“GRAN RISERVA” di DIEGO RIVERA – Recensione

di Leslie Fadlon

“GRAN RISERVA” è il titolo del primo album di DIEGO RIVERA, il nuovo progetto artistico del cantautore Carmine Tundo (La Municipàl).  Questo lavoro è stato anticipato dai singoli “Santa Maria al Bagno” e “Malvasia Nera” e apre la strada ad un nuovo percorso sonoro di Carmine Tundo, che con il nome dell’amore di Frida Kahlo ci porta per mano verso nuove storie dal sapore latino. Ma con un’impronta classica cantautoriale italiana, cui si mescolano intermezzi strumentali e sognanti. Diego Rivera quindi esprime un nuovo sentiero di ispirazione esplorato da Carmine Tundo, artista poliedrico sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Del successo de La Municipàl, ne abbiamo ancora il sapore in bocca, e restiamo curiosi sulle capacità di musicisti del genere.  Una creatività incessante quella del cantautore pugliese, che, nel solo 2020, lo vede impegnato in molteplici produzioni: prima fra tutte il progetto discografico “Per resistere alle mode”, il nuovo viaggio artistico de La Municipàl, coprodotto da luovo e Artist First, caratterizzato dalla pubblicazione di cinque doppi singoli in vinile 45 giri a tiratura limitata, al quale ha aggiunto ora la nuova avventura solista Diego Rivera.

“GRAN RISERVA” – IL DISCO

“Gran Riserva” è un ponte tra il Salento, dove sono ambientate la maggior parte delle storie narrate, e il Sudamerica e alcune vecchie pellicole cinematografiche western, dove cori e reverberi fanno da tappeto alla chitarra classica e alle percussioni, protagoniste in tutto l’album.

Si apre con la strumentale ‘Nadir’ e prosegue con ‘’Nei peggiori bar della provincia’’, che con ritmi western ci fa pensare anche alla mitica ‘’Lettere dalla provincia leccese’’ de La Municipàl. Ma le atmosfere di Diego Rivera sono decisamente diverse, come si assapora in ‘Chiaro di luna’, per cui sembra di fare accesso in una chiesa, tra cori e note dolci e mistiche; ‘Malvasia nera’ si aggrappa agli stessi cori del brano precedente ma rallegra l’atmosfera con una chitarra più decisa e un racconto di solitudine e di mancanze. È poi il momento di ‘Santa Maria al bagno’, uno dei singoli scelti per anticipare questo disco: la Santa è una donna ammirata e amata per la propria bellezza, cantata nella cornice di un giorno d’estate che scorre tra immagini di un blu assolato ed accecante. Anche ‘Maracuja’ sa d’estate, come il frutto da cui prende porta il nome e che ci accompagna verso ‘Il negozio di scarpe’’ e segna un featuring con La Municipàl e una maggiore partecipazione della seconda metà del duo, Isabella Tundo – i cui cori sono comunque presenti anche nelle altre tracce – e che ci canta così la storia di Marina, una donna delusa dall’esistenza. La traccia successiva – come anche l’ultima – è nata prima in forma di poesia: ‘Calendule’ infatti commuove e incanta. Corde che rincorrono le note formano la scia che ci accoglie in ‘A dismisura’, pezzo introspettivo e di grande sensualità. Siamo quasi alla fine del disco quando incontriamo un featuring con Carmine Tundo, l’altro lato della personalità artistica di questo grande musicista. ‘Aspettando Hydra’ è un pezzo strumentale, profondissimo. E a chiudere c’è l’altra poesia di ‘’Gran Riserva’’, ovvero ‘Sarà come morir’, che come l’altra farà parte, in futuro, di una raccolta.

‘’Gran Riserva’’ ha il gusto di un buon liquore, da assaporare piano, mentre le sue tonalità passano dal dolce all’amaro toccando gradualmente desideri e ricordi.

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