Eminem: grazie, scusa, prego. Alla fine del 2017 il mondo della musica si ferma ad ascoltare Revival, l’ultima fatica di uno dei rapper più amati, controverso e discusso, idolatrato e difficilmente bersaglio di hater: Eminem, o Marshall Mathers che dir si voglia.

Diciamocelo chiaramente: di certo dal suo stile c’è solo da imparare. Il modo in cui ha impostato la campagna pubblicitaria, il ritorno dopo quattro anni senza rilasciare materiale studio, la capacità di trovare ancora combinazioni di parole dopo averne usate più di chiunque altro. Ma oggi parleremo di ben altro.

Seppur primo in classifica in chissà quanti stati, seppur abbia vinto dischi d’oro e platino come se piovessero, la critica ha avuto da ridire. Certo è che la quantità non sia sinonimo di qualità, eppure se si ascolta attentamente Revival  la qualità c’è, ed è abbastanza da compensare anche quella carenza qualitativa con cui parecchi colleghi hanno affètto le classifiche.

Allora da cosa deriva quella rabbia con cui la critica si è scagliata contro quello che è tutto sommato un buon album?

Tracklist e artwork di Revival di Eminem

 

eminem revival recensione1. Walk On Water (feat. Beyoncé)
2. Believe
3. Chloraseptic (feat. PHRESHER)
4. Untouchable
5. River (feat. Ed Sheeran)
6. Remind Me (Intro)
7. Remind Me
8. Revival (Interlude)
9. Like Home (feat. Alicia Keys)
10. Bad Husband (feat. X Ambassadors)
11. Tragic Endings (feat. Skylar Grey)
12. Framed
13. Nowhere Fast (feat. Kehlani)
14. Heat
15. Offended
16. Needed Me (feat. P!nk)
17. In Your Head
18. Castle
19. Arose

A loro dire il nono album del rapper di Detroit è “piatto”, distante dalle sonorità aggressive a ciniche a cui Marshall ha abituato la scena, quasi come se avesse cercato di essere più pop, o come se parlare di altro che non sia un omicidio o una storia di depressione sia pop.

Eppure già dalla prima canzone nella tracklist, Walk on Water, è lo stesso Eminem ad annunciare il cambiamento. “La folla è andata / è tempo di lavare via il biondo /le tende si abbassano /stanno chiudendo il sipario / ma io continuo a sbirciare da dietro” è la frase centrale del testo, quella che riassume che discorso abbia potuto impostare Eminem su quello che a molti potrà sembrare un cambiamento, una nuova direzione artistica, ma ai più attenti si presenta come un’evoluzione data dalla maturità di un uomo che ha superato i quaranta, che ha cambiato la sua prospettiva della vita e del mondo. Quel biondo di cui parla è il colore dei capelli del suo alter-ego Slim Shady, doppelganger del cantante, ormai messo in disparte dalle confessioni di un adulto che non vuole più vestire i panni del suo personaggio.

Per cui, se è Eminem stesso ad ammettere il cambiamento non solo nella prima canzone dell’album, ma in questo anche nel primo singolo rilasciato in anticipo, l’errore sta nella scarsa serietà con cui la critica ha affrontato la crescita del cantante, come se non fosse stato un qualcosa di naturale bensì di studiato a tavolino per vendere. Revival è, se ascoltato con l’attenzione che merita, l’album con alcuni dei testi più belli dell’intera discografia del cantante in questione. Per farla breve, non analizzeremo tutti i testi, ma invito a leggere quante più volte possibile le ultime due canzoni della tracklist, Castle e Arose, brividi su brividi su lacrime su brividi. La storia però non finisce qui. Succede che Eminem, consapevole di ciò che ha scritto e pubblicato nel suo ultimo lavoro, non accetta la tentata stroncatura da parte della critica e rilascia, a sorpresa, un ennesimo album: Kamikaze. Poche ore dopo il rilascio già l’internet brucia ed esplode: ci troviamo davanti a quello che, senza la maturità di cui abbiamo parlato fin’ora, sarebbe l’album più arrabbiato della storia recente. E, sempre per il fattore maturità, che conferisce intelligenza e lucidità anche nella rabbia, Kamikaze risulta una risposta incontrovertibile, sadica e giusta. E’ la voce di un uomo stanco di essere criticato dai “primi che passano” a causa di quello che è stato erroneamente scambiato per un passo falso.

Ed anche in questo album è il primo singolo a riassumere la causa del progetto, seppur con toni più alti: “Sono stanco di aspettare ed ho perso tutta la mia pazienza/ posso fottere voi tutti figli di puttana in un solo colpo / volevate Shady? / lo avete avuto”. Bisogna ammettere che non dev’essere stato facile, per un qualsiasi critico che avesse parlato male di Revival mandare giù il colpo. E nell’album Eminem ne ha per tutti: per una scena che a suo dire oltraggia i canoni storici di un genere per il quale ha dato la vita, per chi disconosce i sacrifici e l’impegno che ha messo in una carriera. E a questo punto, se non giustifichiamo i toni, perlomeno giustifichiamo le intenzioni.
Per cui a Eminem dobbiamo dire tre cose: grazie, per testi come Castle e Arose (non immaginate quante volte ho pianto ascoltandole); scusa, se non abbiamo creduto a ciò che tu dicevi con sincerità; prego, se ti abbiamo dato la giusta rabbia per Kamikaze, che alla fine si è dimostrato la ciliegina sulla torta di questo periodo racchiuso tra due album così innegabilmente legati.