Emergenti in emergenza: SGRO, uno di loro, ci spiega quanto è difficile

di Paola Pagni

Che questo sia un momento infelice per la musica, è argomento di tutti i giorni: una delle categorie più penalizzate, a torto o a ragione, è di fatto quello degli operatori dello spettacolo.

A tutti i livelli , il mondo delle arti e dello spettacolo è tra quelli che sta facendo più fatica a rimanere a galla : centinaia di artisti, collaboratori, tecnici, organizzatori , da quasi un anno non riescono ad esercitare il proprio lavoro e , cosa molto più grave, spesso viene messo in dubbio che quest’ultimo lo sia veramente.

Ma in questa situazione , ormai tristemente nota a tutti, c’è chi continua a coltivare il suo sogno di emergere nel mondo della musica, e che con il doppio della fatica , zoppo perché privato del contatto con il pubblico, cerca di farsi sentire.

In questo caso non si tratta di rinunciare ad un reddito, ma di rischiare di farsi tarpare le ali da una situazione che sta togliendo agli artisti una delle fonti di gioia più grandi : esibirsi live, percepire le emozioni in tempo reale, vedere i sorrisi di chi è li davanti a loro.

Abbiamo pensato di parlarne un po’ con uno di loro , SGRO, “emergentissimo” cantautore toscano, che nonostante tutto ha appena fatto uscire il suo singolo “Le Piante“, e che non ha nessuna intenzione di farsi abbattere da quello che sta succedendo .

Fortemente consigliato a chi ha bisogno di un iniezione di fiducia.

Ciao Francesco, noi ci siamo “conosciuti” durante il lockdown, in occasione dell’uscita del tuo primo singolo “In differita”.

Adesso è appena uscito Le Piante , il tuo secondo lavoro, e purtroppo non siamo ancora del tutto fuori dall’emergenza come speravamo.

Cosa vuol dire per un  emergente iniziare un percorso musicale in questo periodo?

Vuol dire non avere altro Dio all’infuori di sé e della propria volontà ad essere, ad esistere. Quello che ho capito in questo periodo è l’importanza di essere convinti di quello che si sta facendo. Sembra una cosa scontata, ma per me, per il carattere che ho, non lo è per niente.

Questo periodo di covid, questo virus imprevedibile con cui dobbiamo fare i conti, ha imposto a me stesso un cambio di marcia, ha fatto nascere una reazione interiore inaspettata.

Internamente mi sono preso per il braccio e mi sono buttato per strada.

Meglio morire fuori che morire dentro casa. Ad ogni modo, credo sia un periodo molto difficile per un emergente.

In questo senso , quale pensi sia la difficoltà più grande con cui dovrai fare i conti?

La difficoltà maggiore è sicuramente far nascere un pubblico.

Il pubblico non può nascere online, nei live fatti su YouTube, nei post su Instagram o su Facebook.

Il pubblico, perlomeno per la musica che faccio io, nasce dai concerti nei bar o nei locali. Senza pubblico non posso esistere.

Non basta che io faccia canzoni per sentirmi uno che fa canzoni. Serve lo sguardo del pubblico. È troppo importante lo sguardo dell’Altro. Lo sguardo dell’Altro fa esistere le cose.

Mi manca questo sguardo.

In generale , come pensi che un artista emergente debba “farsi spazio” nel mondo della musica, soprattutto adesso? Qual è la “filosofia” con cui credi sia meglio affrontare questo percorso in questo momento?

Costruire dentro di sé uno stadio e riempirlo di un miliardo di voci che cantano in coro “Non mollare mai”.

Questo periodo bisogna affrontarlo così.

Armandosi di tanta pazienza e di tanta intelligenza. Viene facile, in un periodo così sospeso, far scorrere il tempo. Ecco, non bisogna farlo, bisogna impiegarlo. È dura.

Tu , oltre che alle tue canzoni, poni particolare attenzione anche ad altri contenuti che circondano il tuo lavoro : il video di Le Piante racconta una sua storia, e poi ci sono i mini game multimediali a cui i fan possono accedere tramite il tuo sito. Secondo te quindi, è l’originalità la carta da giocarsi per un emergente?

Mi fa molto piacere che parli di originalità. Ti ringrazio. Quando dici che ho creato dei contenuti che circondano il mio lavoro, cioè le mie canzoni, hai detto una cosa verissima.

Questi contenuti stanno intorno. È fondamentale che ci sia un “intorno”.

Mi interessa creare un “intorno” in cui al centro collocarci le mie canzoni. Qualcuno magari pensa che siano operazioni di marketing, ma mi viene da ridere a sentir parlare di marketing. Perché è tutto fuorché quello.

Io sto solo cercando di far nascere il mio immaginario.

Oltre a SGRO, anche altri cantanti emergenti , durante le nostre interviste, mi hanno parlato di quanto la situazione sia stata destabilizzante per loro .

C’è chi si è ritrovato in un buio improvviso, vedendo spegnersi di botto tutti i riflettori che si erano appena accesi su di lui,

chi è stato sul punto di mollare tutto perché incapace di trovare ispirazione in un momento così castrante;

e anche chi , con grande prontezza di spirito, ha invece raccolto tutte le forze ed usato tutto il tempo che aveva a disposizione per farsi trovare più pronto in futuro, fiducioso che quel momento sarebbe arrivato.

Insomma , sicuramente vivere questo tempo, per un emergente, è una cartina la tornasole per la propria passione , un po’ come la storica frase di John Belushi in Animal House “Quando il gioco si fa duro , i duri cominciano a giocare” :

ecco , noi ci auguriamo che i talenti continuino a giocare puntando su loro stessi, perchè , se è pur vero che tutti amano i grandi classici della musica, è altrettanto vero che senza un po’ d’aria nuova ogni tanto, anche i classici fanno la muffa.

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