Flo in 4et al Teatro Nuovo – Livereport

 

Il Teatro Nuovo di Napoli è immerso nei Quartieri Spagnoli, una traversa adiacente è costellata da cartelli che riportano frasi di canzoni di molti dei nuovi autori della città. L’atmosfera che si percepisce nei vicoli è particolare, ti senti tutto addosso. Le persone, gli sguardi, gli odori, persino i sapori che escono dalle cucine dei vari locali.

Raggiungere il teatro Nuovo significa entrare nel ventre caldo di questa città. La musica di Flo è esattamente questo. Con il sold out al teatro Nuovo ha chiuso il tour de “Il mese del Rosario”, per la rassegna di Progetta Sonora, durato quasi due anni e che ha toccato vari punti d’Europa e dell’America latina. I brani dell’artista napoletana portano dentro le persone, dentro gli occhi, negli odori e nei sapori dei posti che i suoi brani rievocano. Come se alcuni suoi versi e racconti personali fossero usciti direttamente dai racconti de Il mare non bagna Napoli.

Il teatro sembra una stazione, zaino in spalla per prendere un treno con destinazione sconosciuta. Dal palco Flo sembra dire con ogni sua canzone godetevi il viaggio, non importa dove andremo, importa semmai cosa vedremo dal finestrino, i suoni, gli odori ed i colori che incontreremo. Ci fermeremo quando saremo stanchi, forse, e ripartiremo quando ne avremo voglia.

Napoli è Alfa ed Omega del percorso musicale orchestrato alla perfezione da Marcello Giannini alle chitarre
Marco di Palo al violoncello e Michele Maione alle percussioni. Si comincia infatti con il repertorio recente da Il mese del Rosario (VulìoBellissima presenza) per arrivare immediatamente in Lusitania.

Il trait d’union è il meridiano che accomuna tutti i popoli latini del mondo, anche una certa Francia raccontata in canzoni come Ça Ne Tient Pas La Route brano che nel 2013 ha fatto conoscere Flo in tutto il vecchio continente e non solo. 

Dal palco tra una canzone e l’altra la nostra cantante sembra ballare a piedi nudi sugli arpeggi di Marcello Giannini, come in una lunga notte della taranta celebrata in teatro, sognando posti lontani solo all’apparenza.  E’ un piacere farsi raccontare il mondo attraverso canzoni che vengono da posti assomigliano molto più di quanto sembri a quello da cui vengono le persone in platea, anche se la neve è da poco andata via, e il freddo ancora ci costringe in sciarpe e cappotti, certi che verrà anche per noi un tempo melhor.

Il viaggio musicale di Flo non annoia, lascia poco tempo per riposare, è passione, ritmo, sangue lacrime e ferita ma anche leggerezza. Spesso il pubblico interagisce con i musicisti sul palco, si percepisce che chi calca quella ribalta ne ha viste tante altre e sa come fare il proprio mestiere e questo non è che un piacere per chi assiste.

A tratti Michele Maione, già fondatore dei Tammurianti World Project, più che percuotere le pelli sembra dialogarci, accompagnando vari brani senza l’ausilio di altri strumenti se non le percussioni, la voce di Flo pensa a tutto il resto.

La quantità di sfumature musicali che canzone dopo canzone in scaletta scandiscono la serata è quasi spiazzante. La comoda poltrona numerata a fine serata risulta anche una ingiusta costrizione quando per lunghi tratti la musica sembrerebbe spingerci sotto il palco per portare il ritmo e fare il controcanto ai cavalli di battaglia del repertorio di Flo (Controra arancione, Malemaritate).

La tappa fondamentale, che tutti aspettano e che puntualmente arriva, comincia con l’arpeggio di Ad ogni femmina un marito, in sala si capisce che lo spettacolo sta raggiungendo il punto di svolta. Di certo è il momento di maggiore emozione.

Poi il bis chiamato a gran voce dal pubblico, con il solito misto di passione e ritmo.

Le luci si accendono al suono degli applausi, ora è tempo di aspettare e vedere dove ci porterà il prossimo disco che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. Intanto fuori dal teatro ci si sente come al ritorno da un lungo interrail, sembra di avere ancora addosso quegli sguardi, quegli odori e quei posti assaporati con le canzoni. Viene quasi da scrollarsi di dosso sabbia e salsedine in attesa del prossimo viaggio.

2018-03-03T12:25:18+00:00 3 Marzo 2018|Live Report, The Other Side|0 Commenti