Lighthouse: gli Iamthemorning e un album da assaporare con coloro che amiamo

Sono numerose le malattie che affliggono l’uomo dalla sua comparsa sul globo terraqueo. Tra le tante, che non mi metto ad enumerare, tra le più gravi e toccanti di sempre, vi sono le malattie dell’animo, meglio definibili in termini psichiatrici come malattie mentali.

È facile, in questo ventunesimo secolo, vedere le mura del proprio io crollare, disfarsi di fronte a eventi traumatici su cui non sempre abbiamo controllo. Ve lo dice colui che mentre si ritrova a scrivere questo articolo ha al suo fianco una bottiglia di grappa alla conclusione di una giornata dedicata proprio alla scrittura di musica dedicata ai malanni e alle ferite dell’animo.

Gli Iamthemorning, con Lighthouse, album in grado di vincere nel 2016 il Prog Awards come miglior album, riescono a trasmettere tramite il loro “Prog da camera”, tutta la malinconia e la tristezza in cui una mente sanguinante può ritrovarsi a navigare. Il duo russo composto da Marjana Semkina e Gleb Kolyadin ci porta, infatti, in un viaggio che attraversa le delicate intelaiature della malattia mentale di cui è affetta la donna protagonista.

Al di la di quello che si potrebbe credere, a supportare un concept così pesante, troviamo melodie dolcemente malinconiche con rari sprazzi movimentati. Il dolore, nella sua forma più pura, non si mostra unicamente con rabbiosa frenesia ma, talvolta, con stazionaria pacatezza, lacrimosa come un giorno d’autunno ove la pioggia si ritrova a sferzare le morenti foglie che dagli alberi cadono andando a concludere il loro percorso vitale sul freddo e grigio asfalto.

Così Gleb e Marjana, tra delicati arpeggi di pianoforte, tessiture d’orchestra da camera, ritmiche talvolta andanti e talvolta morbide, ci trasportano in un clima drammatico, profondamente intimo e, a tratti, quasi favoleggiante.

Lighthouse è un album che fa pensare, almeno al sottoscritto, all’autunno. Periodo della mia vita che ho sempre amato. Quest’anno l’autunno fatica ad arrivare e, assieme ad esso, faticano ad affacciarsi anche le cose belle della vita che sempre, in questo speciale momento dell’anno, hanno fatto capolino inaspettatamente dal nulla.

L’aria si rinfresca, il giorno si accorcia, l’atmosfera si incupisce. Così ci ritroviamo con I Came Before the Water, breve traccia di apertura dell’album. La mia cinepresa mentale segue una rossa foglia cadente da un albero posandosi sull’asfalto grigio. Un suono di passi si avvicina e ci ritroviamo immersi in Too Many Years, uno dei pezzi più belli dell’album.

Intenso, andante, profondamente malinconico e con chiare influenze Wilsoniane. Too Many Years è un ottimo riassunto di quanto ci ritroveremo ad ascoltare nel corso della riproduzione. La dolce voce della stupenda Marjana si contrappone ad un pianoforte bipolare e serrato, duro nei bassi e costante e dolce nella mano destra.

A seguire Clear Clearer, divincolandosi tra un groove di basso ben scandito e preziosità di archi e piano, ci trasporta nella straziante routine di un autunno cupo dove cieli tetri albergano sulle teste delle persone che, costantemente, portano avanti le loro vite senza avere la minima idea del perché, senza il minimo senso, senza un vero e proprio scopo. Così, la dolcezza autunnale, si perde nel dolore del nulla, dove quanto di più bello affoga senza speranza.

Con Libretto Horror veniamo introdotti a sonorità goticheggianti. Personaggi buffi e, a tratti, inquietanti, sembrano alternarsi in una sorta di misero teatrino chiamato “vita”. Così brevi e giocosi tocchi di pianoforte lasciano spazio poi a progressioni distese e teatrali.

Iamthemorning - Lighthouse

Capita spesso, nella vita, di sentirsi soli. Alle volte poco importa l’ammontare del nostro stipendio, poco importa la grandezza della nostra casa o il successo personale. Alle volte vorremmo solo sedere su una panchina, in un parco, osservando le foglie ingiallire con al fianco la persona amata. Vorremmo solo assaporare gli odori di zenzero e cannella di una tisana da dividere in due, dolcemente, mentre fuori il buio avanza e la luce, delicatamente, diventa fredda e fioca. Vorremmo solo avere qualcuno che illumini i passi oscuri della nostra vita.

Non sempre, però, una simile fortuna è possibile. Sono in pochi, nella vita, coloro che possono dire di aver vissuto tutto ciò. Così ci ritroviamo da soli su quella panchina, un tempo condivisa. Da soli a bere una tisana o trangugiare del porridge, da soli ad’ossservare il cielo divenire tetro. Da soli come il protagonista della title track Lighthouse, traccia stupenda che vede la collaborazione del polacco Mariusz Duda, bassista e cantante dei Riverside.

Il pianoforte si fa spazio nell’intro, la voce di Marjana interpreta un cantato interrotto e malinconico che vede poi, nel suo zenit, il trionfo della solitudine. Improvvisamente non vi è un posto dove andare, nessuno da seguire perché sei da solo. Ciò che rimane sono solo le onde che, lentamente, si infrangono sulla spiaggia.

Matches si presenta come un pezzo dal vibe frizzante, quasi giocoso, a spezzare in parte la malinconia dell’album con il suo fare andante e poppeggiante.

Le nuvole si addensano all’orizzonte, cala la notte e il fuoco nel camino si spegne, consumato dalla sua stessa gloriosa forza così come, le persone che nella vita troppo provano nel loro lato emotivo si ritrovano corrose da esso, spegnendosi poi lentamente sotto la scrosciante pioggia degli eventi.

Rientriamo così in un clima dal sound dolcemente malinconico con Belighted, pezzo che cresce gradualmente durante il suo dispiegamento. Il solo pianoforte, che inizialmente accompagna la voce, si lascia poi inglobare in un climax composto da archi, tastiere, e percussioni appena accennate, regalandoci un pezzo atmosferico e toccante.

Altro pezzo notevole è Chalk And Coal, drammatico, dark, dal gusto quasi gotico ove un pianoforte angoscioso si srotola sotto una voce sofferente, talvolta sostituita da passaggi di basso e chitarra ancora una volta dal sapore Wilsoniano.

Giungendo a conclusione, Lighthouse degli Iamthemorning è un album che, come non mai, ha meritato quanto ha fruttato nel tempo. Un lavoro originale, sensazionale nel suo concepimento, profondamente raffinato e in grado di essere, al contempo, fermamente toccante ed emotivo.

Un album che, mi auguro, possiate ascoltare di fronte a un camino, con in mano una tazza piena di tisana calda, appoggiati a qualcuno di veramente importante mentre, al di fuori, il cielo va ingrigendosi e la luce perdendo il suo piglio. Un album da condividere con coloro che si ama davvero e che si vorrebbe tenere al proprio fianco per sempre.

Altrimenti, nel caso contrario, un bicchiere di grappa, o ancor meglio, un buon Whisky, può fare al caso vostro, così da poter condividere la vostra solitudine, una delle più grandi malattie del ventunesimo secolo, con la delicata voce di Marjana, i sognanti tocchi di Gleb ed il triste racconto di una persona che, come voi, nella sua vita ha veramente conosciuto il grande peso della mancanza.

 

Lorenzo Natali

Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2018-10-25T22:04:21+00:00 25 ottobre 2018|Recensioni|0 Commenti