Il ritorno di Liberato

di InsideMusic

A pochi minuti dalla mezzanotte del 9 Maggio, come moltissimi si aspettavano/auguravano, Liberato ha pubblicato del materiale inedito.

Lo ha fatto come al solito a modo suo, non dando punti di riferimento: ha infatti caricato online ben cinque brani inediti ed altrettanti video.

Lo ha fatto ad un anno da quel concerto che portò sul lungomare di Napoli ragazzi da tutta Italia creando un evento incredibilmente partecipato. “Oì Marì“, “Guagliò“, “Nunn’a voglio ‘ncuntrà“, “Tu me faje ascì pazzo” e “Niente” sono tutti brani collegati tra loro in cui si racconta una storia d’amore già abbozzata nelle canzoni precedenti in cui due ragazzi di diverse estrazioni sociali provano a vivere questa relazione tra tutte le contraddizioni e le differenze che le loro origini si portano dietro. Parlare solo di musica quando si cita Liberato però è molto riduttivo, perché questo progetto come in una sorta di grande metafora della musica post avvento dei social network senza i video e tutto l’immaginario creato da Francesco Lettieri non avrebbe avuto tutto l’hype che ha saputo creare attorno a sé. L’unica vera identità forte che emerge da quest’avventura chiamata Liberato è infatti quella del regista partenopeo che sta ridefinendo i canoni estetici e non solo della new wave della musica italiana. Come ci si aspettava un disco da Liberato altrettanto alta è l’attesa per un lungometraggio di Lettieri.

Il progetto, musicalmente parlando, si muove tra antico e moderno. Le citazioni ai grandi, ormai anche palesate in coda all’ultimo video pubblicato proprio il 9 Maggio, vanno da Pino Daniele a James Senese ma negli ultimi cinque brani inediti si espandono anche all’inglese, allo spagnolo ed al francese. Spaziando dalla trap al reggaeton passando per la tammuriata, il pop e la dance. Un grande calderone in cui ogni ingrediente è sapientemente dosato. L’incognita dovuta all’identità del cantante che ormai sta quasi passando in secondo piano avendo tutti in qualche modo fatto pace con l’appeal che ha un progetto capace di riportare il napoletano all’attenzione di un pubblico nazionale. Un progetto modernissimo capace di imporre una musica che esisteva già, non a caso in molti si affannano ad accreditare come Liberato artisti come Ivan Granatino o Livio Cori, ma con un vestito accattivante ed una strategia di marketing di primissimo livello.

Gli ultimi episodi che vanno a creare il primo album completo di inediti mostrano una Capri che dagli anni 60 ad oggi cambia insieme ad i personaggi cantati nelle canzoni, la storia prende il titolo di Capri Rendez-Vous ed il pensiero va subito a Netflix che in qualche modo ha cambiato il nostro modo di fruire i contenuti video abituandoci al bingewhatcing. Qui Francesco Lettieri compie un grande lavoro citando i classici del cinema italiano come nelle canzoni vengono citati i classici della canzone napoletana ma portandoli nella realtà odierna. Dal bianco e nero dell’epoca d’oro del cinema italiano degli anni 60 da Fellini a Dino Risi fino al neorealismo attuale à-la Cirpì e Maresco degli ultimi episodi per culminare nell’immagine finale in cui vengono esplicitati tutti i numi tutelari che sono dietro le immagini ed i suoni del mondo di Liberato. A tratti ricordando le dediche di Sorrentino agli Oscar.

Dopo questa imponente mole di musica ed immagini qualcuno sta ancora pensando a chi è davvero Liberato o sta mettendo in loop video e canzoni?

 

 

 

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