Egon Schiele e Young Signorino: due volti simili per due diverse epoche?

Un pittore morto giovane ed un giovane che si propone di morire presto: punti d’unione di Egon Schiele e Young Signorino, due anime affini separate da un secolo.

Sono andata all’esposizione di arte immersiva di Gustav Klimt, un’opera italiana realizzata a Parigi, all’Atelier de Lumière, avendola purtroppo mancata a Roma. Per un appassionato di arte, si tratta di un’esperienza mistica: si è circondati dall’arte del pittore austriaco, partendo dalle sue ispirazioni, passando per la Secessione Viennese, al periodo dei capolavori, ed infine all’espressionismo. Proprio in tale periodo, prima che la prima guerra mondiale devastasse l’Europa e dell’impero austriaco non rimanesse che la polvere d’oro delle corone, un giovane pittore fece l’ingresso sulla scena: Egon Schiele. Si trattava di un ragazzo tormentato, un bohemièn involontario, una creatura troppo sensibile per questo mondo, che provò a studiare all’Accademia ma ne fuggì insoddisfatto.

Young Signorino, invece, è apparso all’improvviso su Youtube nel 2017: la lirica misteriosa ed allo stesso tempo furente di Canne & Pancarré è l’inizio di un’Arte che si distacca completamente dall’Accademismo, e, nasce, invece, dalle ceneri delle avanguardie stesse.

Egon Schiele

Il Mulino, Egon Schiele: lo sfascio dell’impero austroungarico

Fu proprio Klimt a guidarlo verso l’espressionismo, a tenerlo sotto la sua ala protettrice insegandogli che l’Accademia può solamente aiutare la tecnica, non l’anima. La malinconica e rancorosa poetica del giovane Egon si sviluppò proprio in questo periodo: figure nude, maschili e femminili, contorte, sofferenti, visi distorti e dettagli abbozzati con colori furenti che tranciano la tela; corpi che hanno un che di meccanico, nonostante la sinuosità della linea. Una linea sinuosa come quella della Venere di Botticelli, ma che è ansia, horror vacui, o, come lo chiamava Boudleaire, spleen. Egon prende dall’art noveau di Klimt l’amore per la rappresentazione del sesso, ma nelle sue opere non è trasceso a dimensione spirituale, non è sporcato d’oro come lo furono le aureole dei santi nelle basiliche bizantine. Sono corpi che si dimenano, che si inseguono nell’amplesso per riempire quell’orrendo vuoto interiore, sono donne semivestite che guardano con voluttà all’artista, con la consapevolezza che l’amore vero è un’altra cosa. Ma sono anche amanti che si intrecciano le braccia, le gambe, le anime, in un fluire di capelli e di colori senza fine, in un mappamondo di forme e montagne fatte di pelle e carne che, quando si è innamorati ed appassionati, non  si smetterebbe mai di esplorare. Acquarelli rapidi, autoritratti improvvisati, espressioni vacue e drammi irrisolti.

Gli amanti, o L’abbraccio, di Egon Schiele

Insomma, Egon Schiele fu un rivoluzionario per la sua epoca: rappresentò il sesso per come è, scovando la bellezza laddove gli accademici vedevano solo scandalo e volgarità (tanto che passò del tempo in prigione) e creando una nuova forma espressiva, aderente alla realtà con tutte le sue implicazioni. Fu un precursore di Vladimir Nabokov (autore di Lolita) nella rappresentazione idealizzata di giovani donne, le future “ninfette”. Ebbe numerose muse ispiratrici, ma le principali furono Wally ed infine Edith, sua moglie, che pretese di essere l’unica: ella morì di influenza spagnola, e fu seguita dal marito pochi mesi dopo. I ritratti della donna morente sono opere di un’intensità spaventosa, un’esperienza pre-morte ed una lenta discesa nella pazzia.

Ed ora, più o meno un secolo dopo, in Italia, abbiamo Young Signorino. Esponente della corrente del “trap”, che possiamo definire, diciamo, spontanea, in quanto priva di un vero e proprio manifesto programmatico come fu la Secessione Viennese, ma costola accessoria del rap che per ragioni ignote ha in Italia i suoi membri più illustri in Europa: artisti come Sferaebbasta, Charlie Charles, la Dark Polo Gang; così come fu Vienna ad inizio secolo, l’Italia è ora unita da internet, da YouTube, ed i caffè bohoemièn in cui si fumava l’oppio e si beveva l’assenzio sono oramai fuori moda, acqua passata, dal Danubio, al Tevere, al Po’. Le tematiche più rappresentative di tale corrente sono, però, le stesse che animavano i cuori degli artisti di Der Blaue Reiter o della Secessione Viennese: la droga, il sesso, la malavita, l’esistenzialismo e la sparizione del singolo nella caotica società industrializzata.

L’espressionismo estremo di Young Signorino: scritte indelebili, tatuaggi, come un manifesto del sentire della propria anima

Young Signorino è l’Egon Schiele di Cesena: la Dolce Droga è la sua musa, la sua Edith ammalata di influenza spagnola che porta alla sicura morte ma di cui è impossibile fare a meno. E cos’è Mmh ah ah se non una ribellione nei confronti delle costrizioni dell’accademia? La follia della ripetizione della tecnica, le crude leggi delle partiture, delle assonanze, che negano la libertà alle sillabe; impediscono il flow poetico intrinsenco nell’alfa-alfa-alfabeto. In Fiji c’è la morbosità della ripetizione, l’insistenza su forme similari, quelle cosce e quei reggicalze tanti amati da Egon, qui divenuti acqua fresca e borotalco. Impregnato del disagio della strada e dei problemi famigliari, Young Signorino crea un universo nonsense distaccato da quello reale, una fuga interiore che trascina con sé numerosi estimatori. Una corrente artistica creatasi da sé, ma non per questo meno vera. In mezzo ci sono state due guerre mondiali, la scoperta dell’atomo, il Vietnam, le guerre del Golfo e il terrorismo islamico, l’IRA, l’ETA, ed internet. La danza dell’ambulanza non è forse il simbolo della medicina moderna, tracotante, che crede di potersi sovrapporre al fato in quanto a salvar vite? L’alprazolam non è forse la nuova donna, nuda, accondiscendente, che non pretende di esser sposata prima di esser ritratta?

Young Signorino dice di sé:

Riuscirò a convertire tutti e sono sicuro che ce la farò. Finora sta andando bene, molta gente mi segue. La mia mentalità da Signorino che si veste elegante ma con una mentalità strana.

Forse il senso è proprio qui, è insito nella premessa: è passato un secolo. Egon e Young Signorino si passano più di cent’anni, e probabilmente il secondo non sa dell’esistenza del primo. Ma non è nostro compito creare la storia dell’arte, raccogliendo le testimonianze dei suoi esponenti? Forse, Young Signorino non è figlio dei nostri folli tempi (vi avverto, la sparo grossa), un figlio di Charles Manson e di Satana, un furibondo angelo caduto di seconda generazione?

Il “padre” di Young Signorino, Lucifero secondo Alexander Cabanel, 1847.

Siamo certi che nella prossima edizione dell’Argan (testo di storia dell’arte edito per la prima volta da Carlo Argan, la Bibbia per gli storici dell’arte, insomma), Young Signorino troverà il suo posto come performance artist, lui, i suoi tatuaggi in faccia che dicono “sex”, i suoi versi futuristi ed insensati come lo furono gli amplessi solitari rappresentati da Egon Schiele; i beat masturbatori come quei nudi maschili tanto amati dall’artista viennese. Il beneamato Vasari avrebbe avuto di che scrivere.

Concludiamo con un Mmh mmh ah ah, perché è ciò che include e conclude tutto l’Universo dell’Arte del Terzo Millennio. Un Ohm dei nostri tempi.

Giulia Della Pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-06-11T19:32:51+00:00 11 giugno 2018|Approfondimenti e Curiosità|0 Commenti