Non volevo parlarne, ma alla fine eccomi qui a farlo. La mia riflessione è semplice e forse banale, ma non importa. Voglio dire qualcosa su Greta Thunberg. Su quella ragazzina che sta sulla bocca di tutti, nel bene e nel male. Sto leggendo commenti assurdi; di lei che è brutta, di lei che è nelle mani dei poteri forti, di lei che dovrebbe stare zitta, di lei che qua, di lei che là…

Di lei che dice cose ovvie e che quindi non dovrebbe avere tutto questo riscontro mediatico. Ed è proprio qui che voglio spendere due parole. A me non importa se quella biondina sia manipolata, se sia una trovata di marketing o meno. Forse, chi lo sa! Ciò che è certo è che c’è gente che la accusa di dire ovvietà. Ma la domanda è: vi rendete conto di essere stati sempre ciechi di fronte a certe ovvietà? Accusate lei di portare alla luce una pecca vostra, il che dovrebbe farvi sentire un tantino manchevoli. Perché è di questo che si tratta.

Non bisogna analizzare solo la cosa, ma il perché di quella cosa.

Parla di cose talmente ovvie, che nessuno le aveva mai notate, o forse sono state semplicemente evitate in quanto scomode e pesanti (?). Parla di cose talmente ovvie da legittimare le persone nel dire che è ridicola perché ha detto qualcosa che tutti sapevano.

Ma ci rendiamo conto che Greta Thunberg è riuscita a smuovere le masse dicendo qualcosa di ovvio? Che grazie a Greta domani anche solo una persona non butterà più la cicca della sua sigaretta per terra, in quanto si sentirà in colpa? Che Greta è riuscita ad attirare l’attenzione più di quanto abbia fatto qualsiasi uomo politico con uno spin doctor alle spalle, durante i suoi 40 anni di carriera? Che Greta, parlando parlando, ha portato masse informi di persone a fare (in)volontariamente qualcosa di concreto?

Io non so se dietro Greta Thunberg ci sia qualcuno , ma so che quella ragazza è un veicolo. È il senso di colpa, la voce della nostra coscienza che ci sveglia in malomodo rispetto ad un tema che, parliamoci chiaro, un po’ di timore lo trasmette eccome. È un mezzo scomodo rispetto ad una società che impone velocità. Rispetto ad una società smart, ad una società nella quale la riflessione non è contemplata.

Non so chi ci sia dietro Greta Thunberg, ma so che di lei avevamo bisogno. E so per certo, che la frustrazione di chi argomenta il tutto dicendo che è brutta, è la sua più grande vittoria.

Articolo a cura di Ambra Proto