Galea ha presentato “Come gli americani al ballo di fine anno”

di Alessia Andreon

“Come gli americani al ballo di fine anno” è l’EP di debutto della giovane cantautrice Galea, una delle nuove promesse in casa Sugar Music.

L’intero EP è una sorta di dichiarazione poetica che rimette al centro la sincerità verso sé stessi, l’abbandono delle complicazioni inutili e degli intellettualismi spesso autoimposti, il distacco dalla coolness di una vita a tutti costi estetica, a favore di un ritorno a una genuinità che alla base non ha né calcoli né strategie.

L’EP racconta il paradosso di ritrovarsi conformi e aderenti ad un certo modo di vivere, a un certo stile di vita e, di contro, la riscoperta di un’identità più spontanea a prescindere dalle influenze, dalle tendenze, dalle aspettative.

Anche l’apparente volgarità di una limousine o di un ballo di fine anno negli Stati Uniti possono rappresentare una via d’uscita da questa sorta di gabbia, una via d’uscita dalle pressioni dei tempi e dei gusti che cambiano, a volte troppo velocemente per starci al passo o, comunque, provare a rincorrerle rischia, a volte, di farci perdere di vista chi siamo veramente. Alcune canzoni sono state scritte soltanto da me, altre vedono l’apporto di altri autori o artisti.

GALEA RACCONTA L’EP “Come gli americani al ballo di fine anno”:

Durante la conferenza stampa di presentazione del suo lavoro Galea ha imbracciato la chitarra e cantato tutti i cinque brani del suo “Come gli americani al ballo di fine anno”, soffermandosi a spiegarli uno ad uno, con generosità e naturalezza.

“Voglio solo cose belle” è il brano simbolo di tutto l’EP. Questa traccia vede la preziosa partecipazione sia di Ginevra nella scrittura e del rapper Maggio, che canta anche una strofa.

È un pezzo in cui c’è molta tenerezza e parla del mollare la presa, del giudicarsi di meno e di abbracciare la parte più genuina e meno sofisticata di noi stessi, anche e soprattutto nelle relazioni.

La seconda traccia è “Ragazzo fuori moda” che è stata scritta esattamente a novembre 2020, in una giornata in cui ero chiusa in albergo a Roma perché eravamo in zona rossa.  È una canzone che trae spunto dai continui spostamenti che stavo vivendo in quel momento tra Barletta/Roma/Milano. Tutte le canzoni sono molto biografiche, ma questa forse più delle altre, perché parla semplicemente e puramente del rapporto col mio ragazzo.

Per “Soffrire bene” l’ispirazione mi è venuta da una scena di “Pensavo fosse amore invece era un calesse” di Massimo Troisi in cui si dice “abbandonarsi completamente ai sentimenti abbassando le proprie difese, accettando anche il rischio di rimanerci male, perché soffrire in fondo significa essere vivi”.

È una scena che mi ha fatto ridere perché mi ci rispecchio molto e perché, a volte, si ha il bisogno di arrendersi alla sofferenza e ricavare un piacere “sadico” da questo abbandono.

È anche un pezzo che spinge a non avere paura della sofferenza e a far entrare gli altri nella propria bolla. 

“Femminuccia” è un dialogo con le mie amiche e rappresenta quel momento dell’adolescenza in cui una ragazza fa un lento e faticoso percorso di autoconoscenza per districarsi tra i modelli standardizzati di femminilità proposti dai media.

Crescendo, piano piano ci siamo liberate degli stereotipi e dalla dicotomia fin troppo rigida (maschile/femminile), per approdare ad una femminilità più libera e più nostra.

Ultima delle cinque tracce presenti in “Come gli americani al ballo di fine anno” è “I nostri 20”, che descrive persone, luoghi, spazi e tempi reali e parla dell’adolescenza in una città di provincia, in cui è abbastanza facile annoiarsi. Uno spaccato di vita comune a qualsiasi altra città, probabilmente; con le sofferenze e gli entusiasmi molto intensi, ma di solito anche poco duraturi. 

INTERVISTA:

Come mai il titolo “Come gli americani al ballo di fine anno”?

Questo titolo simboleggia la volgarità di certe cose che però ci fanno stare bene; sicuramente ha influito il fatto che appartengo alla generazione cresciuta con Disney Channel e quindi c’è un richiamo nostalgico alla mia infanzia in cui ho visto decine di film e serie tv Disney che finivano col ballo di fine anno.

Com’è nata la collaborazione con Maggio e Ginevra?

Per quanto riguarda Ginevra ci siamo conosciute ad Area Sanremo e ci siamo piaciute subito: c’era della stima reciproca. Poi ci siamo sentite su Instagram e le ho proposto di aiutarmi a finire “Voglio solo cose belle”, in particolare sul ritornello. Avevo bisogno della mano di qualcuno che mi spostasse dalle melodie “di confort” che sono abituata a fare. 

A Maggio ho chiesto io stessa di collaborare perché è un rapper atipico, ha una sorta di delicatezza che in quel genere non è molto diffusa e mi intrigava questo contrasto.

Hai partecipato a X Factor, poi ad Area Sanremo. Hai mai pensato di partecipare ad amici?

Adesso probabilmente, ripensandoci, non rifarei neanche X Factor; Sanremo sì perché in realtà non lo considero un talent. Penso di non avere la personalità giusta per i talent all’interno dei quali bisogna essere molto sicuri di sé; non mi sento pronta per fare un percorso del genere.

Cosa ti aspetti da quest’anno e quali sono i tuoi sogni?

Nel 2022 mi auguro calma e serenità ma anche di fare tante cose; cercherò di conciliare le due cose!

GALEA -Voglio solo cose belle
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