Edoardo Florio Di Grazia ci racconta Ambra e Corallo

di Paola Pagni

Edoardo Florio Di Grazia è cantautore, collezionista di storie, originario della costiera amalfitana, di famiglia napoletana nato a Firenze e residente a Parigi. Cerca, come un’antenna, di captare i segnali e trasformarli in canzoni. Scrivere canzoni e permette di viaggiare e unire mondi lontanissimi creando paesaggi immaginari su cui sognare nuova musica: così le rocce amalfitane nel porto di Tangeri possono trasportare direttamente in una casa di Belleville con vista sulla piazza fiorentina.

Ambra e Corallo è il suo disco d’esordio e noi l’abbiamo intervistato per capire di più su questo suo viaggio musicale e non solo.

Intervista a Edoardo Florio Di Grazia

Hai una storia multiculturale e poliedrica, che si riflette nella tua musica. Come credi che le tue origini e le esperienze vissute influenzino il tuo processo creativo?

Alla base del mio processo creativo ci sono l’incontrò con l’altro da sé, il concetto aperto di casa, il cercare di sentirsi bene in ogni luogo, la curiosità per ricercare e per ricercarsi.

Però allo stesso tempo  sto imparando a mettere della distanza tra me e le mie canzoni nella consapevolezza che quando scrivi una canzone non ti appartiene più e  che ció che scrivi non può essere un diario dei problemi e delle cose belle della tua vita ma un interpretazione personale di storie e di emozioni che riguardano tutti. Chi scrive è solo un’antenna che trasforma dei segnali presenti nell’aria.

Oltre alla musica, sei coinvolto in diverse forme di espressione artistica, come la scrittura e la conduzione radiofonica. Come queste esperienze si intrecciano e si riflettono nel tuo lavoro musicale?

Ci sono diversi modi di raccontare storie, ogni media ha le sue regole.

La musica è il mio grande amore, ma scrivere in ogni sua forma fa parte della mia vita. È una ricerca costante  che coinvolge tutta la mia vita e tutti i miei lavori.

Il tuo nuovo album, “Ambra e Corallo”, sembra essere un viaggio attraverso il Mediterraneo, sia fisicamente che metaforicamente. Qual è il messaggio principale che speravi di trasmettere con questo lavoro?

Come ti dicevo le canzoni che scrivi non ti appartengono. Inoltre non credo che una canzone debba dare una messaggio o debba avere una morale.

le canzoni di Ambra e Corallo sono dei messaggi in bottiglia piuttosto , piccole storie scritte in pergamena messi dentro delle vecchie bottiglie di vetro e gettate sul mare mediterraneo. Forse arriveranno in Francia o in nord africa o in Sicilia oppure scenderanno nell’abisso del mare e risuoneranno nel buio di qualche fondale marino

La collaborazione è un elemento chiave nella tua carriera, lavorando con una vasta gamma di artisti e musicisti. Come scegli i tuoi collaboratori e come pensi che arricchiscano il tuo processo creativo?

Ricerco, studio e credo molto anche negli incontri casuali.

La vita ci propone spesso delle opportunità , degli incontri che possono cambiare la strada delle nostre vite.

Io cerco di stare molto attento a quello che avviene intorno a me e quando sento istintivamente che devo collaborare con qualcuno, cerco di trovare il coraggio, la tenacia e la passione per rendere la collaborazione possibile.

Hai creato Almaritmi, contrapposti agli algoritmi convenzionali, quindi un po’ contro la logica dei numeri. Qual è quindi il tuo approccio nella selezione della musica?

L’Almaritmo è uno stile di vita. è una ribellione a chi pensa che con dei calcoli matematici si possa sapere che musica, che film che libro ( o quello che volete voi) ci piaccia.

Per scoprire la musica ( come ogni altra cosa ) di cui si ha bisogno bisogna entrare in contatto con la nostra Alma- anima e buttarsi con gioia e divertimento tra le braccia della scoperta  e della ricerca.

Le canzoni di cui abbiamo bisogno sono sempre fuori dai sentieri battuti degli algoritmi , in qualche bosco o in qualche pozzanghera che solo la mappa del nostro cuore può scovare

 La tua musica sembra essere permeata da un forte senso di viaggio e scoperta. In questa ottica, qual è stato il viaggio più memorabile che hai fatto e come ha influenzato la tua musica?

Non un viaggio in particolare ma è l’attitudine al viaggio che è fondamentale per me.

Il voler andare in profondità, il cercare di capire le tradizioni e le culture di un luogo, il cercare di integrarsi con i diversi paesaggi  nella consapevolezza che esiste un unico collettivo con un milione di sfumature

Sempre a proposito di viaggi, tu navighi senza un cercare un porto: questo evoca un senso di avventura e libertà. Come concili questa mentalità nomade con la necessità di trovare radici e stabilità nella tua vita e nella tua arte?

è molto difficile e pericoloso infatti. Le crisi sono dietro l’angolo e anche il senso di perdizione. Ma avendo improvvisamente perso mia madre due anni fa, ho sentito che non esisteva più un luogo fisico in cui sentirmi al riparo. Senza la casa di mia mamma ero perso e libero.

Allora ho capito che la mia vera casa è la mia anima. Cercando di essere in armonia con lei, difronte a me si è aperto un oceano di libertà.

Libertà che intimorisce ma oltre l’orizzonte della paura ti invita a viaggiare , a scoprire , a perderti.

Perdersi è un ambizione mi ha detto una volta un poeta, perché solo perdendoti puoi capire quali sono le tue priorità , a quel punto puoi iniziare a scrivere.

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