmente, dalla borsa di studio a Castrocaro, mi immagino proprio te che ti ritrovi lì e dici “ok canto e vediamo che succede “(Ridiamo)

In realtà non mi piace programmare troppo le cose, sono una persona “casuale “nel senso che quando scrivo, per esempio, lo faccio sul momento, facendomi guidare dall’ispirazione.

In questo senso penso che la casualità abbia un’accezione positiva, perché anche volendo progettare tutta la nostra vita, poi ci sono dei momenti che arrivano inaspettati che forse sono anche i più belli.

La casualità ha un suo valore.

Certo, e poi evita le sovrastrutture preservando la semplicità delle cose

Esatto. Le canzoni lo insegnano bene infatti: alla fine i pezzi migliori infatti secondo me sono quelli che escono di getto.

Puoi anche starci giornate a pensare ma quando un brano ti viene in 15 minuti, la sua spontaneità si sente e al 90% è giusta così.

Ma secondo te, qual è la difficoltà più grossa che trova un emergente oggi?

Secondo me la situazione è cambiata molto negli ultimi anni e probabilmente cambierà ancora, soprattutto per i social che hanno mutato tantissimo il modo di sentire la musica.

Le persone ascoltano musica sui cellulari in giro per strada, quindi è normale che l’attenzione sia più bassa rispetto a quando si compravano dei dischi.

Per certi sensi amo tantissimo questo momento, perché ad esempio tanti ragazzi come me scrivono in Italiano, parlando della nostra realtà : un ritorno molto positivo rispetto a 10 anni fa quando tutti scrivevano in inglese per emergere.

Quindi abbiamo in mano anche mezzi molto potenti per farci ascoltare.

In un certo senso questo momento è bello, mi piace anche il fatto che si possa fare musica anche in cameretta, dà la possibilità di esprimersi anche con mezzi economici.

Insomma fare musica oggi è più alla portata di tutti

Beh questo però se vogliamo è anche un po’ un’arma a doppio taglio …

Esatto, può essere una cosa anche negativa perché necessariamente il livello si abbassa, e comunque anche il gusto della gente va di pari passo con quello che gli viene proposto.

Però ecco, è un discorso un po’ di difficile, bisogna vedere cosa succederà nei prossimi anni perché comunque il mondo musicale sta cambiando molto velocemente.

Se pensiamo già alla prima generazione dei cantautori indie, da I Cani in poi il panorama è cambiato molto.

Io non sono negativo nemmeno riguardo alla musica Trap ad esempio, perché credo che nel momento in cui mi arriva un messaggio, stai trasmettendo qualcosa di vero e di sincero.

C’è un genere musicale a cui non ti avvicineresti mai nemmeno per sbaglio?

Mah… è difficile da dire, probabilmente forse il metal hard core, ma solo perché non l’ho ascoltata tantissimo. Magari tra qualche giorno scoprirò un artista metal che mi fa impazzire e allora cambierò idea.

Quali sono state le tue ispirazioni musicali di riferimento?

Diciamo che ho sempre ascoltato tantissima musica di vari generi, da adolescente per esempio molta musica Rap ma mi piacciono un sacco anche i cantautori, da De André a De Gregori a Fossati : insomma i capisaldi della musica italiana.

Ultimamente ascolto molto dream pop, ma ho ascoltato anche molta musica reggae insomma diciamo che assorbo molto.

Per i testi invece più che a cantautori mi faccio ispirare dai libri, io leggo molto (grazie a dio! n.d.r.), mi piacciono i romanzi di De Carlo e Murakami, e poi i film, tra cui quelli di Nanni Moretti che mi piace molto per come racconta il disagio generazionale.

Insomma la tua ispirazione è trasversale, sia tra i generi musicali che al di fuori della musica.

Invece parlando di futuro musicale, tu che progetti hai ?

Ora come ora stiamo lavorando a tanti pezzi.

Poco prima di questo nuovo lockdown abbiamo fatto una sessione in studio in cui abbiamo ascoltato quasi 30 pezzi, quindi spero di far uscire un disco quando i tempi saranno migliori ,e magari qualche altro singolo.

Di certo parlare di progetti in questo momento è un po’ difficile.

Beh si, forse lo è , e per questo noi ti facciamo il nostro personale in bocca la Lupo, sperando di vederti presto live.

0

Potrebbe interessarti