Emma Nolde, una vera (graditissima) sorpresa musicale – Intervista-

di Paola Pagni

Emma Nolde è un po’ come quei fiori che nascono sull’asfalto o sul bordo di un marciapiede, proprio li dove intorno c’è una cornice che non ti aspetti;

crescono così, seguendo il loro percorso naturale, anche se intorno non hanno un giardino.

Nel caso di Emma Nolde, la parte dell’asfalto la fa un panorama musicale che , per una ragazza della sua età (Emma ha solo 19 anni!), prevederebbe solo autotune, trap e reggaeton:

ed invece , in un contorno in cui si fatica a distinguere un artista da un altro, spunta questa voce, con la sua delicata indifferenza, che porta sulla scena la dimensione intima di un

cambiamento interiore, di quelli che segnano certi percorsi di vita, ed a cui , grazie a Dio, qualcuno dà ancora importanza.

Emma Nolde è Toscana , e non ha partecipato ad un talent in tv , ma ad uno di quei concorsi “vecchia maniera”: il Rock Contest, concorso nazionale per gruppi emergenti, nato nel 1984

ad opera di Controradio e da cui sono passati nomi come Samuel e Boosta dei Subsonica, gli Scisma di Paolo Benvegnù, Irene Grandi in formato ‘alternative’ (con i Goppions), Enrico “Enriquez” Greppi e l’Orla della Bandabardò, Roy Paci (con i Q­Beta), i Dirotta su Cuba, Marco Parente e molti altri.

Ed al Rock Contest, Emma Nolde si è aggiudicata il premio Ernesto De Pascale per la migliore canzone con testo in italiano per il brano “Nero Ardesia”.

Il 4 Settembre è uscito il suo primo album, Toccaterra, su etichetta Woodworm/Polydor , e noi di Insidemusic non potevamo perderci l’occasione di intervistarla per conoscerla meglio.

emma nolde

L’intervista

Ciao Emma, complimenti per il tuo primo album: come ti senti per questo traguardo?

Diciamo che doveva realizzarsi da tanto questo traguardo, quindi esserci arrivata è un po’ come dire “Finalmente”.

Fino ad adesso era stato un percorso molto mentale e riflessivo, e vedere che in mezzo a tutta questa fantasia ci sia qualcosa che puoi toccare con mano, è molto bello.

Un po’ come mettere finalmente un punto, una bandierina a segnare la tappa di un percorso.

Io prima scrivevo pezzi in inglese, ed il mio lavoro precedente sarebbe stato in inglese, ma ho deciso di non farlo uscire mai per dare precedenza a questo.

Quindi un momento davvero molto importante per me.

Tu sei giovanissima ma il tuo approccio alla musica è tutt’altro che superficiale: qual è il motore che ti spinge a scrivere canzoni?

Il motore varia a seconda del momento, è molto difficile anche spiegarlo a parole: in generale è comunque un’urgenza di comunicare, ma la motrice è variabile.

Per questo album, direi che è stata l’urgenza di dire cose che quotidianamente agli altri non dicevo.

A volte, capiterà anche a te, quando hai tante preoccupazioni e magari le scrivi anche semplicemente su un foglio, hai modo di rivederti e rispecchiarti in ciò che hai scritto.

Ogni volta che scrivo un brano per me è come avere qualcosa che mi ricorderà di quel preciso momento, in modo diverso da una fotografia o da un video, ma comunque un ancoraggio a quel ricordo in particolare.

Dicevamo appunto che tu hai solo 19 anni, un’età in cui le cose da fare sono tante e l’energia è straripante: la musica nella tua vita che ruolo ha? È una presenza confortante o invadente?

La musica è sicuramente qualcosa che mi aiuta tanto, nonostante talvolta sia causa delle mie preoccupazioni.

Spiegami meglio

Sai quando fai qualcosa e cerchi di dare il 100% ed invece magari non ci arrivi subito, ti preoccupi, e poi per la musica, come per qualsiasi altra cosa fondata su un’idea e su un pensiero, ci vuole un secondo a far cadere la certezza di farcela: sempre quel confine sottile tra va tutto bene e non ne sono capace.

Gioie e dolori come in tutti rapporti con qualcosa che amiamo

Sì, praticamente si

Toccaterra è un album intimo, che parla di sentimenti più o meno condivisi: toccare terra per te è un po’ come aprire gli occhi?

Diciamo che nel periodo in cui non ho toccato terra, avevo si gli occhi aperti, ma che non si lasciavano chiudere: sempre aperti, senza un momento in cui magari li chiudi per lasciarti andare come si fa durante un bacio, ad esempio.

A volte quindi troppo aperti, tanto da non permettermi di vivere anche i momenti più intensi.

Toccare terra è quindi saper gestire adesso queste due parti di me, che fino ad adesso erano sbilanciate, con una netta differenza tra ciò che mi succedeva dentro e scrivevo nelle canzoni,

e me , che invece ero da tutt’altra parte.

Adesso, toccando terra, ho imparato a gestire queste due sfere.

Voglio farti un po’ di domande sui brani dell’album, prendendo spunto da alcune frasi che mi hanno molto colpito, in ordine sparso.

In Sfiorare dici “cerchiamo la pace scappando dagli altri”, concetto che riprendi in Nero Ardesia con “prendimi le mani e con i nostri piani andiamo via”: perché vorresti scappare? E dove?

Per quanto riguarda i brani, questa urgenza di scappare è sempre stata un po’ forse la prima soluzione che si cerca quando qualcosa non funziona, ma poi in realtà riflettendoci,

il problema anche scappando te lo porteresti dietro, quindi alla fine non è una soluzione ma solo un escamotage che mi avrebbe confortato in quel momento.

Per cui sicuramente scappare adesso non mi serve più, però mi piacerebbe andare in montagna, ma questo in vacanza, non per fuggire! (ride)

Invece in Resta ed in Ughi mi hanno colpito due frasi in cui parli di te “se non sono bella scusa “ nella prima ,e “non riuscirò mai ad essere elegante come te” nella seconda

Ti dico subito che non soffro di bassa autostima ed in questi passaggi non mi riferivo a quello.(ride)

In particolare ho scritto quelle frasi rivolte a due persone che in quel momento mi facevano da riferimento: una è mia nonna, che ho sempre ritenuto donna molta elegante e un’icona di stile,

e confronto a lei ,ecco, io non sono così attenta alla mia immagine, direi proprio l’opposto.

Pertanto la frase “non riuscirò mai ad essere elegante come te” è riferita a questo.

Resta invece è un brano in cui mi rivolgo a quella persona che in quel momento stava smuovendo i miei sentimenti, e quindi c’era un po’ la sensazione forse di non essere bella come questa persona.

Vado avanti con le frasi che mi hanno colpita: in Male dici “non voglio aspettare altri 2 anni per vivere “mentre in Sorrisi Viola canti “se smettessi di essere ogni mia canzone”. Erano punti di rottura?

Le ho scritte entrambe mentre ero ancora completamente dentro il mio percorso di cambiamento personale,

quindi quel “se smettessi di essere di essere in ogni mia canzone” era in realtà una cosa che avrei voluto accadesse, ma non succedeva.

Il passaggio di Male invece l’ho scritto quando ero ancora al liceo, mancavano 2 anni alla fine, e mi ero ripromessa che giunto quel momento avrei iniziato come a mostrare la mia vera

persona: quei due anni che mancavano, nella mia testa mi separavano da questo fantomatico momento in cui sarebbe spiccata la mia personalità.

Cosa che ovviamente non è successa, o almeno non come fosse chissà quale grande epifania (ride).

Hai in progetto qualcosa per promuovere questi piccoli gioielli musicali?

Uscirà a breve un video ma non svelerò su quale traccia, dopodiché si spera di suonare tanto live, quindi è possibile che in quel contesto nascano anche altri progetti legati a questo disco,

come promozioni e presentazioni.

Poi vorrei anche iniziare ad uscirà dalla Toscana ed espandere un po’ i confini della mia musica.

E poi si partirà subito con i brani nuovi.

A livello di promozione comunque la cosa su cui puntiamo di più, aiutati da Locusta Booking che in questo senso ci aiuta molto, è quello di suonare live: purtroppo il periodo è quello che è,

quindi sarà un po’ più difficile, ma sono certa che un modo lo troveremo.

Ne siamo certi anche noi, e non vediamo l’ora di venire a salutarti ad un concerto!

Il video di Male di Emma Nolde da guardare qui sotto

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