Il Nuotatore – Massimo Volume: Recensione

di Dafne D'Angelo

Il Nuotatore dei Massimo Volume è l’album adatto ad essere ascoltato durante quelle mattine fredde, dove fuori piove o nevica, avvolti nel piumone tra un sorso di caffè e qualche pensiero sopito nella testa.

Un album che contiene nove tracce di vita vera raccontata senza effetti speciali e che più di qualunque altro rimedio per le basse temperature, riesce  a riscaldare. Dagli  anni Ottanta ad oggi, il progetto musicale  Massimo Volume ci regala piccoli mondi in musica, lontani dalle dinamiche del business e vicine invece alle dinamiche dell’anima.          Da quel Club Privè (1999) intriso di perle musicali rare e collaborazioni illustri quali Manuel Agnelli e Cristina Donà, a Il Nuotatore (prodotto da Giacomo Fiorenza) sono passati ben vent’anni.  Eppure le parole di Clementi&Co. sembrano non aver data di scadenza. Più che mai in linea con questi tempi grigi prendono vita in libertà, unite da un minimo comune denominatore nascosto, ma presente. Il vocabolario utilizzato è colmo di assonanze che vibrano insieme a suoni, meno elettronici rispetto a un tempo, ma rarefatti e “pieni”.

L’occhio (e l’orecchio) attento di chi non ha mai smesso di osservare il mondo non solo tramite i bulbi oculari, ma tutti gli organi più viscerali. Ogni parola  di tutto l’interno album sarebbe da riportare e farne analisi, oggetto di studio. Come si fa, mi chiedo, a tradurre in altre parole, testi che già di per sé racchiudono una poesia e magia di rara unicità? Nel frattempo risolvo citando. Nella fattispecie scelgo di riportare alcuni stralci di Fred.

 

Ehi Fred
La tua stanza è fredda
Il vento s’è calmato
Ti va di uscire, eh Fred?

….

La verità è brutta
Spaventa vederla nuda
Meglio truccata
O col seno di un’altra
Così, vuoto di nuovo
Ti cerco e accetto il gioco

 

Chi è il Fred di cui ci parlano, i Massimo Volume ? Il soggetto del testo potrebbe essere qualcuno che vive una situazione depressiva di disagio, emozione che si  traduce anche in musica grazie a Vittoria Burattini e alla sua mano sapiente. Un intermezzo musicale che ha una triplice funzione: far riflettere, emozionare nonché fare da ponte, quel ponte che è protagonista anche nella seconda parte del brano.

Io sono il corpo
Io sono un ponte
Io sono la notte
La luce del giorno

Io sono il tramonto
Io sono una maschera
Io sono la serpe, che muta pelle
Io sono il caso, che da oggi ho deciso che amo

Ehi Fred, ci sei ancora domani?

Com’è freddo,  questo Fred. Sembra nascondersi nel grigio dei tempi in cui viviamo. Ma se Fred non fosse una persona bensì entità estratta? Se Fred fosse, per dirne una, non tanto Dio, quanto piuttosto il Fato? Il Destino, spesso citato da Clementi (anche nel progetto Sorge, ndr), è protagonista di un altro brano dell’album: Nostra Signora del Caso. La Sorte, si proprio lei.  

Santissima Signora del caso
Sono stanco di pentirmi
Di quello che ho desiderato
A volte il mondo è strano
Confonde la voglia
Con le paure del passato

Alla festa dove tutti brindano
Avrebbe potuto esserci spazio anche per me
Se solo tu mi avessi teso la mano
Santissima Signora del caso
E costretto a seguirti
Fosse pure con l’inganno

Poco da aggiungere, molto da ascoltare. Sarebbe bello parlare con Clementi, chiedergli come mai “ce l’abbia” tanto col Fato (ricordiamo Bar Destino, canzone presente all’interno del progetto parallelo Sorge).

Sarebbe bello – in generale- parlare. Viviamo in un mondo in cui il dialogo si è perso nei rottami della superficie. I sentimenti veri se ne stanno sul fondo, come cadaveri di migranti, che -prima o poi- verranno a galla. Cosa ne è di un’emozione sepolta, che un giorno diventerà solo scheletro che spaventa?                                                                            A sei anni dall’uscita di Aspettando i Barbari, sarebbe interessante chiedere a Clementi: -sono arrivati poi?-.         I Massimo Volume ci raccontano come sia difficile nuotare in questo mare di “vodka, giacche di lino, piscine circondate di siepi” per essere tutti uguali e omologati. Ci raccontano la necessità di uccidere l’individualità. In che modo? Mettendo un’etichetta sulle persone. Allontanandole. Ritenendole diverse e quindi pericolose.                              La solita vecchia storia, niente di nuovo. O  sarebbe forse meglio dire Tutto qui? Citando il titolo di un libro del 2010 che racconta la band. Una band che ha vissuto cambiamenti senza mai tradire la propria cifra stilistica. Malgrado i diversi cambi di line-up avvenuti nel tempo, il progetto musicale è sopravvissuto e fa ancora drizzare i peli facendoci venire la pelle d’oca.

La quarta traccia, porta l’omonimo titolo dell’album, Il Nuotatore. Parla di rapporti fluidi o forse sarebbe meglio dire liquidi, per usare un termine moderno. Attraverso un riff energico e intrigante, che vede un interessante sposalizio tra la chitarra di un eccelso Egle Sommacal e ancora una volta la mano dell’energica Vittoria Burattini prende vita  un racconto che è vera e propria letteratura in musica.

Così nel mezzo del rinfresco
Mi spoglio allegro
Ed entro in acqua
Deciso a tornare a casa
Una vasca dopo l’altra
Chiedendo il permesso ai vicini
Mi lasceranno di sicuro entrare
Li conosco uno a uno
E li considero tutti dei buoni amici

 

Il campo semantico utilizzato dai Massimo Volume in questo album riprende spesso e volentieri il freddo, l’estate che se ne va, quindi il buio, qualcosa che si rompe sia essa una porta oppure vetri. Ma cosa si è rotto dentro questa società? Sapremmo spiegarlo?                                                                                                                                                             I testi de Il Nuotatore descrivono ciò che accade all’interno del nostro microcosmo quotidiano per poi ampliarli al macro.

All’improvviso il tempo cambia
Comincio a sentire freddo
Come se l’estate se ne fosse andata di colpo
Come se tutto quello che avevamo fosse andato perso

Le piscine che attraverso
Sono vuote
Sul pavimento s’è accumulato uno strato di foglie
E la gente che fino a ieri
Mi invitava a entrare
Ora mi nega il saluto
Come se avessi un conto da pagare
E quando arrivo finalmente a casa
La trovo abbandonata
I vetri rotti
La porta sfondata

Cosa può fare ancora la musica per un mondo ridotto in questo stato? Deve rimanere semplice colonna sonora di party da sballo o può ancora dirci qualcosa? Non so rispondere a queste domande, ma so cosa un album come Il Nuotatore ci restituisce ed è : senso della misura, compostezza, rigore. E poi è ancora e soprattutto dignità, eleganza. Grazie per questo regalo, grazie per queste parole.

TRACKLIST

Una voce a Orlando
La ditta di acqua minerale
Amica prudenza
Il nuotatore
Nostra Signora del caso
L’ultima notte del mondo
Fred
Mia madre & la morte del gen. José Sanjurjo
Vedremo domani

 

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