Torna l’appuntamento settimanale con Gioved-INDIE, la rubrica del giovedì più indipendente del web: ospite della settimana il cantautore, musicista e deejay fiorentino Lorenzo Ugolini, in arte Hugolini.

Ciao Lorenzo, benvenuto nella nostra rubrica del giovedì più indipendente del web, Gioved-INDIE, domanda introduttiva generale: cos’è per te l’INDIE e cosa si mantiene ancora INDIPENDENTE?
Ciao! La musica indipendente ha una storia molto importante in Italia, nasce dalle etichette indipendenti, da gruppi di persone che, indipendentemente dalle case discografiche e da meccanismi di mercato, volevano iniziare a produrre liberamente musica, spesso sperimentale e distante dai canoni musicali di allora. In questo momento storico, per fortuna, la musica indipendente è venuta alla ribalta, attualmente è sotto gli occhi di tutti e nelle orecchie di tutti. Il pericolo è che questa musica possa perdere quella freschezza e quella genuinità che un tempo la contraddistingueva. Sommando pro e contro, credo che possa essere una bella occasione per la cosiddetta musica che viene dal basso, affinché ottenga una visibilità maggiore. Penso, dunque, che questa onda debba essere scavalcata, a costo che non perda, appunto, tutta la sua spontaneità ed autenticità. Qualche campanellino d’allarme si è già sentito, un tempo la musica indipendente non era codificata in modo così categorico come lo è adesso, abbracciava realmente tanti generi (dal rock al metal), invece al giorno d’oggi in Italia ha dei connotati ben definiti e se ci si allontana da tali connotati, sia stilisticamente che artisticamente, si rischia di non poter abbracciare questi canali privilegiati dagli ascoltatori. Si mantiene indipendente tutto ciò che nasce dalla spontaneità e dall’esigenza di comunicare qualcosa attraverso l’arte, appunto indipendentemente da ciò che funziona. L’arte, dunque, deve assolutamente mantenere la sua indipendenza, altrimenti sarebbe filtrata da meccanismi di mercato che senz’altro la impoverirebbero.

Inside Music è la webzine che ti porta nel cuore della musica e, dunque, ti chiedo subito di parlarmi del nuovo singolo: qual è il significato di “Delay”?
Le storie che parlano di addii mi hanno sempre affascinato, due persone che si stanno dicendo “arrivederci” (o forse “addio”) in un contesto urbano. La loro storia viene raccontata su un doppio piano linguistico che abbraccia una terminologia legata a treni, stazioni, ritardi, freccerosse, regionali ecc. Si tratta di un gioco di parole, ma in fondo mantiene un’atmosfera malinconica, tipica di due persone che si stanno lasciando.

In che modo ti sei avvicinato alla musica? Quali sono gli artisti che hanno segnato la tua adolescenza e quelli che attualmente influenzano la tua scrittura?
Sin da piccolo avevo interesse nello scrivere filastrocche, poi ho iniziato a suonare il pianoforte classico, così ho avuto la possibilità di musicarle e credo che proprio questa sia stata la mia porta d’ingresso nella musica. In casa ho sempre respirato musica, i primi artisti che ho iniziato ad ascoltare sono stati Battiato e Battisti, ma anche tutto il rock anni ’70-’80. Attualmente ascolto tanta world music, prevalentemente proveniente dal Sudamerica, quindi samba e cumbia. A livello di musica indipendente mi piacciono molto i Beirut e la loro capacità di scrivere pezzi in modo contemporaneo ma arrangiandoli con strumenti tendenzialmente acustici o vintage, hanno influenzato parecchio la mia composizione. Ascolto anche tanta musica indie italiana attuale, Cosmo su tutti.

Ti va di raccontarci come ha avuto origine il progetto Hugolini? Ti trovi maggiormente a tuo agio in questa nuova avventura solista rispetto all’esperienza con la tua vecchia band?
Il progetto nasce dalla voglia di ottimizzare ed unire diversi mondi che mi appassionano, come quello della world music ed il cantautorato indipendente italiano alla musica ritmica, infatti definisco la mia musica pop-elettronica-tropicale. In questo progetto solista ho la possibilità di arrangiare i miei dischi in contesti che esulano dalla sala prove come accadeva un tempo con la mia vecchia band, la libertà del musicista contemporaneo è quella di avere una scheda audio e un computer per poter trasportare la sala prove in giro per il mondo con sé e suonare sia a contatto con la natura sia con l’estrema tecnologia, mi è capitato di arrangiare pezzi in mezzo ad un bosco Con la band avevamo molto più tempo a disposizione, avevamo vent’anni e passavamo i nostri pomeriggi nella sala prove, invece adesso la creazione e la registrazione del pezzo quasi coincidono, rendendo più frenetico tutto il processo, anche se questo elemento non rappresenta necessariamente un limite, ma fa parte della contemporaneità.

Come mai hai scelto di sviluppare il tuo prodotto artistico attraverso la pubblicazione di soli singoli e non di un vero e proprio album?
In primis per un discorso di costi, ma anche e soprattutto perché in questo momento a livello di comunicazione è preferibile essere sempre presenti con qualche novità nei confronti di chi ti ascolta piuttosto che sparare dieci pezzi tutti insieme. A differenza dei singoli i dischi possono essere stampati, ma quasi nessuno più possiede un lettore Cd. Io ho una collezione infinita di Cd e adoro acquistarli ai concerti, però ora come ora la gente, dopo essere stata ad un live, preferisce andare ascoltare quel determinato artista su Spotify, YouTube e social network, raramente ha la  voglia di comprare un intero disco, magari piacciono solo tre canzoni che vanno ad ascoltare in streaming oppure scaricano. Ritengo sia un peccato impegnarsi su un discorso di filo logico di un album quando in realtà i brani che vengono ascoltati sono quelli accompagnati da un videoclip. Liberato è diventato uno degli artisti indipendenti più importanti con la pubblicazione di soli singoli. Il concetto di Cd, purtroppo, si è modificato e molti artisti preferiscono pubblicare vinili piuttosto che Cd.

Qualora dovessi partecipare ad un concorso, saresti più propenso a scegliere il Festival di Sanremo oppure un talent come X Factor o Amici?
Essendo un autore di canzoni certamente proverei Sanremo, anzi ci ho già provato ed in un paio situazioni sono quasi arrivato fino in fondo. A me piace cantare la mia musica, non sarei altrettanto bravo ad interpretare canzoni di altri, delle quali magari mi frega poco o niente. Non ho nulla contro i talent show, costituiscono comunque delle occasioni, ma ti scaraventano in un mondo totalmente diverso da quello della scena indipendente, fatto di chilometri, soundcheck, pochi spettatori e rimborsi spesa. Ancora oggi in molti pensano che se un musicista non appare in televisione significa che non ha mai fatto niente, quindi la missione di noi artisti indipendenti è anche quella di far capire a questa gente che anche se non appariamo in tv i nostri concerti in giro per l’Italia li facciamo ugualmente.

È un momento particolarmente florido per la musica italiana, a tuo parere a che cosa è dovuta l’esplosione della cosiddetta scena indipendente?
Secondo me è dovuto ad una serie di eventi, il rock si è sempre più pettinato, spogliandosi del suo valore contestatorio, il cantautore ha iniziato a non avere più voglia di parlare di politica ed ha cominciato a parlare di questione legate al sentimento e ad argomentazioni più quotidiane, così il cantautorato si è avvicinato sempre più a quello che è il mondo del pop mainstream. Nel frattempo nell’artista indipendente è cresciuto il desiderio di fare canzoni con un bel ritornello e dai contenuti molto fruibili che potessero essere conosciute dal grande pubblico, abbandonando una modalità di scrittura più ricercata: non esistono più i cosiddetti outsider, tutti parlano lo stesso linguaggio. Il pop mainstream non ha fatto altro che attingere da questo mondo che un tempo era molto lontano e che invece adesso ha preso il sopravvento, gli artisti che infatti vanno per la maggiore provengono quasi tutti dal mondo indipendente.

Puoi vantare di aver aperto i concerti dell’ultimo tour di Francesco Gabbani, in che rapporti sei con lui? Possiamo aspettarci una collaborazione artistica in futuro?
È stata una bella parentesi della mia vita, nell’estate 2017 ho aperto i concerti di Francesco in alcuni dei posti più belli d’Italia, dal Carroponte a Milano, all’Arenile di Napoli, passando per il Parco della Musica di Roma ed il Teatro Romano di Verona, giusto per citarne alcuni. Sono stato accompagnato da un ottimo staff, quello della sua etichetta (Bmg) che a quel tempo era anche la mia, ho respirato un atmosfera familiare e porto ancora un bellissimo ricordo di quell’esperienza. Io e Francesco siamo in contatto, per il momento non è prevista alcuna collaborazione, però in futuro mai dire mai…

Ti saluto con un gioco: scegli un tuo collega indipendente a cui inviare un messaggio, una nota di stima, un vaffanculo, chiedere un featuring, io proverò a sentirlo ed aprirò la sua intervista con il tuo appello. Chi scegli e cosa senti di dirgli?
Scelgo Lorenzo Kruger, il cantante dei Nobraino, ci lega un’amicizia e la voglia di collaborare artisticamente, tempo fa già iniziamo a scrivere un pezzo insieme, “Il pappagallo di San José”, ma per motivi tecnici non andò più in porto. Spero che in un futuro prossimo riusciremo a completare e pubblicare quel pezzo.