Heathen Chemistry” dei mancuniani Oasis, aka Gallagher brothers, è un album del 2002, il quinto della band britpop per eccellenza. Perchè in fondo pare sia vero che prima o poi, tutte le band ritornano all’ovile, lì da dove sono partite

Heathen Chemistry

Luglio, una serata afosa, temperature come non si sentivano dall’estate del 200X. Non vi suscita una sorta di ilarità il fatto che ci propinino questo panegirico ogni estate? Come se quella in atto fosse sempre la più calda del ventennio, come se il problema del riscaldamento globale si facesse vivo solo nei tre mesi più soleggiati dell’anno e le coscienze dovessero per forza fare i conti con le dimenticanze e le noncuranze dei restanti nove mesi. Di abitudini sbagliate, di “lo farò domani”, di dictat ecologici rinviati e umani ignorati. Eppure questa stagione più di ogni altra ci insegna che prima o poi il conto ci verrà servito.
L’abbaino che affaccia sul mare ospita il mio piccolo altarino che mi concede questi quarantacinque minuti di pace, se non interiore definitiva, almeno momentanea. Il vinile è pronto sul tavolino, lì nel suo involucro di cartone raffigurante la band con i volti sfocati, resi quasi irriconoscibili, in metropolitana. L’album è uscito questo stesso giorno, esattamente diciassette anni fa. A farmi compagnia sarà il cocktail rifugio, quello con cui riesco sempre ad andare sul sicuro: il gin tonic, la medicina che è diventata drink. Ecco il “paganesimo della chimica”, la religione antica in cui ognuno di noi si rifugia, la risposta alle domande che ognuno si pone; io le ho sempre trovate in fondo ad un bicchiere di questo cocktail.

Siete pronti a ripetere il solito rito settimanale dell’alzata della testina? Allora fuori dall’involucro questo vinile, e via con l’ascolto.

Primo brano di Heathen Chemistry è The Hindu Times, scritto da The Chief (Noel), precisazione doverosa per la prima volta in un brano degli Oasis perché in questo album c’è la partecipazione autoriale di ogni singolo componente (addirittura il primo brano scritto da Liam in tutta la sua brevissima carriera di scrittura). Uscito come primo singolo anticipatore dell’album già durante il tour del decennale della band, porta il nome del giornale di stato indiano, ci dobbiamo stupire? No, se consideriamo che Noel si è sempre fatto ispirare dalle cose più strane, come un documentario sullo sullo champagne, mentre ascoltava contemporaneamente l’album Bossanova dei Pixies. Ma probabilmente The Chief questa notizia deve averla appresa tardi, infatti afferma solo in una intervista del 2010 di essersi lasciato ispirare dal Times Indiano, mentre nel 2002 più verosimilmente affermava che tale suono gli aveva suscitato interesse non appena letto su una t-shirt di Liam. Un fascino che non è bastato a Noel per incoronare questo brano title track dell’album (che comunque è mancante), titolo che molto romanticamente è ispirato ad un patto stretto tra i due fratelli mentre erano in vacanza: “Noi tutti siamo legati vero? Abbiamo quindi un legame chimico, ma allo stesso tempo crediamo, ma crediamo a modo nostro, quindi siamo pagani, CHIMICA DEL PAGANO“. Pare che Liam rispose urlando “Uaoh, sei un fottuto genio!“.
Secondo brano del vinile di
Heathen Chemistry è Force of Nature, brano suonato anche in occasione del Primo Maggio di Roma (era il 2002) in Italia. Il sarcasmo di Noel arriva al massimo in questa invettiva contro Meg Matthews, la ex moglie dalla quale si è separato nel 2000 (nello stesso periodo in cui Liam divorziò da Patsy Kensit). Lette in questa ottica, frasi come “Tutto ciò che cerchi è il tesoro di un uomo saggio’ o ‘hai bruciato tutti i miei soldi’ assumono di certo un significato molto più pesante. In realtà quando una storia d’amore finisce ognuno ha il suo modo di anestetizzare il dolore, Noel scrive, un po’ come me. Il potere catartico della scrittura non ha niente di sottovalutabile. Gli esperti lo chiamano “il potere della penna”, quando ripensiamo a ciò che abbiamo vissuto, perché decisi a mettere nero su bianco situazioni e stati d’animo, creiamo un altro da noi. Lo vediamo agire, sbagliare, amare, soffrire, godere, mentire, ammalarsi e gioire: ci sdoppiamo, ci bilochiamo, ci moltiplichiamo. Si tratta del famoso storied approach: la forza generativa del linguaggio, cioè di quella proprietà creativa individuata e citata a più riprese dal sociologo Noam Chomsky. La potenzialità rigenerativa della narrazione non sfugge al counseling, che, anzi, tende ad abilitarla all’interno di un percorso di revisione esistenziale improntato all’azione.
E’ utile raccontarsi. Perché è necessario staccarci, disidentificarci dal fatto (problema). La narrazione di sé
ci aiuta a esternalizzare un evento e a renderlo, così, un oggetto proprio, visibile e affrontabile.

L’uomo che scrive disegna incosciamente la sua natura interiore”

Terzo brano di Heathen Chemistry è Hung In A Bad Place, brano che segna l’esordio in band di Gem, penna del suo testo, che con lo scioglimento degli Oasis ha fatto un po’ di giri di valzer, prima presente alla corte di Our Kid nella formazione di gruppo Beady Eye, poi in pianta stabile in mezzo agli “uccelli volanti” di Sir Noel Gallagher. Un brano che mi fa riflettere sull’importanza del linguaggio e dei dialetti:

Sì, sono stato appeso in un brutto posto,
non avevo il sole in faccia.
Sono stato appeso in un brutto posto,
per troppo tempo”

In napoletano il verbo “appendere” assume una connotazione molto diversa rispetto al resto del paese, indica letteralmente l’atto di piantare in asso una persona o una situazione o relegare la prima in una nicchia a riempire spazi di tempo o buchi di circostanza all’interno delle altre vite. Forse è quello il brutto posto che Archer intende rimarcare in questo brano, quello dell’oblìo, del “forse un giorno, ma non so bene quando”, e così passano i giorni, le settimane, i mesi. E se i sentimenti possono essere illimitati, la pazienza tecnicamente no. Vi siete mai chiesti quanto conta il sacrificio in questa vita? Il riuscire a mettersi da parte, il non sentirsi necessariamente l’unica priorità al mondo, rispetto al bene di chi ci circonda? Alle volte credo che mai come in questi ultimi anni si sia creata una enorme frattura tra chi mette il suo bene davanti a tutto e tutti e chi è affetto dalla sindrome della crocerossa e tende ad annullarsi completamente. Spesso le due situazioni diventano interscambiabili quando mutano le circostanze: i primi si innamorano e ai secondi non gliene frega un cazzo di chi gli sta accanto. Il tempo è un bene fondamentale, l’unica cosa senza prezzo che realmente puoi donare ad una persona, anche a costo di sottrarlo a te stesso. Hai più tempo per te mi dicevano le mie amiche, è che io questo più tempo non lo volevo, è stata una conquista scoprire di averne bisogno. Grazie Gem, per avermi ricordato in questo testo di Heathen Chemistry che essere “appesa in un brutto posto”, quello del “non lo so, non ora, poi si vede” fa di me, in questa situazione, l’appartenente ad una di queste due categorie, anche contro la mia volontà.
Fine del
Lato A di Heathen Chemistry, mi alzo per cambiare il verso del mio vinile e do una scrollata al ghiaccio rimanente nel mio gin tonic e penso a quanto esso sia stato davvero una medicina in serate di ansia e solitudine. No, non soffro di alcolismo patologico (o almeno non consapevolmente), ma il rito del bicchiere pieno e del computer su cui vomitare tutte le mie frustrazioni in questo anno così incerto, sia lavorativamente che emotivamente, spesso mi ha dato il coraggio di guardarmi dentro ed affrontare il suddetto storied approach, perché lo psicologo in questi casi finirebbe per cambiare mestiere. E quando dico che è “la mia medicina”, non lo affermo impropriamente. La sua storia infatti è tanto particolare quanto affascinante. Gli ingredienti che compongono il Gin Tonic sono stati inventati da medici. Il gin, chiamato “jenever” dagli olandesi, è stato creato presso l’Università di Leiden nel 1650 dal Dr Sylvius. Una “pozione” in grado di sprigionare gli effetti benefici delle bacche di ginepro per il sangue. Nel 1794, il chimico tedesco Johann Jacob Schweppe creò la soda come medicina. La primitiva acqua tonica venne unita a dolcificante e anidride carbonica. Nel XVIII secolo, quando gli inglesi colonizzarono l’India, portarono con sé gin e tonica. I due ingredienti furono presto arricchiti anche dal lime. Insomma adesso abbiamo tutti una scusa per bere il nostro cocktail del cuore senza sentirci in colpa, anzi immaginandolo ad agire sul nostro flusso sanguigno manco fossero gli omini de Esplorando il Corpo Umano.



Ma torniamo al nostro ascolto serale, giù la testina sul
Lato B di Heathen Chemistry e via col primo brano delle B-Side. Stop Crying Your Heart Out, un brano che in vent’anni di amore Oasisiano ho trascurato fino al risveglio dal sonno dell’ignoranza, questo primo maggio. Ero sul divano, pronta, vestita, improfumata e con le scarpe da indossare al mio fianco; in TV dopo la pausa consueta tra il blocco del pomeriggio e quello della sera, danno il Concertone del Primo Maggio di Roma e il mio cellulare mi annuncia che il mio compagno della serata fuori era arrivato ed io in ritardo (non solo con lui, ma con la vita). Noel parte con le sue sei canzoni e dopo l’inflazionatissima Wonderwall, ecco lei. Un fulmine a ciel sereno. Tanto da aver rivisto la stessa performance anche mezzora dopo, in una replica su Instagram mentre l’altra persona era al bar a comprare la soda per i nostri gin tonic domestici della serata.
Insomma una canzone che è così diventata un pezzo di cuore.
Eppure nella mia mente rievocava sempre lo stesso pensiero, quello dei viaggi nel tempo. Un vago ricordo di “già visto”. E poi la soluzione.
The Butterfly Effect, 2004. Scena finale.
In 
matematica e fisica l’effetto farfalla è una locuzione che racchiude in sé la nozione maggiormente tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. L’idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema (Fonte Wikipedia). Un po’ il contrario di ciò che affermano i Vendicatori più famosi dell’Universo Marvel secondo cui cambiando cambiando le condizioni iniziali (provando ad andare nel passato) cambino gli effetti del futuro. Ma molto romanticamente mi piace pensare che la teoria del caos abbia ragione e che (eresia) Cap America si sia sbagliato. Che se è vero che alzando gli occhi al cielo e guardando la luna, sarà la stessa che starà guardando contemporaneamente un’altra persona dall’altro lato del mondo, è anche vero che:“ il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”, frase più celebre del film.

Alzati (alzati)
forza (forza)
perché hai paura? (Non ho paura)
non potrai mai cambiare
quel che è stato e che non c’è più.”

I toni vocalmente morbidi ma emotivamente tenaci di “Champagne Supernova” e soprattutto di “Don’t  Go Away” rivivono in “Stop Crying Your Heart Out”, attraverso un uso sempre più frequente degli archi e del pianoforte, ma l’arma vincente resta sempre il duetto tra i due fratelli, in cui Noel si presta a fare da seconda voce e/o eco. Il pezzo è famoso per essere stato eseguito dalla televisione inglese dopo la sconfitta della nazionale inglese al campionato mondiale di calcio 2002. Anche Noel Gallagher, durante il Festival di Glastonbury del 2004, ha dedicato la canzone alla nazionale di calcio inglese, appena sconfitta nel campionato europeo.
Fa spazio al momento amarcord un brano semiacustico in questo
Heathen Chemistry, Songbird, in cui la semplicità delle dolci schitarrate di Noel che contraddistinguono la raccolta “The Masterplan” vengono rieditate in modo da costituire l’anima di questa canzone, basata esclusivamente su tre semplicissimi accordi che tutti i ragazzini imparano accingendosi al mondo della sei corde. Il titolo è – per chi mastica fumetti e comics – un richiamo alla omonima eroina Marvel, Melissa Gold, fuggitiva scappata di casa dal padre alcolista e dalla madre incarcerata, costretta a costruirsi un’armatura per riuscire a sopravvivere alla strada, fino al momento in cui in carcere incontra Poundcakes, una lottatrice di sesso femminile che l’ha invitata ad aderire alle Grapplers, con il nome di “Mimì Spaventia”. Dotata di corde vocali potenziate e migliorate bionicamente, dai tecnici alle dipendenze della Roxxon. In quanto tale, ha la capacità di generare un “grido” ad alto tono sonico di grande volume e dagli effetti vari. Insomma il richiamo c’è pure vocalmente, ma il suo autore Liam Gallagher – sì avete letto bene, proprio lui Our Kid che ha anche vinto il premio come miglior compositore per quel brano – sostiene di averlo scritto per la sua fidanzata eroina Nicole Appleton delle All Saints, dalla quale ha avuto il terzo figlio Gene, che oggi compie diciotto anni, auguri Gene.

Cantando canzoni d’amore per passare il tempo
Scriverò una canzone cosicché lei possa vedere
Le donerò tutto l’amore che lei dona a me
Parlerò dei giorni migliori che devono ancora venire
Mai ho provato questo amore da qualcuno”

Sicuramente non la nuova Wonderwall, ma una grandissima canzone d’amore che merita l’olimpo nelle dediche, tanto da essere costantemente nominata e riarrangiata da Chris Martin dei Coldplay, dichiarato fan della band di Manchester, tanto da essersi esibito con “Don’t Look Back in Anger” durante il concerto tributo delle vittime dell’attentato durante il concerto di Ariana Grande.
Liam ha sostenuto di aver scritto questo testo in dieci minuti, durante una pausa in solitaria al parco in Francia, mentre erano impegnati nelle registrazioni dell’album Standing on the Shouder of Giants. Insomma l’amore quando c’è, arde e brucia dentro di noi. E c’è una differenza sostanziale nel dire a qualcuno “Ti Amo” o “Ti Desidero”, non che le cose devono essere necessariamente distinte. Ma quando dico Ti Amo, dico che amo tutto di te, la tua esistenza per come è, il tuo nome, cioè la singolarità della tua essenza in questo mondo. Ti reputo dunque irripetibile, insostituibile. Quando dico Ti Desidero, sto desiderando altro. È irrequietezza, non si soddisfa mai completamente. Non ti scrivo una canzone, se ti desidero, te la scrivo se ti amo. È un po’ quello che diceva anche Pasolini nei suoi Comizi D’Amore.
Ed eccoci giunti all’ultimo brano del Lato B del vinile Heathen Chemistry, un brano scritto ed eseguito sempre e solo da Noel. La chiusura dell’ascolto serale è affidata a Little By Little. Un brano che non molto tempo fa ho dichiarato essere la colonna sonora della mia vita. Poco a poco, passo dopo passo. Ad ogni incrocio col destino.

Poco a poco
i desideri della tua vita sono lentamente diminuiti
poco a poco
devi dare tutto in tutta la tua vita
e ogni volta mi chiedo perché
sei veramente qui”

In questo brano torna prepotente il dualismo di cui parlavamo poco fa, quello di chi è dalla parte degli ineluttabili giocatori di Art Attack con gli spazi e con il tempo e quello di chi è dalla parte di chi tutto ciò lo subisce, spesso senza rendersene neppure conto. Mai come in questo brano Noel ci fa capire che spesso il limite fra questi due mondi non è così netto, e che i primi in fondo sono solo persone che hanno visto troppo spesso in passato i sogni infrangersi e hanno così ridotto i loro desideri e le loro speranze, i secondi sono quelli che riescono comunque ad esserci. Anche in silenzio. E se c’è una cosa che il passato – quello vero e segnante – mi ha insegnato, è che i primi a volte non si spiegano perché una persona possa stare lì sempre, anche senza chiedere nulla in cambio. Perché a queste importa donare più che ricevere, e reagiscono con paura a queste attenzioni, la paura di non esserne all’altezza.
E io con questo limite così sottile fra questi due mondi apparentemente così diversi sono scesa a patti. Sono scesa a patti con la felicità degli altri che è diversa dalla mia e va rispettata esattamente come il dolore. con il mio corpo, che oggi mi sembra appartenermi in ogni fibra. Con gli anni perderò in tonicità, indubbiamente, ma guadagnerò in comicità. E non c’è niente che liberi di più la carne di una risata. Sono scesa a patti con il fatto che, per qualcuno, lo stronzo, l’insensibile, quello che ha sbagliato per pigrizia, il traditore, il superficiale, l’egoista, il narcisista il problema sia io e il mio essere una “donna troppa” (ma questo poi lo approfondiremo prossimamente). Sono scesa a patti con la consapevolezza che mi venga più facile amare un uomo in assenza che in presenza, ho cercato spesso il sospiro più che il respiro. Sto cambiando. Ho voglia di scendere a patti con la carne e le ossa dell’altro, con l’invadenza e con la condivisione degli spazi, è meno poetico, ma magari dopo tanta poesia è tempo di darsi al saggio. Scendere a patti è faticoso ma necessario, sempre e solo se si scende per poi salire un gradino più in alto verso la nostra idea di felicità.  E sto imparando a farlo “Little by Little”.