Il ritorno dei Crossfaith, Ex_Machina, è un concept album che va ad indagare i rischi legati all’ipertecnologia, fondendo a sua volta elettronica e metal.

Si sa, i giapponesi esagerano in tutto. Quando la spugna della mente dell’artista nipponico acquisisce qualcosa di nuovo, lo rielabora, e ne fa qualcosa di nuovo e, spesso, di grandioso, eccessivo, epico, glorioso. Si tratta di un motivo presente in tutti i campi dell’arte: cinematografica (volete un pulp giapponese? Guardate Ichi the Killer), visiva (le spettacolari crasi artistico-scientifiche di Sachiko Kodama), videoludica (ancora tremo per il trailer di Death Stranding), nei fumetti, alias manga (il che non ha bisogno di presentazioni), nonché la produzione di cartoni animati, il cui mercato in Giappone risulta fra le componenti più importanti del settore terziario.

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Il Gundam di Tokyo.

Veniamo dunque alla musica, campo che, volente o nolente, è intimamente legato alla produzione delle sigle per gli anime stessi. Gli Arc-en-Ciel, ad esempio, hanno fatto la loro fortuna grazie alla sigla di GTO: Great Teacher Onizuka, o, più recentemente, gli angela grazie a quella di Knights of Sidonia. Esistono, però, anche realtà indipendenti dall’aspetto ludico che si sono spinte fin oltre i confini nipponici: i Moi Dix Mois, il cui leader, Mana, è sostanzialmente il fondatore della sottocultura gothic lolita; i MALICE MIZER hanno, invece, dato vita al visual kei, un coloratissimo stravolgimento della moda derivante dal glam rock dei Motley Crue e dei Guns ‘n Roses. Attualmente, gli X-Japan risultano essere la band di punta di tale movimento, così famosi da avere riempito arene anche in Nord America.

Dopo questa doverosa introduzione, passiamo ai protagonisti della nostra recensione di oggi: i mattissimi Crossfaith. Affondano le loro radici in, neanche a dirlo, i Linkin Park di Hybrid Theory e Meteora e i Limp Bizkit e dei più tardi, bistrattatissimi, abbastanza placidi rispetto ai precedenti, Bring me The Horizon (cui hanno avuto l’onore di aprire i concerti in Inghilterra): insomma, nel nu metal anglofono dei primi duemila. Mescolati, a loro volta, con l’elettronica dei The Prodigy, dei Glitch Mob, e, più tardi, di Skrillex. Raramente, le deviazioni melodiche alla Daft Punk si sono fatte strada nella loro discografia. Notevolissima è tal proposito la cover di Omen dei Prodigy in cui i Crossfaith si sono cimentati nel 2011:

Insomma, il sound risultante è quello che potremmo definire electrometalcore sfociante nell’industrail: c’è il rap, ci sono potenti accelerazioni metal, ma con importantissimi effetti elettronici ed una struttura musicale assimilabile a quella, appunto, dei Prodigy, ma con la potenza del suono delle tastiere dei The Kovenant. Ad ogni modo, le definizioni stanno strette alla musica composta dai Crossfaith, che, similmente agli X-Japan, la cui X nel nome sta a significare la mancanza di un genere ben preciso cui ascriverli, hanno fatto della fusione e della commistione la loro parola d’ordine. I Crossfaith, amanti della fantascienza e del cyberpunk (come i Ministry, che a breve saranno a Villa Ada), hanno chiamato un loro EP Zion, in onore dell’ultima roccaforte umana nel mondo di Matrix.

I Crossfaith rilasciarono nel 2009  The Artificial Theory for the Dramatic Beauty, nel  2011 The Dream, the Space, nel 2013 Apocalyze ma il grande salto avvenne nel 2015 con Xeno , album che fu acclamato da pubblico e critica come un mix fra “Slipknot, Korn e Prodigy”, prodotto da Josh Wilbur (All That Remains, Lamb of God) e pubblicato via Razor & Tie. Pur non trattandosi di un capolavoro, Xeno lanciò degli ottimi semi sul terreno, semi di piante fatte di speed metal commistionato all’elettronica, di tastiere impazzite, e, per quanto non si tratti di un lavoro particolarmente profondo o impegnato, estremamente divertente.

La loro band è attualmente composta da:

  • Koie Kenta – voce
  • Takemura Kazuki – chitarra
  • Ikegawa Hiroki – basso
  • Amano Tatsuya – batteria, percussioni
  • Tamano Terufumi – tastiera, sintetizzatore, programmazione, voce secondaria

Siamo arrivati dunque al 2018, ed al nuovo progetto dei Crossfaith, denominato EX_Machina (sì, con l’underscore).

Si tratta di un concept album ambientato in un futuro alternativo ma abbastanza vicino a noi in cui la classe sociale più elevata, i regnanti, noti come gli Angeli, che sottomettono il mondo tramite intelligenze artificiali e ultra-tecnologia, disumanizzando il popolo e trasformandoli in droni.

A tal proposito, il frontman Kenta Koie ha spiegato:

“Dopo che abbiamo rilasciato XENO, stavamo pensando ad un possibile tema per il prossimo album. Allora abbiamo deciso per ‘risvegliare l’individualità’, dal momento che proviamo sempre a far cose nuove e che ciò rappresenta una gran parte dell’attitudine della band. La tecnologia ha continuato ad avanzare sin da quando ero un bambino, cosa che ha indubbiamente aiutato il mondo intero, ma allo stesso tempo sento come se la tecnologia ci stia privando dell’importante processo del pensiero individuale in cambio della convenienza, della comodità. Questo album è un monito per il nostro futuro, spero che voi lo ascolterete e capirete che il suo messaggio è per voi; cominciate qualcosa di buono per il vostro personale futuro.”

Cominciamo dunque il nostro viaggio elettrico all’interno del mondo sincretico dei Crossifaith. Ex_Machina, previsto in pubblicazione per il 3 Agosto per UNFD.
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Artwork di Ex_Machina dei Crossfaith

 

01. Deus Ex Machina
02. Catastrophe
03. The Perfect Nightmare
04. Destroy (ft. Ho99o9)
05. Freedom (ft. Rou Reynolds from ENTER SHIKARI)
06. Make A Move
07. Lost In You
08. Wipeout
09. Milestone
10. Eden In The Rain
11. Twin Shadows
12. Daybreak

 

 

 

 

 

 

L’intro dell’album è l’atmosferica Deus Ex Machina, che inizia con organo e cori gotici rubati ai Dimmu Borgir, cui prontamente si mescolano effetti elettronici e la voce marziale del narratore che introduce il mondo distopico cyberpunk governato dagli Angeli. Catastrophe has come to life! E noi danziamo con essa, perché la maggior parte del brano è rappresentata da una splendida commistione di gothic metal e Skrillex. Adorabile.

Segue Catastrophe, che riprende il tema della prima traccia ma si scatena immediatamente in metalcore. Gli scream di Kenta e Terufumi si inseguono su una base che fugge poi in un intermezzo melodico davvero pregevole, e si fa un tuffo nei primi duemila dell’ormai leggendario Meteora. Il cambio di ritmo nel finale prende i beat direttamente dall’elettronica degli anni ’90, ed è divertentissimo. Catastrophe è un brano che live darà il meglio di sé.

Andiamo al singolo pubblicato finora, The Perfect Nightmare, tutto doppia cassa, growl, scream, chitarre sincopate, incursioni nel black metal, nello speed, in un tragitto che è tutto in accelerazione tranne le pause melodiche molto In Flames presenti nei refrain; i cori e la melodia sono molto orecchiabili, eppure il brano vive di iterazioni e ripetizioni, che, se si vogliono leggere in maniera meta-musicale, rappresenta proprio il mondo dell’incubo e dell’infinito ripetersi dello stesso motivo nell’inconscio. Siamo ancora all’interno della Matrice?

In Destroy, quarto brano dell’album, c’è Ho99o9, band hip hop nota anche come TRIPLE 9 CULT. Onestamente pensavo fosse uno dei t3chn0ph0b1a, band electrodark italiana attivissima nei primi duemila, anche perché, molto ingannevoli, risultano i beat iniziali; il brano sfocia poi in un gradevole linkiparkaggio, ma molto più estremo, ritmato, rapido; si passa senza soluzione di continuità dai raff di chitarra impazzita ad intermezzi sintetici fatti di voci filtrate che incutono lo stesso timore degli immensi passaggi sotterranei dei centri di ricerca cementificati del lontano futuro di Valis di Philip Dick. Freedom prosegue sulla stessa falsariga, batteria pressante e metalcore della migliore specie – cioè mescolato col nu metal. Gradevole refrain e apprezzabile ricchezza strutturale, con il bell’intermezzo strumentale di Rou Reynolds, altro ospite dell’album, e fra gli artisti di punta di tale scena; è inoltre anima degli Enter Shikari.

Si prosegue con la divertentissima Make a Move, che potrebbe tranquillamente essere una sigla di un anime, quale ad esempio Le Bizzarre Avventure di Jojo: un coloratissimo anthem metalcore ed elettronico, che si configura come uno dei pezzi più ballabili e divertenti dell’album, proprio in virtù della sua atmosfera Tron-like.

Ma l’amore per la varietà dei Crossfaith non si ferma al metalcore, e sconfina nella sinfonia: c’è dunque spazio per una ballad, Lost in You. Struttura tipica della ballad punk, aggiunge al bel testo, curato per quanto l’inglese non sia la lingua nativa dei Crossfaith, effetti elettronici fra i migliori dell’album, romantiche campanelle di pixel si rincorrono su tracciati luminosi di LED.

Panta rei, per i Crossfaith, e ci lanciamo nel trash metal un po’ improvvisato di Wipeout, ottavo brano dell’album; brano leggermente fuori luogo, ma che sicuramente dal vivo darà il meglio di sé, dato anche l’orecchiabile refrain che ispira voglia di libertà dall’opprimente mondo narrato nell’album.

Torniamo a lidi più calmi e In Flames style con Milestone, traccia pregevole, ottima prova del chitarrista Kazuki, che sorregge da solo l’intero impianto scenico del brano fino a che non si arriva al bel refrain, un vero e proprio anthem in pieno stile Thirty Second to Mars da Love, Lust, Faith, Dreams in poi, ricchissimo di archi e chorus; un brano da stadio, che farà sognare gli ascoltatori e che ci auspichiamo sia oggetto di un videoclip.

Eden in The Rain parte fortissimo, con un riff di chitarra gothic metal che sfocia in un etereo cantato e batteria in controtempo; se qualcuno dei lettori ha visto l’anime di Trigun, ambientato in un mondo coloniale desertico, beh, questo brano sarebbe perfetto. L’atmosfera nostalgica e catartica degli accordi diminuiti evoca molto i Lacuna Coil di Our Truth; l’umanità si sta liberando dalla Tecnocrazia degli Angeli?

I due minuti e ventuno furibondi di synth di Twin Shadows ci riportano nel mondo di Tron, fatto di stringhe ma anche di entità vitali che si nutrono di esse; un mondo virtuale che è sconfinato, infine, nella realtà, i cui confini sono sempre più laceri e confusi. I francesi Daft Punk, qui, insegnano a far la storia.

Siamo alle battute finali del concept album dei Crossfaith, Ex_Machina. Si accende Daybreak: i synth impazziscono e divengono epici, la leggenda della liberazione dell’umanità si sta svolgendo. Tamano e Koie ci danno dentro di growl e scream, mentre l’azzeccata sequenza di accordi fornisce la giusta componente di memorabilia. Nel bridge le scure nubi tipiche delle megalopoli cyberpunk si aprono, smette di piovere pioggia sporca come su Blade Runner, ed un barlume di speranza appare nei cuori dell’umanità, dal popolino, agli angeli, ai tecnopadri, ai metabaroni.

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La liberazione è avvenuta, l’umanità è salva: le individualità, le idiosincrasie, le differenze, sono salve. E c’è spazio per la perla: Faint. Una bellissima cover del classico dei Linkin Park è la bonus track di Ex_Machina. Una cover che rispetta il brano originale, aggiungendo la voce di Masato dei coldrain, altra band giapponese alternative metal.

In conclusione, Ex_Machina dei Crossfaith è un pregevole prodotto: rimane però nel suo settore, relativamente ristretto, degli amanti del metalcore e del nu metal, ridotti a trentenni oramai depressi e uomini di mezz’età con Meteora incastrato nello stereo dell’auto che va sfasciandosi; manca di una hit, di un brano che, realmente, squarcerebbe le nubi dell’ordinato coacervo di chitarre, di effetti elettronici, di scream e growl, e permetterebbe il successo commerciale anche estero dei Crossfaith. Ad ogni modo, va apprezzata la freschezza dell’opera, la coerenza interna (tranne per qualche traccia) e l’abilità strumentale dei musicisti.

I Crossfaith sono attualmente in tour: in Europa verranno in Svizzera, Ucraina e Austria a fine settembre, in promozione di Ex_Machina.

 

Giulia Della Pelle