Francesco Lettieri è uno dei talenti campani più cristallini del panorama musicale non solo regionale. Non a caso in pochi mesi ha messo a segno un paio di colpi di primo piano, vincendo Musicultura ed ottenendo un importante riconoscimento anche al Premio Bindi. Ne abbiamo approfittato per farci raccontare come sta vivendo questo momento che lo vede sulla cresta dell’onda.

Cosa si prova ad arrivare in fondo ad una concorso così importante come Musicultura?

Mi tocca essere banale, per essere sincero: si prova tanta emozione, tanta soddisfazione e gratitudine, più un’incredibile stato di felicità per me e soprattutto per i miei musicisti, Domenico Peluso, Giuseppe Donato, Stella Manfredi e Giulia Lettieri, che hanno fatto tanti sacrifici insieme a me, e per tutte le persone che hanno creduto in me, a cominciare dalla Polosud Records.

La rassegna musicale che ti ha visto vincitore nel 2019 ha da sempre proposto artisti importantissimi e moltissimi sono stati esclusi illustri nelle varie edizioni durante le selezioni. Ti aspettavi di riuscire ad arrivare fino in fondo?

Lo speravo tanto, e al contempo ad ogni step, dalle audizioni alla finale, stavo con i piedi ben piantati a terra e mi ripetevo “Wow, è già un risultato incredibile essere arrivati qui”. Musicultura era il traguardo più alto a cui aspiravo, un festival che sognavo da tanto tempo. Ne avevo seguito tutte le ultime edizioni , mi ero trovato tante volte a fantasticare, a immaginarmi allo Sferisterio, a guardare quelle luci, quel pubblico. E poi è successo. Esserci arrivato per davvero, su quel palco, a pochi mesi dalla pubblicazione del mio primo cd, risultando addirittura vincitore assoluto e vincitore del premio AFI, mi sembra ancora un sogno, un piccolo miracolo.

Come è nata la canzone che ti ha portato fino al gradino più alto dello Sferistereo?

La mia nuova età” è nata a Gennaio di quest’anno, in un periodo di grande fragilità emotiva, di trasformazione, di crisi. Le crisi sono sempre un terreno fertile per la creatività, e infatti tra la fine di dicembre e l’inizio di Gennaio ho gettato le basi di tantissime nuove canzoni, a cui sono ora molto affezionato. La canzone in questione è nata spontaneamente, per prima è arrivata la prima frase, che canticchiavo in macchina “sai, ci son volte in cui tu non sei altro che le parole che hai paura di dire”, poi mi sono messo al piano e ho scoperto che quelle parole che avevo paura di dire erano l’inizio di un’autoanalisi, una proiezione nel futuro, in cui affrontare il mio rapporto con la morte. Tra l’altro c’è una storia simpatica, legata a questa canzone. Appena finito di comporla, come da rituale, ho chiamato mia sorella per fargliela ascoltare, dicendole “Giulia, ho scritto il pezzo che vincerà la prossima edizione di Musicultura! ”, un po’ scherzando. Mi riferivo al 2020, perché quest’anno pensavo che non sarei stato selezionato, avevo già mandato per le iscrizioni altri due brani, e non credevo che mi avrebbero preso. E invece per fortuna è andata diversamente, e nel corso delle audizioni, tra il materiale inviato, Musicultura ha scelto proprio “La mia nuova età” come brano per il prosieguo del concorso.

E dopo Musicultura è arrivata anche Targa Giorgio Calabrese come miglior autore al Premio Bindi, vinto tra l’altro, da una tua vecchia conoscenza nonché conterranea Micaela Tempesta. Cosa pensi della realtà musicale partenopea e quanto credi possa uscire fuori dai soliti confini regionali?

La realtà musicale partenopea è pazzesca, complessa, e ha mille facce. C’è un sacco di roba che potrebbe uscire fuori dai confini regionali, c’è un sacco di roba di ottima qualità e originalità, accanto a tante altre cose che non mi piacciono, com’è naturale che sia. Quello che ci penalizza un po’, secondo me, è quell’abito di folklore con cui continuano a vestirci alcune narrazioni e che, d’altro canto, molti artisti nostrani continuano a indossare. Per fortuna Napoli è molto più di quello che viene detto su Napoli, anche di più di quello che la stessa Napoli dice di se stessa, e ogni tanto accade che un po’ della sua incredibile energia, della sua sovrabbondanza d’essere, spontaneamente, trabocchi, esondi, e vada fuori, com’è accaduto e sta accadendo in tanti concorsi nazionali.

C’è stato qualche messaggio che ti ha colpito più degli altri dopo la vittoria?

Ce ne sono stati tantissimi, i più belli sono quelli di persone che si sono commosse, quelle per cui l’ascolto ha avuto un effetto catartico, liberatorio, ed è la cosa più bella che possa accadere, è il vero motivo per cui io ho deciso di fare musica: emozionarmi ed emozionare. C’è chi addirittura mi ha scritto che grazie alla mia canzone ha fatto pace con il suo papà con cui non parlava da tanto tempo, chi mi ha chiesto la parte per suonarla e cantarla, il direttore dell’Università di Macerata mi ha addirittura invitato a tenere un incontro con gli studenti dell’ateneo, prossimamente, per parlare della canzone.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Sono tanti, e in particolare riguardano la musica classica, in cui però ho la mia personale “santissima” trinità: Bach, Chopin, Rachmaninov. Per quanto riguarda il cantautorato italiano, i miei punti di riferimento sono sempre tre: Dalla, Silvestri, Bersani.

Dopo questi grandi riconoscimenti cosa hai in cantiere per il futuro?

In tutta sincerità mi sto ancora riprendendo dall’ondata di emozioni che mi ha travolto dalla pubblicazione de “L’alieno al cinema”, lo scorso ottobre. In un lampo di tempo sono successe un milione di cose, e mi sono ritrovato vincitore di Arezzo Wave Campania, vincitore assoluto e vincitore premio AFI a Musicultura, premio come miglior autore al premio Bindi, tuttora finalista al premio Bertoli, tutto nel giro di pochissimi mesi, per cui ora ho un attimo il bisogno di allontanarmi un po’ da me stesso per guardare meglio l’insieme delle cose, metabolizzare tutto e poi andare avanti. In questi giorni sto suonando, componendo, sto scrivendo molto, ho in cantiere delle cose che vorrei realizzare da settembre . L’obiettivo rimane lo stesso di prima: studiare, migliorare, far conoscere la mia musica in giro, sperando che incontri così fortunatamente come in questi mesi le emozioni del pubblico.