Emilio Stella: “Anche vicino all’immondizia ci sta il fiorellino. Oggi mi vorrei focalizzare su quello che c’è da salvare.”

Dopo uno stop lungo sette anni Emilio Stella ritorna a raccontarci la realtà di Roma e della sua periferia con gli occhi di chi la vive tutti i giorni. Un viaggio che emoziona, diverte, commuove e a volte fa arrabbiare. Il mondo abitato da alieni dove però c’è ancora spazio per sognare. L’astronave di Emilio Stella chiamata “Suonato” è decollata il 14 settembre e ora porterà la musica e l’amore in tutta Italia.



Che cosa significa per Emilio Stella il termine Indie e cosa si mantiene ancora indipendente?

Indie sicuramente è un termine che rappresenta appunto chi è indipendente, che però negli ultimi anni viene scambiato per un genere musicale, invece non è così. Ci sono ancora le realtà indipendenti, anche se alla fine è una “parolina”. Se vuoi fare un salto avanti, devi comunque crearti una squadra di lavoro e in quel momento non sei più indipendente. Ma questo non significa che sei prigioniero di qualcosa, anzi, è una forza in più avere una squadra dietro. Da indipendente arrivi fino ad un certo punto, solamente insieme agli altri puoi fare un passo più avanti.

“Suonato” è il tuo secondo disco, dall’uscita del primo “Panni e Scale” sono passati sette anni. Perché hai aspettato così tanto?

Perché non avevo le possibilità per poter fare uscire un disco. Ci sono stati anche dei momenti dove non ho sentito l’esigenza di farlo. La verità è che ho aspettato così tanto perché adesso ho avuto proprio la possibilità, anche grazie alla SIAE e al Ministero dei Beni Culturali che stanno finanziando il disco attraverso un bando vinto. Prima non avevo questa possibilità, anche economica.

L’arte della musica è fatta anche d’incontri. Hai condiviso il palco con tanti artisti della scena musicale italiana come Simone Cristicchi, Alessandro Mannarino, Piotta, Il Muro del Canto. Collabori con il poeta anonimo Er Pinto, esponente del gruppo “Poeti Der Trullo”. Quale di questi incontri ti è rimasto più impresso, se ti ha cambiato e perché?

Quello con Simone Cristicchi. Chiaramente conoscevo la sua musica prima di incontrarlo. Un giorno è capitato di fare un evento sullo stesso palco insieme a lui. Lì ho scoperto con piacere che lui già conosceva tutte le mie canzoni. Oltre al piacere del momento ci sono state delle chiacchiere, che sicuramente mi hanno fatto bene, mi hanno dato degli input di inspirazione. Tanto che la canzone “La Gattara” viene da una sua idea. Mi ha detto: “Sai dovresti scrivere una canzone su una gattara”. E io lì mi sono ricordato quella signora che abitava sotto casa mia e ho scritto una canzone. Però l’input iniziale è stato dato da Simone Cristicchi. Quindi se devo sceglierne uno, ti direi lui.

Il tuo nuovo disco è stato lanciato con l’uscita del singolo “Attenti al cool”. Un brano apparentemente allegro ma che descrive la triste società di oggi. Perché hai scelto questo brano come primo singolo e a cosa dobbiamo stare attenti secondo te?

Ho scelto questo brano perché diciamo che tra tutti i brani del disco era quello un pochino più universale. Poi perché comunque è una canzone che descrive la società che viviamo oggi. La parola “attenti” a volte è usata come un avvertimento, a volte invece è usata proprio nel senso che ci stiamo attenti, io compreso, ad essere alla moda, ecc. Oggi anche il più anticonformista del mondo in qualche modo si omologa, diventa come tutta la massa. Anche io oggi, che parlo con te di queste cose, poi magari ho addosso la maglietta di marca.

Le tue canzoni raccontano Roma dal punto di vista di strada, periferia, case popolari e il disagio di chi l’ha vissuta realmente o l’ha osservata da vicino. Quanto autobiografici sono i tuoi brani?

Potrei dire al 99 %. Quell’1 % chiaramente è romanzo e fantasia. Però insomma sono autobiografici completamente. Anche quando racconto di un personaggio, comunque sono personaggi veri. Raccontare degli altri, della società, di quello che mi circonda, della periferia, mi consente di fare anche un’analisi su me stesso.

“Terra di Calabria”, un pezzo che racconta l’amore verso la tua terra d’origine. Quanto “sud” c’è in Emilio Stella artisticamente parlando?

Sicuramente tantissimo. La Calabria è la terra d’origine di mio nonno paterno, colui che mi ha trasmesso l’amore per la musica. Quella è una terra dove c’è molta musica popolare tra tarantelle e musica tradizionale. Dall’altra parte della famiglia ho il nonno campano. Quindi anche lui è del sud. A livello famigliare mi hanno trasmesso quelle che sono le radici musicali dei loro paesi d’appartenenza. La Calabria è un amore che fin da piccolo, perché tutti gli anni andavamo in vacanza lì per un mese. Quindi in realtà è come se ci avessi vissuto due anni, tutto sommato.

Tutto “Suonato” si presenta come una sorta di viaggio che va da Roma, passando per il litorale, portandoci al mare calabrese fino allo spazio in “Gli alieni siamo noi” dove dici Canterò, per chi almeno un po’, sogna come me, viaggia dentro sé.”. Pensi che è ancora possibile sognare o bisogna rassegnarsi al destino che spesso è molto crudele?

Sicuramente è ancora possibile. Dipende poi su cosa uno si vuole focalizzare, su che cosa poggiamo lo sguardo. È molto facile vedere cose che non ci piacciono. Però alla fine anche vicino all’immondizia ci sta il fiorellino che nasce oppure vedi un eco mostro, un palazzo sfondato e brutto dove però magari vicino ci sono i bambini che escono da scuola. Io oggi mi vorrei focalizzare su quello che c’è da salvare. Credo che sia possibile sognare ed è ancora più importante oggi riuscire a guardarsi dentro, andare in profondità, capire quello che siamo. Soprattutto oggi che siamo abituati a un mondo che dà più l’importanza più all’estetica che al contenuto.

Come si legge sui tuoi social a breve inizierai il nuovo tour. Come saranno i tuoi live rispetto a prima e dove porterai “Suonato”?

Il tour è in fase di programmazione, quindi ancora non so, ma l’ambizione è quella di riuscire a portarlo in giro per l’Italia, sempre insieme con la band. Rispetto a prima ci saranno anche dei pezzi nuovi e pezzi del vecchio disco riarrangiati e rivisitati.

Emilio Stella band

Stai già lavorando su nuovi progetti discografici? Quali sono i piani per il tuo futuro artistico?

Ora sto buttando giù delle nuove idee, nuove canzoni per fare un disco appena possibile. Intanto porterò in giro questo, ma appena ho finito ho già dei brani pronti per un altro. In più porterò in giro uno spettacolo di teatro e musica insieme a Er Pinto e Ariele Vincenti, che si chiama “Tutte le strade portano al core”. È un viaggio che racconta Roma. Parte dalla periferia per arrivare fino al centro. Durante questo viaggio si fanno anche delle riflessioni più ampie, sull’Italia, su tante altre cose. Un viaggio che racconta tutto ciò che ci circonda e che poi ci consente anche di analizzare noi stessi.

Come ultima domanda ti propongo un gioco, una sorta di telefono senza fili. Prova a mandare un messaggio ad un tuo collega indipendente, chi scegli e cosa gli diresti?

Ammazza oh, mi metti in difficoltà. Che dire, sinceramente non lo so, ci posso pensare un attimo? Mi hai messo in difficoltà (ride). Maledetta. Guarda manderei un messaggio a….oddio, che palle (ride). Mi prendo confidenza, eh (ride). Guarda sinceramente non mi viene in mente nessuno. Faccio così, mando un messaggio a Samuel Stella, che è mio cugino, chitarrista della mia band, che anche lui scrive canzoni e sta portando in giro un progetto di blues. Il messaggio che gli mando è di credere in quello che fa e rimanere sempre umile e con la testa sulle spalle, perché ha molto talento, però il talento va coltivato.

Justyna Alicja Roslon

Piena di sogni, malinconie, ansie e paure. Con l’anima ricucita, ma ancora viva, grazie alla pizza, la poesia, la birra, la musica e il gelato.

2018-11-05T17:51:27+00:00 8 novembre 2018|Gioved-INDIE|0 Commenti