Foja “O ‘Treno Va”: le “illuStazioni” fanno tappa a Roma

Ieri – 02 marzo ’18 – nella magnifica cornice di “Largo Venue”, a Roma, in un quartiere che negli ultimi anni si è rivelato un pozzo di artisti emergenti e non, grazie al florilegio di club aperti all’insegna delle avventure live del popolo romano, si sono esibiti i Foja, resident band partenopea che negli anni si è fatta largo in tutta la scena nazionale.

È un quartiere molto popolato ed abitato da giovani studenti che bramano per serate musicali allegre ed emozionanti. Il “Largo Venue” è molto famoso per la musica che propone, davvero accogliente nel cortile esterno, con allestimento di tavoli e fuochi riscaldanti, così da permettere una serena uscita ai fumatori o a chi vuol scambiare due parole in serenità.
La regola d’oro è: rigidità dell’orario, si apre alle 22 senza alcun ritardo e si termina precisamente alle 24.

La serata con l’esibizione di un cantautore spalla, in attesa dell’uscita del suo album, sempre appartenente alla scuderia di Luciano Chirico, importante esponente dello scenario manageriale italiano, fondatore della label indipendente Full Heads.
Purtroppo le persone sono ancora in fila o perse in un piccolo mercatino dell’usato posto adiacente al guardaroba, ne risente la presenza davanti al palco ma non di certo l’artista, che con una forte presenza scenica e una sicurezza da professionista, esegue i suoi brani convincendo la platea che pian piano si avvicina. Lui si chiama Antonio Maresca: vale la pena attendere e restare sintonizzati su questo ragazzo che sprizza esaltazione per il suo lavoro anche se i brani sono influenzati da atmosfere di serenità e calma, confortato dalla giovane strumentista che lo accompagna in una session unplugged davvero ricca di intensità.

Ed ecco l’attesissimo momento dei Foja, accolti in un boato di gioia da parte del pubblico che nel frattempo ha totalmente riempito il locale, ascoltatori fedeli e occasionali che sino all’entrata li aspetta con grande allegria e splendidi sorrisi di felicità. Si denota proprio questa differenza con un normale seguito di fan rispetto ad altri scenari romani: le persone sono più vivaci e pronte al divertimento, tutto colorito da un accento napoletano che li contraddistingue. Proprio questa appartenenza fa sì che, già dalla prima nota di ogni canzone, tutti sappiano già cosa andranno a “sentire” sia con l’udito ma soprattutto con il cuore.
I Foja nascono nel 2006 e, dopo alcuni cambiamenti, la formazione stabile è capitanata dal cantante e chitarrista Dario Sansone, Ennio Frongillo alla chitarra elettrica, Giuliano Falcone al basso elettrico, Giovanni Schiattarella alla batteria e Luigi Scialdone a chitarre, ukulele e mandolini.
Ognuno di loro, in un particolare pezzo tra i tanti presentati, avrà un suo spazio solitario a sottolineare la propria vena artistica concordante con il brano eseguito. La particolarità della performance sta nella distinzione fra la serietà e “l’immobilismo” corporeo di tutti i musicisti, quasi ad ostentare un impegno tecnico musicale e una preparazione seria e professionale che si alterna ad una vera e propria esibizione attoriale e musicale del cantante il quale non perde però mai in qualità di voce, senza sbavature o stonature ma anzi con grande capacità di interpretazione.


All’interno di tutta l’esecuzione si distinguono due filoni: uno sentimentale melodico che si dirige verso il pop come “Nunn’è cosa” e “A chi appartieni”, brani che pur sentiti la prima volta ti trascinano in un’atmosfera di passione e amore, con riff e ritornelli che restano subito in mente e fanno cantare anche chi non le conosce. Il secondo filone è quello “folk” che fa saltare e urlare proprio tutti, anche grazie all’allegria espressa dal gruppo in “ Chell’ ca ce sta” che evolve verso un rock and roll moderno e il bis “Ca niente se fa” dove le percussioni invadono l’aria e tutto risulta molto “pompato” e potente.
Ciò che, infine, rende il tutto molto coinvolgente, è il progetto, da loro ideato, di proiettare dietro al palco disegni di quattro fumettisti che, con grande tecnica ed esperienza di improvvisazione, seguono la canzone sia per il testo sia per l’armonia, eseguendo disegni al momento.


È davvero impressionante e dà una ulteriore nota di colore alla performance. I fumettisti sono l’esperto Daniele Bigliardo, Alessio Spataro (suo allievo), Antonio Fuso e Grazia La Padula il cui tocco femminile e leggero si riconosce nello schermo anche senza presentazione. Tutto si ricollega al mestiere primario del cantante Dario Sansone che è, lui stesso, un fumettista ed ha eseguito la regia del cartone animato “Gatta Cenerentola” che ha anche la peculiarità di avere come colonna sonora il brano “A chi appartieni” (finalista dei David di Donatello, in lista tra la cinquina dei vincitori) dove, nel testo, Dario Sansone spiega che vi sono due interpretazioni: una di tipo amoroso, con una donna che si ha in mente e la si vuole “conservare” per sè ed una invece rivolta alla bambina protagonista del cartone animato, in cui il cantante si interroga da dove provenga e chi sia. Sansone stesso infatti, che ha chiacchierato con noi alla fine del live, ci confida di avere una grande capacità di immergersi ed immedesimarsi in più caratteri e personalità e dare così più varianti d’ interpretazione dei vari testi. Ciò riguarda anche le influenze artistiche che lui dichiara essere del tutto eterogenee, dal canto popolare napoletano al moderno Indie folk (stile Bandabardò) ed addirittura a cantanti italiani come Marco Mengoni, a far capire che loro sono sì, specifici e particolari, ma immersi del tutto nella musica italiana con un successo che però negli ultimi anni è diventato internazionale.

Alla fine del concerto le persone non sono stanche ma ancor più eccitate ed invogliate a divertirsi in un clima che ti estranea dalla realtà esterna, ti soffoca di emozioni positive facendoti dimenticare qualsiasi timore o preoccupazione della quotidianità: un vero svago per anima e cervello.
Insomma, i Foja, con la loro forte spontaneità ti ricoprono di sensazioni che vanno dalla nostalgia alla vitalità e all’esaltazione di ciò che tutta la musica dovrebbe esprimere e far fuoriuscire da chi la ascolta: gioia e serenità d’animo con un pizzico di rimpianto per quando le luci sul palco si spengono. Quando la lingua ed il dialetto non sono un limite, ma un valore aggiunto.

SCALETTA DEI BRANI:

(Illustrazioni di Daniele Bigliardo):
– CAGNASSE TUTTO;
– CHIN’E PENSIERI;
– MARZO ADDA PASSA’;
– O’ TRENO CHE VA;
– DUMMENECA.

(Illustrazioni di Alessio Spadaro):
– CHE M’HE FATTO;
– NUNN’E’ COSA;
– DA SULE NUN SE VENCE MAJE;
– TEMPESTA + MALETIEMPO.

(Illustrazioni di Grazia La Padula):
– A CHI APPARTIENI;
– ‘A MALìA;
– ‘O SCIORE E ‘O VIENTO;
– TU ME ACCIRE;
– DONNA MARIA.

(Illustrazioni di Antonio Fuso):
– CURAGGIO;
– CHELL CA CE STA;
– ARIA ‘E MARE;
– SE PO’ SBAGLIA’.

BIS:
– CCA’ NIENTE SE FA;
– DUORME.

A cura di Manuela Atzori

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-03-03T19:31:42+00:00 3 marzo 2018|Live Report|0 Commenti