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Giulia Molino racconta a Inside Music il suo nuovo singolo “Capa Fresca”

by Redazione Web
giulia molino

È disponibile in radio e in digitale “CAPA FRESCA” (bit.ly/multilink_CAPAFRESCA), il nuovo singolo della cantautrice e rapper napoletana GIULIA MOLINO, vincitrice del Premio Lunezia 2020 e tra i protagonisti di “Mare Fuori – Il Musical”.

È online il videoclip del brano, in cui il racconto della canzone prende forma attraverso un immaginario ispirato alle atmosfere degli anni ’80 e ’90

“Capa fresca” è un’urban ballad che fonde cantautorato e rap, raccontando la difficoltà di donarsi all’altro in una realtà sempre più incerta, dove l’amore appare fragile. Le persone sembrano indisponibili, concentrate su sé stesse e incapaci di riconoscere quanto i propri comportamenti possano ferire chi hanno accanto.

Giulia Molino torna così a cantare e scrivere mescolando italiano e dialetto napoletano, sua lingua madre, sulla scia del precedente singolo “M’annammor’e me”.

Giulia Molino – Intervista

“Capa Fresca” racconta rapporti pieni di ambiguità e di emotività irrisolta: da dove nasce questo brano e quanto c’è di autobiografico nella scrittura?

Capa Fresca nasce in un periodo in cui mi stavo relazionando ad una persona che si era dimostrata indisponibile a livello relazionale nel costruire qualcosa di concreto, quindi nel costruire una vera e propria coppia e soltanto oggi, col seno di poi, posso dire che quello è stato l’inizio di un vero loop emotivo in cui poi mi sono trovata incastrata e come me penso la società in generale. Parlo di un loop emotivo in cui si è diventati molto più egoriferiti ed egocentrici e quindi si trova difficoltà a venirsi incontro e a smussare determinati aspetti caratteriali per combaciare e quindi è molto più facile interscambiarsi e non soffermarsi sulla persona che abbiamo di fronte.

Nel singolo torni a mescolare italiano e dialetto napoletano. Quanto è importante per te mantenere vivo il legame con le tue radici anche nella musica di oggi?

Per me è fondamentale ed è una consapevolezza che arriva dopo un percorso personale di sperimentazione, in cui cercavo di trovare la mia vera chiave in studio e mi sono resa conto che l’attaccamento che vivo nei confronti della mia terra nel quotidiano si riversava totalmente nel mio modo di approcciarmi alla scrittura, al sound, alla creatività in generale e quindi ho capito di non poterne fare a meno. Sicuramente non escludo la possibilità di scrivere brani totalmente in lingua italiana.

Hai vissuto molto presto l’esposizione mediatica e il successo. Quanto è stato complesso imparare a distinguere il giudizio degli altri dalla percezione di te stessa?

È un qualcosa sul quale lavoro tuttora perché purtroppo mi lascio molto influenzare dalla percezione degli altri di me, ma facendo questo lavoro devi imparare col tempo a distaccarti da determinate emozioni, perché diventano soltanto energie negative che vanno ad inficiare in maniera negativa sulla propria creatività. Soprattutto con i social mi sono trovata sottoposta a cattiverie indicibili, minacce senza motivazioni, probabilmente solo perché le persone vivono una frustrazione, non fanno ciò che amano fare ogni giorno e quindi lì devi sviluppare un’idea per cui se sei tu grato alla vita per quello che fai ogni giorno e sei felice di quello che stai facendo il valore delle cattiverie che ti vengono dette è direttamente proporzionale a questo.

Oggi i social impongono continuamente immagini perfette e standard irraggiungibili. Come vivi il rapporto con l’immagine e quanto pensi sia importante parlare anche delle proprie fragilità?

Questo è un altro tema sul quale lavoro ogni giorno, forse è ancora più complesso di quello precedente. Purtroppo, vivo di insicurezze relative al mio aspetto fisico e infatti è un tema di cui parlo spesso e volentieri, avendo vissuto un disturbo alimentare in passato anche tramite podcast. Secondo me è un tema di cui si parla ancora troppo poco ed è una realtà molto viva attualmente. Dover mostrare ogni giorno se stessi perché le persone hanno bisogno di viverti nella quotidianità e quindi essere sottoposti ad una fotocamera ogni giorno, diventa complesso ma purtroppo imprescindibile. Credo che fare una campagna di sensibilizzazione al riguardo è l’arma che mi consente di vivere in maniera più serena a questo aspetto.

Nella tua musica convivono forza e fragilità, rap e cantautorato. È questa dualità che senti rappresenti meglio la tua identità artistica?

Sì, anche se ripeto non è una costante, non ho una strategia nel mio percorso creativo e quindi dipende molto dalla fase che sto vivendo, se sono in studio o anche se sono in una fase di vita specifica. Sicuramente è qualcosa nel quale mi cimento soprattutto l’ambito hip hop/ rap, che mi piace molto anche utilizzare come chiave per esprimermi e quindi sicuramente in un progetto futuro potrebbe esserci un pezzo rap.

Dopo esperienze molto diverse come Amici, il Premio Lunezia e Mare Fuori, senti di avere oggi una consapevolezza diversa di chi sei artisticamente?

Sì, perché ogni esperienza ti porta a scoprire te stesso e a scoprire qualcosa che di cui prima ignoravi l’esistenza e quindi a maturare personalmente e poi artisticamente di conseguenza.

Nel tuo percorso ci sono stati momenti di forte cambiamento e anche di stop improvvisi. Guardando alla Giulia di qualche anno fa, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato fino ad oggi?

La resilienza e la capacità di riconoscere i momenti in cui è giusto fermarsi e guardarsi allo specchio, perché secondo me sono i momenti costruttivi nella carriera di ognuno di noi.

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