Filippo Bubbico: “il sud ha tanto da dare”

di Alessia Andreon

Honolulu Arrivo”, è il nuovo disco di Filippo Bubbico pubblicato su etichetta indipendente Sun Village Records, che lui stesso ha fondato, e con il sostegno di Puglia Sounds Records e distribuito da I.R.D.

Il nuovo album presenta sonorità completamente diverse dal suo primo lavoro eppure Filippo risulta a suo agio in entrambe le vesti. Da buon producer e sound engineer, oltre che cantante, si nota che il suo è stato un lavoro di scelta approfondito e non casuale, che sfiora l’anima e accarezza la melodia.

Ciao Filippo, benvenuto sulla pagina di Inside Music!

Honolulu arrivo” è il punto di incontro delle tue tante passioni musicali?

Sicuramente la mia passione più grande è scrivere e produrre musica, stare in studio e creare nuovi sound, scrivere nuove melodie e testi… queste sono le cose che mi piacciono di più. In quest’ultimo periodo è successa tutta una serie di cose nella mia vita e ho canalizzato le energie che mi sono arrivate nella musica e così è nato questo disco.

Com’è nascere e crescere in una famiglia di musicisti? Avevi quasi un destino tracciato?

I miei nonni materni avevano un negozio di musica, mia mamma è pianista e compositrice, mio padre è docente di pianoforte al conservatorio, mia sorella è anche lei pianista e canta… per me è stato un vantaggio avere a casa dei musicisti con tanta esperienza, soprattutto perché da persone con tanta conoscenza musicale hai sempre da imparare. Tra l’altro lavoro con mia madre; da 10 anni abbiamo un’etichetta discografica, quindi lavoriamo insieme anche a casa.

Hai studiato jazz ma in questo album hai virato un po’ su altri generi….

In realtà vengo più dal rock e dalla musica elettronica. Durante il liceo avevamo un gruppo grunge/rock; questo è stato in realtà la mia prima esperienza di scrittura. Il jazz l’ho sempre ascoltato da quando ero piccolo e poi ho deciso di studiarlo in conservatorio come approccio all’armonia della musica in generale ed è stato sicuramente un grande momento di crescita, però in realtà non sono un grande appassionato di jazz. Jazz può significare tutto e niente; sicuramente mi piace sia la musica leggera che quella colta, quindi cerco di mischiare questi due mondi nelle cose che faccio.

Il tuo lavoro principale è incentrato sulla produzione discografica, questo ti rende più esigente anche con te stesso?

Considera che nei miei lavori in generale, soprattutto in questo disco, ho il controllo totale su quello che succede: sono brani che ho scritto, arrangiato, prodotto, mixato e masterizzato. Sono tutti brani figli della mia mente.

Si dice che “un lavoro non si finisce ma si abbandona” perché altrimenti continui a modificarlo eternamente.

Alla ricerca del perfezionismo non c’è mai fine quindi ad un certo punto bisogna decretare che il lavoro è finito e basta!

Sicuramente mi piace andare a curare il dettaglio, mettercela tutta e lavorare sodo per ottenere il meglio, questo sì.

Raccontaci qualcosa di queste nove tracce…

Ogni traccia ha il suo significato, non so quanto intellegibile.

Sono legato a tutte, devo dirti la verità, perché ognuna di queste tracce ha un significato molto ricco a livello emotivo.

Ultimamente quelle che ho ascoltato di più sono “In ognuno di noi” e “Straccio”, perché sono quelle che, a lungo andare, mi hanno trascinato sempre di più in un crescendo di emozioni. Hanno entrambe un particolare significato per me per questioni, diciamo, abbastanza personali.

Nell’album non mancano le collaborazioni, soprattutto con musicisti delle tue parti. C’è un nuovo movimento sul fronte cantautori?

Secondo me, in particolare qui a Lecce, c’è un grandissimo fermento in questo periodo; ci sono veramente tanti talenti, è una terra ricca di autori che scrivono benissimo, di tanta musica, tanti giovani che hanno voglia di fare, di scrivere e di mettersi in gioco. Aurora De Gregorio (Lauryyn) è una cantautrice giovanissima, di soli vent’anni, ma ha già un modo di scrivere che mi piace molto e il suo approccio alla musica è davvero particolare; infatti l’ho coinvolta fin dall’inizio nel processo di scrittura del disco.

Carmine Tundo invece ha già una carriera avviata e lo considero una delle penne più forti che abbiamo in Italia.

Il sud in generale ha tanto da dare. Chi lo sa, magari spunterà una scena molto forte che avrà la sua base qui in Puglia o comunque al sud, dato che il potenziale non manca.

Porterai in giro l’album questa estate?

Si, abbiamo già fatto tre concerti due in Puglia e uno a Imola, per un bellissimo festival.

Stiamo per annunciare delle nuove date e troverete tutte le notizie sui canali social.

Arrivare a suonarlo sul palco, davanti ad un pubblico, è un punto d’arrivo per me e sono molto contento di essere ora in quella fase in cui finalmente si condivide appieno il frutto di quello che è stato il lavoro degli ultimi mesi.

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