Il Gobbo di Notre Dame: ventidue anni dall’uscita del celebre film Disney

di InsideMusic

Tra i film Disney più belli e autorevoli, Il Gobbo di Notre Dame è uscito nei cinema italiani esattamente ventidue anni fa, il 6 dicembre 1996.

Una pietra miliare della Disney, Il Gobbo di Notre DameThe Hunchback of Notre Dame il titolo originale – è un film d’animazione diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise, nonché il 34º Classico Disney, basato sul crudo romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo del 1831. Una pellicola intensa e piena di significati che rappresenta una delle vette del cinema d’animazione degli anni Novanta. Le musiche, i personaggi e l’abilità eccelsa dei disegnatori rendono viva una rinascimentale Parigi del XV secolo, bella e misteriosa. La narrazione è forte, dark, molto adulta nonostante sia un cartoon, anche se (giustamente) riadattata essendo destinata ed un pubblico prevalentemente per i più piccoli, e per questo epurata da alcuni elementi cruenti presenti nel romanzo, compreso il finale. Un politically correct che in questo caso è assolutamente condivisibile. Il messaggio di fondo, ovvero la denuncia dei pregiudizi e la libertà di essere sé stesso, è rimasto intatto.

Come la maggior parte dei miei coetanei, vidi il film con qualche anno di distanza dalla sua uscita (anche perché nel 1996 avevo appena tre anni). Avevo all’incirca sei o sette anni quando i miei genitori mi comprarono la videocassetta de Il Gobbo di Notre Dame. Mi colpì subito, era diverso dagli altri, era diverso da Cenerentola. C’era un cattivo (Frollo) più spietato della matrigna e delle sorellastre. Tre uomini che si contendevano una donna. Un finale con il solito happy endig, ma atipico: la protagonista (Esmeralda) non si era innamorata del protagonista (Quasimodo), ma del capitano delle guardie Febo. A distanza di qualche anno capì il messaggio, capì che Frollo non era solo cattivo, ma amava Esmeralda, ma di un amore malato, ossessionato; capì che dietro l’atteggiamento di Quasiamodo c’era paura dei giudizi ma anche coraggio, tanto da salvare la donna che amava e tirarsi indietro pur di farle vivere il suo amore. Un film che mette da parte i toni divertenti e teneri tipici della Disney per concentrarsi sulle psicologie dei personaggi e sulle loro sofferenze. Un film di denuncia e certamente più reale di un principe che salva Biancaneve dalla strega cattiva, la porta nel castello e la sposa.

Un effetto notevole lo danno le musiche meravigliose di Alan Menken. Trascinanti, emozionanti e incredibilmente escluse dagli Oscar. La vera novità per un film Disney è il leitmotiv, vale a dire il motivo musicale ricorrente, quello che torna a più riprese durante le sequenze e che diventa una sorta di firma. Credo sia la prima volta che un brano fu associato a quello del personaggio cattivo. Proprio l’inizio del film è sottolineato da una musica il cui testo è l’inquietante preghiera-minaccia di Frollo, indubbiamente un personaggio di grande fascino e che in effetti domina la pellicola. Nella versione italiana, le coinvolgenti musiche sono state affidate a Massimo Ranieri, che doppia Quasimodo, a Mietta, che doppia Esmeralda, e ai Neri per Caso.

Il Gobbo di Notre Dame ha avuto nel 2002 un sequel per lo più mediocre, lontano dall’irruenza comunicativa e mediatica del primo film e dagli altri classici della Disney, e più vicino a un qualunque prodotto commerciale di poco valore. La storia che viene racconta nella seconda pellicola è banale e riciclata, che non va da nessuna parte, con sentimenti scontati e un lieto fine prevedibile già a metà film. Un sequel evitabilissimo.

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