Gli Eugenio in Via Di Gioia a Napoli, sfondano la rete e segnano il loro gol più bello.

Giovedì sera, 24 maggio, gli Eugenio in Via Di Gioia ci hanno invitati alla loro festa – a cui abbiamo partecipato – alla Casa della Musica di Napoli.

Chi come noi ha avuto la fortuna di conoscerli già prima del live, durante il soundcheck e scambiare quattro chiacchiere con loro nel backstage, pensava di arrivare pronto di fronte alla loro follia, alla loro goliardia ma soprattutto alla loro bravura, doti queste che avrebbero trasposto sul palco, e invece sono riusciti a sorprendere anche noi, che questo mondo lo conosciamo da addetti ai lavori.
Un ingresso in full band, Eugenio alla chitarra, Emanuele alla tastiera e fisarmonica, Lorenzo al basso e Paolo alla batteria, in perfetto clima da “Giovani illuminati”, come dimostrano le lucine e le lampadine che attorniano i vari strumenti, oltre che la t-shirt del frontman. Un inizio in “Silenzio”, potrebbe sembrare ossimorico e invece con questo gioco di parole inizia lo show del gruppo torinese, al loro primo vero concerto nel capoluogo campano, introdotti da un giro di bacchette e un “para para pararirariru para para” prima sussurrato da Di Gioia e poi dal resto dei suoi compagni, con un “suona!” urlato anche dal pubblico. Gli animi dei presenti iniziano a riscaldarsi, quando dalla platea un fan in delirio mostra una particolare attenzione verso – a turno – i singoli componenti della band, fornendo ad Eugenio il giusto spunto per mostrare tutta la sua teatralità anche nell’improvvisazione. “Sette camicie” sono quelle che avrà sudato il leader sabaudo cantando questo brano, “ma grazie a Dio no” e instancabilmente – in un tutt’uno artistico – lancia un cubo di Rubik nel pubblico affinché un fan lo scomponesse per poi ricomporlo a ritmo di “Prima di tutto ho inventato me stesso”, introdotto da un magistrale intro di fisarmonica di Emanuele Via.
Uno sguardo alla platea e una catalogazione stereotipata dei singoli componenti della prima fila, fino al riconoscimento di due figure chiave per lanciare i prossimi due brani, “Il bullo ciccione” e la perfettina, sovrapposta al protagonista di “Ho perso”. Ma questa carrellata di brani riesce a coinvolgere davvero tutti, persino la sottoscritta la cui conoscenza della band la potremmo definire accademica, senza lasciarle mai calare l’attenzione. Qual è il segreto? L’alchimia che l’istrionica band è riuscita a creare fra di loro e con il pubblico, rendendoci tutti parte di uno spettacolo, come se il limite sopra vs sotto palco non esistesse.
Un’ora e quaranta di brani arricchiti da gag, alleggeriti dal finto stralunatismo di Emanuele – sempre pronto a farsi prendere in giro – dal sarcasmo pungente, come quello che ci regala nei suoi testi, di Eugenio, dall’ottima spalla offertagli dal suo batterista ed anche dal più composto e silenzioso Lorenzo.
Parlavamo di distanze empaticamente annullate tra chi conduceva lo show sul palco e chi ne condiva il suo successo sotto di esso, distanze fisicamente annientate quando la band è scesa in platea spingendo i fan a seguirli in cerchio per gli ultimi tre brani in acustico.
Insomma un vero e proprio live che ci ha condotti per qualche ora sulla “Via Di Gioia” (o della gioia come dir si voglia).
Nonostante le paure iniziali dettate dal cambio di location per problemi tecnici della struttura, l’essere stati catapultati in un palazzetto non ha spento l’entusiasmo del nostro quartetto. Come quando si è una squadra di calcio e il tuo avversario gioca e vince prima di te, il fattore psicologico dovuto all’imprevisto diventa determinante: o ti abbatti regalando ulteriore vantaggio al fato avverso oppure cacci ancora più grinta e sfondi la rete segnando il gol della vita. Ed è questa seconda opzione quella scelta da Eugenio e compagni, quella di mettere in scena la migliore performance e spolverare tutto il carisma della classe ’91, per combattere un palazzetto ben più ampio delle loro aspettative e un pubblico ancora troppo scarso rispetto al talento reale della band. E hanno segnato così il gol più bello, che se non sarà quello della vita, sarà almeno valso l’ingresso nel cuore di una città che finora non gli era stata propriamente amica.

A cura di Fabiana Criscuolo

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-05-25T18:49:39+00:00 25 maggio 2018|Live Report|0 Commenti