In una società in cui la musica è diventata sempre più un lavoro, spesso dimentichiamo che esistono delle realtà, delle persone che devono compiere delle scelte in favore delle proprie economie, essendo delle aziende, ma anche del circolo e ricircolo degli artisti ad appannaggio degli artisti. Cosa succede quando due realtà come Panico Concerti – radicata società di booking – e Modernista – società di management bolognese, si accorgono che per andare avanti e far crescere le potenzialità degli artisti dei propri roster hanno bisogno di espandersi? Succede che decidono di fondersi, strutturarsi e specializzarsi per competenze, pur mantenendo le proprie autonomie gestionali e annunciano a tutti – artisti, addetti ai lavori e fan – questa unione attraverso una quattro giorni di festa musicale, in pompa magna.

Scambiamo quattro chiacchiere con Gianluca Giusti, co fondatore di Modernista e parte coinvolta in questo nuovo assetto societario.

Ciao Gianluca, benvenuto su Inside Music, nella tua biografia leggiamo “Booking Manager e artist manager. Mi occupo della distribuzione degli spettacoli e della fase di vendita presso club, locali, festival in tutta Italia presso Modernista”. Da cosa nasce la scelta di fondere il vostro roster di artisti con quello di Panico Concerti?
Questa scelta nasce essenzialmente prima sotto il profilo umano e poi professionale. Noi di Modernista siamo nati qualche anno fa e siamo solo in due, io e Damiano Miceli, abbiamo sempre curato il nostro roster puntando molto su ciò che ci piaceva e sulla qualità delle proposte musicali ragionando quasi come se fossimo un’etichetta discografica. Negli anni però – per sviluppare tutta la macchina organizzativa – abbiamo pensato di cercare delle collaborazioni, anzichè trovare delle persone da ingaggiare sotto il macchio “Modernista” abbiamo trovato una società che ha una storia molto simile alla nostra – Panico Concerti, appunto – anche loro avevano bisogno di allargare l’entourage, così abbiamo pensato di creare un’unica agenzia pur mantenendo entrambi i marchi,”Panico” sulla parte booking, “Modernista” sulla parte di management.

Quindi entrambi i marchi continueranno ad esistere pur essendo un’unica realtà?
Sì, diciamo che abbiamo diviso i settori di competenza. Gli artisti che staranno sotto “Modernista” li seguiremo come management, gli artisti che stanno sotto “Panico” verranno seguiti sotto il profilo dei live, quindi del booking.

Quale è stata la miccia scatenante che ha traghettato questa scelta?
L’essersi conosciuti umanamente. Il primo step della collaborazione è stato quello di prendere un ufficio condiviso dall’anno scorso, verso maggio. Lavorando lì, ognuno sulle proprie cose, siamo venuti in contatto anche con il modo di lavorare molto simile, e in estate siamo giunti alla conclusione che fonderci fosse la soluzione.

È stata Panico Concerti a contattare Modernista o viceversa?
Mah, è stato abbastanza reciproco. Ci sono state varie fasi in questo “corteggiamento”. Alla fine è risultato un amore corrisposto. (ndr: ridiamo)

Lo scopo fondamentale di un agenzia di booking è di riuscire a collocare un artista sulla scena live, attraverso showcase, concerti, tour nazionali ed internazionali. In questa transazione fra l’agente del musicista ed la location ed il suo entourage, tu ti poni come il venditore. Da questa fusione, in cui i contatti acquirenti si fonderanno e resteranno a disposizione di tutti gli artisti, è la musica stessa ad uscirne vincitore,oltre che le due aziende?
Beh è una domanda difficilissima questa però. In realtà non lo so. Io penso che – ovviamente parlo a nome di Gianluca non di Panico Concerti – siamo in un momento in cui si sta perdendo un po’ il centro della questione, vedo tutti molto più impegnati sul fronte del marketing che su quello musicale. Attualmente si pensa più a lanciare un disco che a quello che c’è dentro, le operazioni pubblicitarie ecc. Quindi dire che attualmente vinca la musica – per me – è un po’ difficile, ci sono delle dinamiche molto nuove, stanno arrivando dei flussi di denaro che prima non c’erano, e questo ovviamente si paga col fatto che i più piccoli stanno per scomparire. Dal punto di vista societario invece, la fusione ha anche il significato di creare una struttura più stabile per gli artisti, e mettere valore a quello che i più grandi di essi, per notorietà o per curriculum, possano creare un circolo virtuoso anche per i più piccoli. Questo si spera possa fare bene anche alla musica.

Posso farti i complimenti per l’onestà nella tua risposta?
Ma certo, io sono comunque anche un musicista ed è nella mia formazione questa forma mentis. Io ho iniziato a fare questo mestiere perchè suonavo, in realtà suono ancora anche se molto meno, quindi vedere certe dinamiche mi spiazza un po’. Vedere certi giovani che hanno l’idea che devono piacere a tanti, arrivare ad avere milioni di visualizzazioni – cose per carità legittime, se una canzone viene ascoltata e condivisa tanto che ben venga – mi porta a pensare che oggi il messaggio sia diventato quello che devi presentarti con la tua nuova canzone al mondo e dopo due mesi devi avere i locali pieni, altrimenti non vali niente o che non piaci. La cara e vecchia idea di gavetta è sempre più obsoleta e questo è un peccato perchè si rischia così di disperdere talenti, perchè alcune persone che valgono possono aver bisogno di più tempo per emergere ed è triste vederle morire sul nascere.

Un’altra caratteristica dell’agente di booking è la ricerca incessante di nuovi talenti. C’è qualche nome di Panico Concerti che avresti sempre voluto avere nel tuo organico e – ad oggi – lo senti già un po’ tuo?
Diciamo che sto iniziando a sentirli un po’ tutti come miei cuccioli, però sarò sincero e comunicativo anche in questo caso. Per farti un po’ di nomi sicuramente ti cito Colombre, è un nome che mi è sempre piaciuto e avrei potuto già vedere bene nel vecchio roster del Modernista, Francesco De Leo invece ha fatto un disco molto molto bello ma quasi sicuramente non mi sarei trovato a lavorare con lui col vecchio assetto societario, e sono contento di averlo anch’io, ad oggi. Ce ne sono davvero tanti, ogni artista che abbiamo ha un suo valore. Lo avrai capito da questa nostra chiacchierata il mio pensiero: a me non interessa tanto ciò che gli artisti fanno ma ciò che gli artisti potranno fare un giorno, quando diventeranno maturi. Ciò che mi piacerebbe fare come lavoro è quello di far maturare i progetti che sono più acerbi adesso. Questa continua tensione al miglioramento, verso una realtà artistica sempre più strutturata e comunicativa, è quello che cerco di comunicare ai miei artisti.

Ci sono stati artisti che non sono stati contenti di questa scelta societaria e hanno deciso di rescindere i contratti fatti con l’una o l’altra?
Se ci sono non ce l’hanno comunicato (ndr: ride). In realtà dalle informazioni che abbiamo raccolto  pare siano tutti contenti, pensavamo che – data l’eterogeneità dei progetti e delle storie diverse – qualcuno sarebbe potuto essere in disaccordo, ma sostanzialmente hanno tutti capito che una struttura più solida fosse a vantaggio di tutti.

Parliamo della festa che nasce per celebrare questa combo – si spera – vincente. Dall’11 al 14 aprile in quattro palchi diversi. Un coarcevo di artisti provenienti dalle due agenzie in una quattro giorni di musica indipendente, nella città in cui avete deciso di mettere radici, Bologna. Come nasce questa idea?
Noi volevamo creare una festa – la grande festa di Panico Concerti – in modo che gli artisti più grande mettessero in luce gli artisti più grandi. L’obiettivo era di creare un contenitore in cui potessero entrare anche gli artisti emergenti, vogliamo avere delle collaborazioni in varie città e annunceremo presto delle sezioni collaterali che non saranno prettamente musicali ma attinenti.

Aspettative per il futuro?

Dal punto di vista di Modernista, il mio sogno nel cassetto a cui riesco ad aggiungere un tassello ogni anno, è quello di portare all’estero la nostra musica, e di creare collaborazioni europee sempre più stabili. Attualmente collaboriamo stabilmente con Primavera Sound, l’anno scorso abbiamo portato Iosonouncane, quest’anno porteremo Cesare Basile, ma mi piacerebbe creare un’agenzia che lavora almeno su tutta Europa.

A cura di Fabiana Criscuolo