“Grazie Turing” inventore del computer – Intervista a Renato Caruso

di Alessia Andreon

L’album “GRAZIE TURING” e il libro “# DIESIS O HASHTAG?” di Renato Caruso ci accompagnano nel mondo dell’informatica per scoprire quanto la musica sia stata influenzata, nel corso dei secoli, dalle scoperte scientifiche.

Frankenstein Junior, durante i suoi esperimenti, avrebbe detto: “Si può fare!” un album che omaggia gli step che ci hanno condotto ad avere, nella nostra quotidianità, il computer, gli smartphone e tutto ciò che di elettronico ci migliora e condiziona la vita.

Per ringraziare i grandi scienziati Caruso parte dalla filosofia di Aristotele, fino ad arrivare a Steve Jobs, con uno speciale omaggio finale ad Einstein e alle scoperte del futuro…

Ciao Renato, benvenuto sulla pagina di Inside Music!

Hai studiato informatica, anche applicata alla musica, e chitarra classica: questo album è un po’ il compendio del tuo percorso, una sorta di divulgazione scientifica sotto forma di canzoni?

È un album dedicato ad Alan Turing, l’ideatore del primo computer, e riprende un po’ quelli che sono stati i miei studi universitari e la laurea in informatica; ho voluto omaggiare questa figura che per me era molto importante e ci tenevo a farlo perché ho letto molti libri sull’argomento.

I miei dischi sono sempre destinati a questo tipo di figure: Turing per me è stato la personalità più importante dell’informatica. È colui che ci ha permesso oggi di avere il computer, lo Smartwatch, lo smartphone….

Quello che siamo oggi lo dobbiamo a questo personaggio di nome Alan Turing.

Il disco infatti è un omaggio agli scienziati e alle loro scoperte, tant’è che non riusciamo ad immaginare la nostra vita senza i computer….

No, ormai non riesco più ad immaginare una vita senza computer, sono nella nostra quotidianità, è impossibile pensare come sarebbe senza. Oltre ai computer, senza la scienza non avremmo neanche la musica. Probabilmente nessuno ci pensa ma, se vai a fondo e fai un po’ di collegamenti, capisci che la fisica, la matematica, come anche la religione, sono state molto importanti per avere la musica come la conosciamo oggi.

Invece che un album sperimentale è “un ritorno quasi all’analogico o meglio alla melodia e armonia minimalista”: less is more?

In effetti non c’è niente di elettronico; magari qualcuno si aspetta l’uso del sintetizzatore ma il mio intento era omaggiare, tramite le tracce, la storia dell’informatica. Per me il suono e la melodia rimangono sempre quelle classiche, senza l’utilizzo dell’elettronica o dei sintetizzatori. La melodia è l’intelaiatura della musica sia che la riproduca con il sintetizzatore o la esegua con un violino. Preferisco usare gli strumenti classici, come il pianoforte e la chitarra, che fanno parte della mia formazione al conservatorio: c’è chi sperimenta, ma io non lo so fare, vengo dal classico ed amo questo approccio.

Si sente un lavoro di orchestrazione importante, ci hai lavorato personalmente?

Si, ci ho lavorato io insieme al mio arrangiatore Pino Di Pietro. Io ho scritto le parti principali e poi lui si è occupato di tutto il resto, come la programmazione dei suoni e l’aggiunta di qualche nota in più.

# Diesis o Hashtag?” è il libro che accompagna l’album. Già dal titolo sembra una provocazione…

Potrebbe anche essere una provocazione, ma volevo semplicemente far notare che ci sono tanti punti in comune tra la scienza e la musica. Spesso la matematica è musica e la musica è matematica, anzi, c’è chi dice che la musica è il suono della matematica.

Il libro si struttura come un dialogo tra due amici, una fisica teorica e un musicista, che parlando tra di loro capiscono che la scienza è importante per la musica, ma è vero anche il contrario. Basta pensare a quanti grandi scienziati erano anche musicisti, o estimatori della musica, per capire il legame che esiste tra le due discipline: Einstein suonava il violino, Planck il pianoforte, Galileo il liuto. C’è stato sempre questo binomio tra musica e scienza: personaggi come Pitagora, Fourier….. hanno contribuito a far sì che la musica di oggi sia quella che ascoltiamo noi. Senza questi scienziati non avremmo né questi accordi, né queste melodie.

Il libro è impreziosito da due artwork, realizzati ad hoc per il progetto; mi pare un bel regalo da fare anche ai bambini, d’altronde anche tu hai iniziato da piccolissimo!

È un progetto che vedresti bene nelle scuole?

Io ho iniziato a 5 anni a suonare perché mio padre avena un gruppetto in paese e mi portava con lui. Per adesso sono solo l’ideatore di questo progetto; se qualcuno mi aiuta mi piacerebbe anche tradurlo in uno spettacolo teatrale.

Secondo me tutti dovrebbero sapere chi è Turing, ci dovrebbero essere sue statue dappertutto, però tanti ancora non lo conoscono. Forse chi ha visto il film “The imitation Game” lo ha sentito nominare… Sono consapevole che la materia è ostica: c’è la matematica, la fisica, l’informatica, non è per tutti probabilmente, però spero che il mio progetto contribuisca a farlo conoscere a tutti, specialmente ai più piccoli!

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