Intervista a Cristiano Cremonini, tenore ed autore de “Il Teatro della gente”

di Paola Pagni

È tornato “a trovarci” su Insidemusic un’artista bolognese che abbiamo avuto il piacere sotto più aspetti: Cristiano Cremonini, alias Cris La Torre, non smette mai di stupirci.

Questa volta, anziché con la sua voce da tenore, lo fa con caratteri nero su bianco: Cristiano Cremonini infatti è anche un bravissimo scrittore, e per l’occasione ci ha parlato del suo ultimo libro “Il Teatro della Gente”.

Ma di cosa parla questo suo ultimo lavoro? Ovviamente di musica, di Opera e della sua amatissima Bologna.

Un testo pensato per tutti, appassionati e neofiti, che si prefigge di raccontare in breve ma con dovizia di dettagli e verve tipicamente petroniana la grande tradizione musicale legata al Teatro Comunale ed a Bologna.

Lo fa attraverso i protagonisti dello scenario lirico internazionale che qui hanno studiato, lavorato, soggiornato o vissuto a lungo fra Settecento e Ottocento, come Farinelli, Mozart, Rossini, Donizetti e Verdi. Fino ad arrivare a Wagner. La musica del celebre compositore tedesco approda per la prima volta in Italia 150 anni fa, proprio al Comunale. (Lohengrin, 1871), influenzando, in seguito, tutti gli illustri esponenti della cosiddetta Giovane Scuola Italiana: Puccini, Mascagni, Giordano, Catalani…

E poi la ciliegina sulla torta: il volume è corredato da 12 ritratti di celebri maestri del melodramma disegnati a china e carboncino dallo stesso autore, copertina inclusa.

Abbiamo approfondito tutto questo direttamente con lui, in una piacevolissima intervista che siamo certi vi farà venire ancora più voglia di leggere il suo libro.

Che tra l’altro trovate in vendita QUI.

Intervista a Cristiano Cremonini

Ciao Cristiano, come sempre è un piacere averti su Insidemusic, anche se questa volta in veste di scrittore. Come nasce quindi l’idea di questo libro?

Ciao Paola, il piacere è mio. Dal giorno in cui ci collegammo sul web per parlare della mia ultima canzone “Fidati dei sogni” vi seguo sempre con entusiasmo. L’idea di questo nuovo libro nasce dal forte desiderio di offrire il mio contributo alla città in cui sono nato e che tanto mi ha dato: Bologna, città delle arti per antonomasia e in particolare della musica.

L’occasione è capitata quando nella primavera scorsa sono entrato in contatto con Riccardo Fiore, il direttore della giovane casa editrice Calamaro Edizioni che ha sede a Bologna.

Il 2021 è stato un anno molto importante, infatti ricorreva il 150° dall’approdo della musica di Wagner in Italia: il 1° novembre del 1871 al Teatro Comunale (all’epoca chiamato “Nuovo Pubblico Teatro”) si eseguì la prima italiana dell’opera Lohengrin del Cigno di Lipsia, uno dei più grandi compositori e artisti eclettici della storia della musica.

Non potevo non tornare sui miei passi lirici alla vigilia di questa ricorrenza epocale. Convenimmo con Riccardo che oltre a narrare nel dettaglio questo avvenimento si poteva per la prima volta realizzare un “compendio” sulla storia del teatro, dal taglio divulgativo, scorrevole e a tratti ironico, con alcuni riferimenti al folclore locale. Il tutto in non più di 200 pagine. Un’operazione sicuramente ardua a cui ho dedicato tutta l’estate scorsa e che spero possa essere apprezzata a una folta schiera di lettori.     

L’amore per l’Opera e l’amore per la tua Bologna insieme in questo libro: potresti mai dire quale dei due è più grande?


Dici proprio bene; si fondono insieme, perché alcuni dei debutti più significativi sono avvenuti proprio sul territorio. Il primo è stato nel 2004, quando fui scelto per impersonare il ruolo del leggendario Re Enzo, nell’omonima opera di Ottorino Respighi – il suo lavoro d’esordio – ed era una prima rappresentazione in tempi moderni, proprio al Comunale bolognese. Fu un’emozione unica vestire i panni di un personaggio simbolo della mia città!

Nel 2006 ebbi poi il privilegio di inaugurare il Teatro Guardassoni, un’antica piccola gemma tutta affrescata che giaceva dimenticata sul piano nobile di un palazzo del Cinquecento. Attraverso un’associazione culturale restituimmo quella magnifica sala a Bologna, inscenando un’opera da camera che era stata scritta proprio per quel luogo cento anni prima. Fu un avvenimento che ebbe eco nazionale… una bella soddisfazione!…

Nel 2013 sono tornato al Comunale per un’altra prima nazionale, Divorzio all’italiana, opera contemporanea di Giorgio Battistelli (il grande compositore Leone d’Oro alla carriera a Venezia nel novembre scorso), incentrata sulla sceneggiatura dell’omonimo film di Pietro Germi. Io per l’occasione vestii i panni di Don Sandrino Ferraù, detto Fefè, il protagonista, ruolo che era stato impersonato per la prima volta dall’immenso attore Marcello Mastroianni!


L’inverno successivo, sempre al Comunale sono stato invitato dai Filarmonici del Teatro per partecipare al Concerto di Capodanno. Cantai due cavalli di battaglia pucciniani di noi tenori: “E lucevan le stelle” da Tosca e “Nessun dorma” da Turandot. Ebbi un’accoglienza molto calorosa quella sera, ma non so neppure io come feci a cantare, perché avevo perso mio padre da pochi giorni. Dall’alto sicuramente ricevetti il suo sostegno.  

Wagner ha segnato il tuo primo incontro con l’Opera così come Bologna è stato il primo incontro di Wagner con l’Italia: ma questo lo rende anche il tuo compositore “preferito”?



Sì, questo è vero, Sigfrido è stata la prima opera di Wagner che ho visto dal vivo al Teatro Comunale di Bologna… ma la prima opera che ho ascoltato in assoluto è stata Un ballo in maschera di Verdi. Parlo di un disco in vinile che mi fu regalato quando frequentavo le Scuole Medie. Mi incuriosì quel particolare dono. La curiosità è l’altro grande motore assieme all’amore, che muove questo mondo, anzi, in molte occasioni è la curiosità a precedere l’amore; per l’Opera con me è stato così.


Tornando alla tua domanda, è davvero difficile per un artista che vive con e di musica fare questo tipo di scelta. Amo la musica nella sua totalità e al di fuori dei suoi generi, delle varie definizioni che l’uomo le ha sempre attribuito.

Ci sono giornate che ascolto Verdi, “il primo amore”, con le sue melodie orecchiabili e struggenti, altre volte il grande Puccini, l’ultimo genio del melodramma, con le sue orchestrazioni raffinate e complesse, come quelle di un compositore di musica sinfonica. Poi c’è la musica strumentale rinascimentale e barocca: adoro Monteverdi, ad esempio, il padre dell’Opera. I suoi sensualissimi madrigali. La purezza delle melodie di Händel  e di Mozart. E sono solo all’inizio.

Vedi bene quanto è difficile per me scegliere un solo artista. Certo è che Wagner ha il potere – come pochissimi altri – di trasportarti in un mondo che è totalmente al di fuori del tempo… mi incanto ogni volta che ascolto Liebestod, la drammatica aria finale dell’opera Tristano e Isotta, magari cantata dalla superba voce di Jessye Norman.

ritratto wagner

Puoi raccontarci brevemente una curiosità, un aneddoto, che troveremo nel libro?



Come sai adoro scavare nelle biografie degli artisti geni, anche per trovare il loro lato più umano, che li avvicina a tutti noi comuni mortali. Questo libro si pone proprio questo obiettivo: umanizzare i grandi personaggi del mondo dell’Opera; Rossini, ad esempio, era un uomo psicologicamente molto emotivo… si spaventava con pochissimo! Per questo lo paragono a Don Abbondio, “un vaso di coccio i n mezzo a tanti vasi di ferro…”.

Di Verdi, persona schiva e riservatissima, sono riuscito ad individuare alcuni episodi molto simpatici mentre era Maestro concertatore di due sue opere a Bologna. Pensa che arrivò addirittura in ritardo alle prove e non si ricordava più alcune pagine della sua musica!

Poi concludo il libro raccontando le due giornate trascorse da Wagner a Bologna; fu molto colpito dall’accoglienza dell’intera comunità, si commosse in più occasioni. Molto toccante il suo discorso improvvisato alla stazione, dalla scaletta del treno in partenza. Sembra il finale di un film ed è infatti così che ho voluto terminare questa prima parte della storia della mia città.

L’intento originale era quello di arrivare ai giorni nostri con la narrazione… Ma vediamo come andrà questo primo volume.

Questo non è il tuo primo libro sull’opera: per quale caratteristica predominante si può definire diverso dagli altri ?


Sì, “Il teatro della Gente” è il terzo libro sull’argomento. Premetto sempre che io non sono un musicologo: ho abbandonato gli studi del DAMS Musica dopo appena due anni perché cominciarono ad arrivarmi i primi contratti teatrali importanti. Scelsi il palcoscenico, ma nel corso dei miei venti anni di attività lirica ho approfondito molto la materia.

Su quaranta titoli debuttati, che spaziano dal barocco alla musica contemporanea, sono entrato in stretto contatto con alcuni fra i più grandi artisti del nostro tempo! Condividere con loro lo stesso palco, vivere talvolta assieme per molti giorni ti arricchisce di esperienze straordinarie che ho saputo apprezzare solamente poco tempo fa.

Mi spiego: avendo cominciato a vent’anni questa professione, vivevo tali incontri senza rendermi bene conto della loro importanza. Oggi, in età più matura, posso meglio comprendere il valore, il significato di quegli incontri che per fortuna ricordo quasi tutti molto bene. I miei libri credo differiscano da altri sull’Opera perché sono intrisi di esperienza vissuta sul campo, anzi, sul palco.

Qualche tempo fa fui invitato dall’Università di Bologna a tenere una conferenza sulla storia del melodramma per gli studenti. Doveva durare un’ora e mezza, superò le tre ore. Molti ragazzi si erano seduti in terra attorno alla cattedra perché, pur non conoscendo l’argomento, si erano appassionati ai miei racconti.

I disegni del libro sono una chicca, anche questi realizzati da te: hai sempre avuto questa passione per il disegno?


Sì,anzi, devo dire che il disegno è stata la prima dote che è emersa in me. Ero piccolissimo e i miei genitori non credevano fossi portato. Si stupivano puntualmente della facilità con cui ritraevo gli animali che incontravo in campagna… anzi, inizialmente dubitavano che li avessi fatti io. È un talento naturale, pensa che avevo ormai smesso da alcuni anni di usare carboncino e china acquerellata. Durante la stesura dei capitoli del nuovo libro sono nati anche i ritratti. Velocemente e con estrema facilità, come se non avessi mai abbandonato la matita.

Parallelamente al DAMS mi iscrissi all’Accademia di Belle Arti superando l’esame di ammissione ai corsi di Scenografia che frequentai per due anni con grande passione, realizzando i bozzetti per le scene di alcune opere, ma anche in quel caso il palcoscenico ha avuto il sopravvento. Lasciai pure l’Accademia.

Ci sono altre doti artistiche che ci nascondi? Magari sei anche un ballerino provetto?

Sul ballo temo di deludere fortemente… Mi limito ad un semplicissimo e classicissimo valzer. Mentre credo si essere decisamente più portato per la cucina, dal momento che anche alcuni sindaci bolognesi buongustai hanno assaggiato i miei piatti e sono rimasti soddisfatti. “Tenore in Cucina” è anche il titolo di un mio spettacolo che ha debuttato con successo alcuni anni fa nel sontuoso Salone del Podestà in Piazza Maggiore; un viaggio lirico-gastronomico che ho replicato proprio questa estate, mentre terminavo il mio libro. Perciò, se d’ora in poi sul web mi vedrete trafficare fra pentole e fornelli, canticchiando qualche famosa aria d’opera, non spaventatevi… non sono ancora impazzito (per lo meno, non del tutto).

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