Haken: Affinity e la decisa virata verso la musica del futuro

A giudicare dalle parole del batterista Ray Hearne, gli Haken sono ormai in procinto di ritornare sulle scene con un nuovo album previsto per la fine del 2018!

La produzione del lavoro è stata affidata ad Adam Nolly Getgood (produttore ed ex bassista dei Periphery) e si preannuncia, secondo quanto detto da Hearne, come un lavoro ben più cupo e metal oriented dei precedenti.

“The aim of this album was to go down a heavier and darker route – I’ll leave that for the fans to decide. I guess it’s a little bit more in the metal realm, but still very much true to what we’ve always been about as a band. It’s not like it’s going to be a huge left turn.”

Immaginiamo, ora, l’intera scena Progressive strapparsi i capelli in attesa di maggiori sviluppi e aggiornamenti riguardanti questa golosa notizia. Nel mentre, per ingannare l’attesa, potrebbe essere utile richiamare alla mente Affinity, il loro ultimo e rivoluzionario lavoro in grado, forse, di darci dei buoni indizi su quanto la band Inglese ci riserva per il futuro.

Affiniy, un album dal taglio che guarda al passato correndo verso il futuro.

Uno sguardo al passato, un lungo cammino verso il futuro. Affinity, ultima fatica degli Haken, ci trasporta con originalità e citazionismo all’interno di un universo scientifico-tecnologico ispirato nei titoli e nelle tematiche agli anni Ottanta.

Si tratta di un concept album Prog Metal e chiunque si avvicini a questo genere viene messo a confronto con la band che lo ha fatto nascere: i Dream Theater. E’ un confronto che gli Haken non temono, anzi, ne escono a testa alta, tracciando nuovi percorsi con sorprendente disinvoltura. Oltre alla fantasia compositiva, altro punto di forza di questa band britannica è la capacità di amalgamare magistralmente il tutto, realizzando brani che, nonostante la struttura elaborata, risultino musicali e anche orecchiabili.

Inoltre, gli Haken si avvalgono in questo caso anche di richiami alla musica degli anni Ottanta, sfruttando effetti vocali, drum machine, suoni di chitarre e sintetizzatori tipici di Pop, Dance, World Music e Fusion. Riuscire ad unire le sonorità di questi generi con un approccio moderno e orientato verso il futuro è lo straordinario risultato di Affinity.

La successione della canzoni prosegue senza intoppi, le strutture elaborate e il virtuosismo, che in altri casi appesantiscono l’atmosfera e annoiano, qui sono parte integrante dell’amalgama, mantenendo sempre la presa sull’ascoltatore. Dopo una breve introduzione, l’album decolla e mantiene un ritmo molto elevato,iniziando con il duo introduttivo Affinity Exe/Initiate (dove sincopi Leproussine e atmosfere ambient drammatiche dominano il minutaggio) seguite da 1985, pezzo dalla più schietta ispirazione anni 80 in cui, con un incrocio funambolico fatto tra virtuosismi e melodie da servie TV ottantina, prende vita un pezzo slanciato, fresco, originale e citazionale al punto giusto. La prima parte di Affinity vede poi in Lapse il suo apice con il suo lungo climax ascendente fatto di dolci atmosfere via via sempre più rarefatte e violente, spezzate da un magistrale solo incastonato tra passaggi dalle sonorità assolutamente fusion.

La successiva, The architect, perde invece incisività, risultando eccessivamente impreziosita di idee fini a se stesse: è il brano meno riuscito dell’album, nonostante siano presenti alcuni buoni spunti. Si torna su ottimi livelli con i brani successivi, in particolare con la coppia conclusiva formata dalla incalzante The endless knot e dalla dolce ed elaborata ballad Bound by gravity, perfetto brano di chiusura.

Affinity, in conclusione, è un album sorprendente, fresco e originale, che si lascia ascoltare con grande facilità e trasporto, benché sia una raccolta di materiale molto denso e complesso. Proprio qui, però, risiede la grandezza degli Haken, nucleo in grado di riuscire in un’impresa che permette di considerarli come una delle band più rivoluzionarie degli ultimi anni, pronta ad aprire le porte alla musica del futuro.

Daniele Carlo

 


Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2018-06-25T11:57:39+00:00 25 Giugno 2018|Recensioni|0 Commenti