Ilaria Mangiardi: “Saper emozionare è il denominatore comune di tutti i servizi di MassiveMusic”

di InsideMusic
Ilaria Mangiardi nasce a Milano, appassionata di scrittura e musica ha deciso di prendere un aereo e cominciare la sua bellissima vita in Olanda, precisamente Amsterdam; realizzando così uno dei suoi sogni lavorativi, ovvero essere Creative Copywriter e Content Manager di MassiveMusic e in questa puntata di Musica & Lavoro abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

Sei una Creative Copywriter ovvero – correggimi se sbaglio – ti occupi di slogan, di parole. Quanto ti aiuta la musica a trovare le parole giuste o il concetto perfetto per esprimere quello che poi vediamo e sentiamo?

Parole parole parole, direbbe Mina. Quando sono in vena, fiumi di parole. Così, alla Jalisse. È proprio come dici tu, mi occupo di tutto ciò che ci gira intorno: dagli articoli sul blog a newsletter e social media passando per le landing page del sito e i comunicati stampa. Ma anche copy per idee creative, come il mazzo di carte che abbiamo ideato e inviato come regalo di Natale ai nostri clienti, sulla falsa riga delle nostre business card. La musica mi ispira spesso: faccio attenzione alle lyrics delle canzoni, ai giochi di parole, al linguaggio evocativo. Ogni tanto mi aiuta averla in sottofondo mentre scrivo. Quando accade, scelgo musica ambient, minimal oppure canzoni che conosco già a memoria per rimanere concentrata. Poi dipende; a volte è solo il gesto di mettermi le cuffie in testa che mi fa entrare ‘in the zone’. Magari non schiaccio neppure play.

Se da un lato sei Creative Copywriter, dall’altra sei Content Manager di MassiveMusic. La tua parte creativa viene a scontrarsi con un lato più piatto, monotono?

I puristi direbbero che sono due professioni completamente diverse. Io le vedo complementari. Sono Creative Copywriter perché mi occupo principalmente di scrittura creativa applicata al brand e alla comunicazione di MassiveMusic, ma mi occupo anche della gestione delle sue piattaforme, del calendario editoriale e dunque Content Manager. Ovviamente per fare questo devo conoscere a livello tecnico le CMS con cui lavoriamo, senza scordarmi però delle best practice per rendere il copy avvincente.

Sei nata a Milano ma rinata ad Amsterdam, puoi raccontarci il tuo percorso e come sei arrivata a MassiveMusic?

MassiveMusic era il nome che avevo scritto a caratteri cubitali nella mia lista chiamata ‘Agenzie creative per cui mi piacerebbe lavorare’. Ci sono arrivata dopo qualche anno che abitavo ad Amsterdam e, soprattutto, dopo aver inviato il mio curriculum per la terza volta. Dopo aver letto la descrizione della mia attuale posizione ricordo di aver pensato: no dai ragazzi, questa sono io. Anziché la solita cover letter, richiedevano un comunicato stampa in cui dovevo fingere di essere stata assunta. Facendo leva sul loro tono di voce, un misto tra sarcastico e irriverente, ne scrissi uno piuttosto estroso che evidentemente piacque molto. Due colloqui dopo decisero di prendere me anziché un candidato olandese.

Ad Amsterdam ci sono finita perché mi sembrava un paradosso aver studiato Mediazione Linguistica e Culturale senza aver avuto un’esperienza all’estero fino a quel momento. Ci ho messo un po’, ho anche lavorato per due anni e mezzo come Marketing Specialist in una famosa agenzia di Milano, ma poi non ce l’ho fatta più. Un’amica e un libro mi hanno convinta. Mi sono detta: it’s now or never. E ho preso il volo. Letteralmente. Se poi conti che si dice pure ‘l’olandese volante’ tutto torna.

Lavori per MassiveMusic ormai da due anni. Qual è stata l’esperienza più bella (o più pazza) all’interno di questa azienda?

Cannes, senza dubbio. Ogni anno andiamo lì per il Festival Internazionale della Creatività e il party di MassiveMusic è uno tra i più conosciuti. Forse perché non è un semplice party ma molto di più. Tutto viene seguito nei minimi dettagli, dai DJ che suonano, al tema della festa. Il primo anno alcuni dei copy che avevo scritto finirono su un banner posizionato sul tetto del Grand Hotel, sulla Croisette. Non ti dico che gioia.

Musica e il saper emozionare credo siano due cose collegate tra loro e credo che siano importanti anche per la gestione della musica per agenzie pubblicitarie. È così? Questo mi ha sempre affascinato: quando mi capitava di guardare qualche pubblicità a volte pensavo “chissà chi ha scelto la musica, hanno rispolverato questo brano, un sempreverde ma che non si ascoltava da tempo”.

Esatto. Sta tutto lì, nel saper emozionare, che poi è un po’ il denominatore comune di tutti i servizi di MassiveMusic. Dalla produzione musicale per campagne pubblicitarie al sonic branding per le marche. Poi come hai detto tu, a volte rispolveriamo grandi classici tramite il cosiddetto licensing, ma anche con un re-recording. Ovvero, prendiamo un evergreen e lo riarrangiamo completamente, magari rallentandolo o dandogli una vena più malinconica o viceversa. L’ascoltatore si ricorderà della canzone originale ma rimarrà anche stupito nel sentire qualcosa di completamente diverso.

Se si tratta di campagne pubblicitarie, collaboriamo sul brief insieme all’agenzia creativa e alla casa di produzione. Per il sonic branding, invece, è un processo creativo più lungo, a stretto contatto con il brand. Comincia con una ricerca per capire chi sono, cosa vogliono trasmettere ai consumatori e una domanda: What does your brand sound like? Una volta capita l’intenzione, lavoriamo su una direzione ben precisa grazie al nostro network di compositori, cantanti e artisti voiceover. Dietro può esserci tutta la strategia che vuoi ma una cosa è certa: la musica è emozioni, ricordi, associazioni. Ha una sua soggettività, una sua emozionalità intrinseca: può toccare delle corde che non sapevi nemmeno di avere.

Quando si è Creative Copywriter, può capitare che la creatività venga meno. Ti è mai capitato? Se sì, come sei corsa ai ripari?

Molto più di quanto pensi. Ho la fortuna di lavorare in quest’ufficio pazzesco, al quindicesimo piano di una torre che sovrasta Amsterdam, quindi devo dire che la vista aiuta moltissimo. Però cerco sempre di cambiare paesaggio, mi muovo spesso all’interno dell’ufficio. A volte basta un angolo diverso o una luce particolare per ritrovare l’ispirazione. Se proprio non funziona, apro Medium o YouTube alla ricerca di qualche articolo o video che parli di produttività e scrittura. Un po’ quello che succede quando devo trovare l’ispirazione per pulire casa: apro Pinterest ed è tutto più semplice. Puro spirito di emulazione.

Un’altra tecnica che uso è quella del free writing: un vero e proprio flusso di coscienza. Ho il blocco dello scrittore? Scrivo letteralmente: “In questo momento non so proprio cosa scrivere ma continuo a scrivere perché prima o poi qualcosa verrà fuori.” Funziona.

Dall’Italia all’Olanda… come hai trovato questo cambiamento? E come cambia – rispetto all’Italia – l’arte, la musica, il lavoro?

Facile, difficile e tutto quello che c’è in mezzo. Trasferirsi all’estero è una vera e propria corsa sulle montagne russe. Inizialmente ti sembra tutto fantastico, proprio come quando sei in vacanza. Viverci però è un altro paio di maniche. L’Olanda è molto più diretta, non si perdono dietro giri di parole. Ci ho messo un po’ ad abituarmi, soprattutto quando si trattava di feedback sul posto di lavoro. Certo, noi abbiamo più tatto e un diverso approccio ai problemi, proprio perché siamo stati abituati a trovare sempre una soluzione a tutto. Quello che funziona qui è la meritocrazia. Non ottieni il lavoro perché conosci qualcuno, lo ottieni perché sei bravo e perché hai passione per quello che fai. È quello che fa la differenza. Paradossalmente, ad Amsterdam è più facile trovare un lavoro che una casa in affitto.

Per quanto riguarda l’arte, è un casino. Intendo per il mio portafogli. Tutti gli artisti che mi piacciono passano da qui. Sono quasi sempre a vedere un concerto, con frustrazione annessa perché sono tutti più alti di me. Devo ammettere però che noi italiani siamo più calorosi: l’ho sperimentato sulla mia pelle all’ultimo concerto dei Subsonica qui ad Amsterdam. Il pubblico era 90% italiano e sono tornata a casa con una caviglia gonfia post-pogo.

Questa rubrica nasce dal voler evidenziare come il 90% del “mestiere della musica” sia in realtà un mondo sommerso; come dietro ai soldi di un prodotto discografico o di un concerto ci sia in realtà una sequela di professionalità diverse ed incastri di persone. Un aspetto nel nostro paese troppo spesso sottovalutato. Anche in Olanda si suona “per una birra” o c’è più rispetto al dietro le quinte dell’arte?

Sommerso chiunque lavori nel backstage del mondo della musica, soprattutto le donne, ahimé. Ce ne sono ancora troppo poche. Eppure conosco delle music producer o DJ davvero pazzesche. Purtroppo anche qui puoi suonare per qualche spicciolo, a meno che non ti sia già fatto un nome o un network. Lì puoi chiedere anche prezzi che di solito non chiederesti. Quello che cambia davvero è la curiosità del pubblico. Anche se nessuno ti ha mai sentito prima rimane fino alla fine, ascolta attentamente, compra il biglietto del concerto anche se conosce solo una canzone. C’è voglia di condividere, c’è voglia di crescita.

Mindscape è una iniziativa di MassiveMusic che fa parte di “Music x Mind”. Una sorta di connessione tra musica e mente. Puoi parlarcene?

Con molto piacere perché è un altro di quei temi che ho a cuore. Music x Mind è un’iniziativa di MassiveMusic che ha lo scopo di offrire approfondimenti sulla connessione tra salute mentale e musica. In passato abbiamo creato album e playlist dal sapore ambient, organizzato sessioni meditative (il cosiddettosound bath’) e addirittura una festa, sempre in quel di Cannes, chiamata Free Your MMMMind.

Per il progetto Mindscape – un’app che combina voce, intelligenza artificiale e musicoterapia, siamo stati contattati da un’agenzia creativa londinese di nome Cult LDN. Per l’occasione abbiamo composto 5 brani per alleviare l’ansia, migliorare l’umore e aiutare chiunque soffri di insonnia. Abbiamo anche prodotto il sound design alla base degli esercizi di respirazione, utili per chi soffre di attacchi di panico. Parlando di donne fantastiche nel mondo della musica – grazie ad Aifric Lennon, la nostra Music/Mind Researcher, abbiamo utilizzato metodi basati sulla neuroscienza per comporre musica che avesse delle caratteristiche sonore che producessero risultati. Al momento è disponibile in tutti i paesi di lingua inglese su Google Home e Amazon Alexa, ma spero che arrivi presto anche in Italia.

 

La creatività è una dote, non si acquista con il tempo, non si ottiene con un titolo di studio. La creatività– senza ombra di dubbio – è legata ad una certa sensibilità che molti da soli non saprebbero cogliere. Una sorta di super potere. Sei d’accordo?

Puoi dirlo forte. Penso sia molto legata alla nostra sensibilità, all’empatia, alla capacità di relazionarci con il mondo ma soprattutto con noi stessi. Per me creatività vuol dire dar voce alla bimba che ero. Correre rischi. Non prendermi troppo sul serio. Seguire quello che mi dice la pancia. Osservare la vita con stupore. Purtroppo è una dote che, passami il termine, si dis-acquisisce col tempo. Sta a noi cercare di tenerla viva. Siamo tutti creativi, chi più chi meno. A volte la gente pensa di non esserlo semplicemente perché non è mai andata fuori dalla sua zona di comfort. Fa una paura folle ma dà anche una bella scossa di adrenalina.

Uno dei più grandi geni musicale del 900 disse: “Senza la musica per decorarlo, il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date in cui pagare le bollette.” Quanto è importante la musica nella tua vita? Ho visto che sei anche una cantante!

Per me è tutto. Ne parlavamo prima con Mindscape: se ho l’umore a pezzi mi basta una bella playlist con le canzoni che dico io e tutto passa. È sempre stata parte integrante della mia vita. La prima canzone che imparai a memoria fu ‘Almeno tu nell’universo’ di Mia Martini, una delle cantanti preferite di mia mamma. Una robetta semplice, insomma. Da lì è stato un viavai di gruppi, lezioni di canto, performance, concorsi, audizioni e comparsate TV.

Poi però mi sono fermata. Ero stanca delle solite cover, sentivo l’urgenza di scrivere qualcosa di mio. Sono un po’ di anni che ci penso ma solo quest’anno si è mosso qualcosa, finalmente. Insieme ad alcuni collaboratori, tra cui il mio collega Job Poels che lavora da MassiveMusic come Music Producer, sto lavorando al mio primo EP da solista, con lo pseudonimo JARDI. Dovrebbe vedere la luce entro fine 2019. Anzi, dato che le parole sono importanti, buttiamo via il condizionale e usiamo il futuro semplice dell’indicativo: vedrà la luce. Chissà, magari mi illumino anch’io.

 

Foto di Raymond Burger, Kevin Rijnders

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