I Subsonica sono come il vino, più invecchiano più si caricano di energia: Live Report della terza serata del Noisy Naples Fest

di InsideMusic

Ieri, giovedì 18 luglio, in occasione della terza serata del Noisy Naples Fest, che si impone anno dopo anno sempre più nell’olimpo dei Festival headliner di questo paese, i Subsonica sono ritornati a Napoli, città che amano e tappa obbligatoria in ogni loro tour

Chi scrive ha appena toccato la quota “otto”, come il titolo dell’album, concerti dei Subsonica (dieci se includiamo uno da solista di Samuel e di Boosta) e da buona habitué della transenna ai piedi del clan del Casasonica, non poteva che aspettarsi energia e così è stato. O forse anche meglio.
Ma andiamo per gradi. L’Arena Flegrea, il secondo anfiteatro più grande d’Italia, con seimila posti in marmo, una cornice architettonica maestosa, ha un limite: tra il palco e il pubblico c’è un divario di qualche metro, insormontabile previo cadere in una voragine nata per ospitare gli addetti alla security. Alla notizia della scelta di questa location per la loro tappa napoletana, ho storto il naso. Come sarebbe stato un concerto dei Subsonica senza lo stage diving del tastierista molleggiato Boosta nei panni di Iggy Pop? E l’interazione con i fan, che da sempre sono parte integrante dello stesso spettacolo della band sarebbe riuscita a rimanere intaccata o questa volta i presenti sono declassati al più mesto ruolo di pubblico? Insomma, con non pochi pregiudizi e preoccupazioni sono incorsa in questo ennesimo live show dei torinesi, ma non senza entusiasmo.

 

Alle 21,45 la band sale sul palco e “la pista s’illumina” e alla sua vista la prima cosa che ritorna nella mia mente sono le parole di Boosta durante la nostra intervista dello scorso gennaio:

“Questo tour a febbraio sarà più grosso ed imponente, abbiamo studiato un ritorno sulle scene calcando un palco che fosse speciale.”

E proprio così è stato. Sulla carta il palco è essenziale, diviso in cinque sezioni tante quanti sono i componenti della band, ognuna delle quali presenta un monitor con la parte superiore inclinata verso il pubblico. La novità che si scoprirà durante lo show è che queste sezioni sono mobili, spostandosi in avanti ed indietro e proietteranno su un led wall i singoli gesti ed espressioni di ogni singolo componente della band, con le telecamere posizionate sul fondo del palco e nell’impianto luci, in grado di riuscire a mantenere alta l’attenzione non solo sul più esposto – e sempre in formissima – Samuel, ma anche sul funky molleggiato di Boosta mentre si arrampica sulle sue tastiere verticali in punta di piedi, sul ben piazzato Max composto come sempre ma neanche poi così tanto, o sul progressive Vicio quando esegue gli assoli in ginocchio sul limite del palco. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.
Così come per tutti i gusti è la scaletta, non la solita carrellata di brani in un mix quasi casuale del vecchio e del nuovo con una finta uscita di scena ed un bis di tre brani, bensì uno show diviso in due atti, a rompere il ghiaccio nel primo atto ci saranno i brani di Otto, il vero protagonista del tour e nella seconda parte via alle emozioni del passato con i brani cult degli album che hanno reso così inossidabili i nostri giovanotti, da Eden al ventennale Microchip Emozionale. E a proposito di quest’ultimo, proprio in queste date si sta ricordando il suo anniversario con qualche sorpresa riapparsa in scaletta. Una predisposizione di brani che non può scontentare nessuno, né i nuovi arrivati né i fan incalliti della prima ora.

Un esordio con Bottiglie Rotte, sintomatico in quanto proprio questo brano ha sancito il rientro della band sulle scene, con una diretta streaming dal loro studio torinese proiettata sui navigli di Milano e sui canali social della band, nei minuti precedenti alla mezzanotte di rilascio del singolo. Ma il pubblico cantante vuole di più, vuole energia pura, che possa proiettare la discodance del brano in una discoteca reale, e su con Discolabirinto e le “sue lucine colorate che anche a centinaia di chilometri non si possa uscire”.

“C’è troppo spazio fra di noi amici. Questa voragine tra il palco e le cavee ci tiene lontani, vogliamo provare a colmarla con la musica?” – incalza Samuel.

L’omaggio a Battiato con Patriots To Arms e una infiammante Nuova Ossessione, cantata più dal pubblico che da Samuel. Un attimo di abbassamento dell’energia con Fenice e Punto Critico e poi di nuovo in up con la combo Liberi Tutti e Lazzaro, che fa investire il leader della band del ruolo di indagatore:

“Ci sentiamo davvero liberi dalle parole che ci vengono instillate? E dal nostro cazzo di telefonino?”

Un modo come un altro per sottolineare che la schiavitù è anche dentro di noi, radicata nelle nostre abitudini.

“Vi vedo in forma ragazzi. Un concerto a settimana dei Subsonica e potete concedervi un piatto di carboidrati. Adesso continuiamo con un pezzo che lento che – nonostante il suo nome – è allegro. E adesso tutti a limonare!”

È il momento de L’Incredibile Performance dell’Uomo Morto, mi guardo intorno e la pista da ballo si trasforma in un condensato di baci, sentimenti ed emozioni. Come emozionato è anche Sir Samuel Romano, che nonostante sia fresco di una operazione al cuore che tiene me e molti dei suoi fan sul filo del rasoio ad ogni salto più carpiato o ad ogni acuto più intenso, tiene botta perfettamente, dimostrando che i Subsonica sono come il vino, più invecchiano più si caricano di energia.
Fine del primo atto, dieci minuti di pausa per la sudatissima band prima di fare il loro ingresso per il secondo atto, quello dedicato ai tormentoni del passato.

Ad aprire le danze è stato Max Casacci con un monologo che quanto meno fa riflettere su quanto la storia sia scritta da noi umani e di come essa – spesso colpevolmente – sia tendente a ripetersi.

“Abbiamo scritto questo brano quindici anni fa, dopo quei terribili fatti di Genova con la sospensione della democrazia. Oggi sentiamo il dovere di rimetterla in scaletta perché è evidente che stiamo rivivendo quei giorni. Fate molta attenzione a chi vuole togliervi lo strumento della democrazia.”

E via di Sole Silenzioso che fa da ombra a La Glaciazione e Nuvole Rapide prima di risvegliare la bambina sognante che si annida in ognuno di noi che Samuel e compagni hanno chiamato Aurora.

“Era un po’ che mancava in scaletta ma visto che voi pubblico napoletano siete i nostri più grandi sostenitori da sempre, l’abbiamo reinserita per voi, perché siete Incantevoli”, afferma Samuel, rafforzato da Boosta che prova ad utilizzare il corrispettivo napoletano del termine tra l’ilarità del pubblico attento.
Un omaggio a Napoli che non può far da apripista per quello alla propria città, Il Cielo Su Torino sembra muoversi al mio fianco, ovunque vada, avrà pensato Samuel.
Il loro Microchip Emozionale ha segnato una generazione, riuscendo ad essere anche lo spauracchio di loro stessi, come ci ricordano in Benzina Ogoshi.
È il momento dei saluti, affidati alla sanremese Tutti i Miei Sbagli, introdotta come in classica tradizione da Ariston: “Di Romano, Dileo e Casacci, ecco Tutti i Miei Sbagli, cantano i Subsonica” e all’intramontabile Strade. Perché ci sarà sempre un’angolazione giusta per fissarvi, giovane quintetto dei nostri cuori.

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