Goran Bregovic ha regalato alla città uno spettacolo eccezionale, con due ore di musica quasi ininterrotta. Ad Ascoli Piceno, davanti a una Piazza del Popolo gremita, ha eseguito ieri Three Letters From Sarajevo, il suo ultimo lavoro uscito nel 2017, suonandolo quasi per intero. Presentando il concerto in italiano, ha creato subito una forte connessione con il pubblico, che ha risposto in maniera caldissima.

Ad accompagnarlo c’è la sua storica “Orchestra per i matrimoni e i funerali(Wedding and funeral band, dalla Serbia) composta da una sezione di fiati e da Muharem Redžepi alla voce solista e percussioni. A completare il complesso, due eccellenti voci bulgare: Ludmila Radkova Trajkova e Daniela Radkova Aleksandrova. Sono tutti in abiti tradizionali tranne Goran Bregovic, in un abbagliante smoking bianco.

Il concerto inizia con la banda che esce, strumenti alla mano, da Palazzo dei Capitani del Popolo. Per raggiungere il palco, che si trova dall’altra parte della piazza, attraversa la folla suonando in una processione che ricorda un po’ un funerale, o forse un matrimonio. Giusto il tempo di arrivare sul palco con il resto dei musicisti e si parte con Vino Tinto, tratta dall’ ultimo disco. Piazza del Popolo inizia subito a ballare, e non smetterà per le prossime due ore. I ritmi sono frenetici e la commistione di tradizioni musicali è totale.

Le voci bulgare e Muharem Redžepi non cantano quasi mai nelle loro lingue natie ma in qualsiasi lingua possa servire meglio la canzone, dal serbo allo spagnolo. In una sera Goran Bregovic riesce a presentare tante lingue quanti stili diversi, spesso in convivenza nella stessa canzone, un po’ come a Sarajevo, città natale del cantautore a cui è dedicato Three Letters From Sarajevo.

Arrivati a Presidente, canzone scritta in collaborazione con i Gypsy Kings, sentiamo le prime influenze spagnole, che avranno un ruolo importante in questa serata. I ritmi latini sono sicuramente più familiari ad un pubblico italiano di quanto lo siano quelli balcanici, con i loro tempi dispari e ritmi serrati. L’impatto delle voci bulgare con un contesto latino è meno drammatico di quanto si possa pensare: le loro armonizzazioni collaborano molto bene con la chitarra di Goran Bregovic e le ritmiche del bombardino. Subito dopo questa escursione iberica si torna di forza nei balcani con Quantum Utopia, uno dei pochi brani in inglese di questo spettacolo.

L’originale, con alla voce Eugene Hütz dei Gogol Bordello, si può trovare nello stesso disco di Presidente: Champagne for Gypsies (2012). La canzone inizia con una voce struggente per poi passare ad un accelerando che porta il tempo ad un fulmineo 185 bpm, mettendo alla prova anche i ballerini più allenati. I trombettisti superano ogni limite di velocità, dovrebbe essere illegare suonare così velocemente. In molte canzoni, come un direttore d’orchestra, ferma la musica per poi ripartire in una ripresa e finire in forza il brano. È evidente che Goran Bregovic sa come far ballare le persone, è una soluzione molto efficace per chiudere una canzone in maniera fresca dopo aver tenuto lo stesso ritmo per qualche minuto.

Il ritmo si rilassa e si torna in spagna con Pero e Balkaneros (anche in quest’ultima si vede la mano dei Gypsy Kings) per poi passare subito in salento con Mazel Tov, una vera e propria pizzica ma cantata in lingua ebraica. Forse la nomina a Mastro Concertatore per la Notte della Taranta 2012 a Melpignano (LE) ha piantato il seme per questa canzone, che ha visto la luce cinque anni dopo. L’eleganza di questa unione di tradizioni lontanissime mi ha lasciato a bocca aperta, ma ballavano tutti quindi non se ne è accorto nessuno.

Ederlezi vede finalmente protagoniste le voci bulgare nel loro ambiente naturale. Il pubblico non balla più, ora si ascolta. La reazione è quella che si potrebbe avere davanti ad una funzione religiosa, attenzione e rispetto. Questa atmosfera prosegue con In The Deathcar, tratta dalla colonna sonora di Arizona Dream, film di Emir Kusturica e cantata nella versione originale da Iggy Pop.

Durante il bis, il bandleader presenta una canzone dalla prima guerra mondiale (Jeremija) e una dalla seconda (Bella Ciao). In entrambi i casi la folla è invitata a cantare e la risposta spazza via ogni dubbio: Goran Bregovic è di casa tanto a Sarajevo quanto ad Ascoli Piceno.
Il concerto si chiude con Kalashnikow, che inizia con Goran Bregovic che fa ironicamente urlare alla folla un “ALL’ ATTACCO!” per poi far partire la musica presentando i suoi musicisti e ringraziando il pubblico.

Goran Bregovic è riuscito ad essere un vero cittadino del mondo e le sue composizioni ne sono la prova. In due ore piene di gioia e di dolore ha lasciato un messaggio in musica che parla senza bisogno di una lingua o di una nazione e per cui i confini non hanno significato.

Se vi siete persi questa festa eccezionale potrete rimediare il 21 agosto a Brescia e il 9 settembre a Modena.

 

Lorenzo Leopardi

 

           Scaletta di Goran Bregovic ad Ascoli Piceno:

Vino Tinto

            Maki Maki

            Duj Duj

            Presidente

            Quantum Utopia

            Spij Kochanie, Spij

            Pero

            Balkaneros

            SOS

            Mazel Tov

            Made In Bosnia

            Baila Leila

            100 Lat młodej parze

            Usti Baba

            Gas Gas

            Ringe ringe raja (Ya ya)

            Prawy Do Lewego

            Erdelezi

            Mesechina

            In The Deathcar

            Hopa Cupa

            Caje Sukarije

            Jeremija

            Bella Ciao

            Kalashnikow