È disponibile dal 7 novembre in tutti gli store digitali e nei negozi tradizionali il nuovo album di inediti di FEDERICO STRAGA’ “È Così” (su etichetta Alman Music).
L’album arriva dopo la pubblicazione del singolo omonimo già disponibile in tutte le piattaforme digitali e in radio accompagnato da un videoclip
Realizzato da Simone Casadio Pirazzoli presso il Teatro Goldoni di Bagnacavallo (RA), il videoclip mostra Stragàseduto in platea mentre davanti ai suoi occhi scorrono immagini e momenti di vita, un flusso che richiama i ricordi legati a lui e a suo fratello.
Il singolo “È Così” nasce infatti come una dedica al fratello del cantautore, un ragazzo speciale raccontato attraverso le parole e le frasi che era solito ripetere quotidianamente. Tra queste, “è così” era una sorta di risposta spontanea, una formula di accettazione davanti a ciò che non poteva essere spiegato o controllato. Una frase semplice, ma capace di custodire un significato profondo, che diventa ora il cuore di questa nuova canzone e del suo racconto per immagini.
Federico Stragà: intervista
Il tuo modo di scrivere sembra molto spontaneo ma anche estremamente curato nei dettagli. Come nasce di solito una tua canzone? Parti da un testo, da una melodia, o da un’idea che prende forma poco a poco nel tempo?
Mi fa molto piacere la definizione nella domanda sul mio modo di scrivere, perché effettivamente le mie canzoni nascono sempre da un’ispirazione molto istintiva, spontanea.
Di solito parte tutto da un giro di chitarra, e quando quel giro mi colpisce, spesso mi suggerisce una frase che, cantata, ha già dentro di sé una certa musicalità.
A volte quella frase nasce da un argomento preciso di cui voglio parlare, ma più spesso è qualcosa di quasi casuale, che mi fa capire, proprio in quel momento, che potrebbe essere il modo giusto per affrontare un tema che mi sta a cuore o su cui ho qualcosa da dire.Per esempio, in “Meno male che”, nel disco, mi è capitato di partire con la frase “Mi fanno pena gli uomini di successo che hanno la schiena sul divano”, e da lì ho poi costruito tutta la canzone attorno a quel concetto.
In generale, musica e parole vanno avanti insieme, di pari passo.
Cerco di scrivere il più possibile nel momento in cui arriva l’ispirazione, perché so che se mi fermo a metà, poi per riprendere ci metto un’eternità… o a volte la canzone resta proprio lì, incompiuta.
In molti brani c’è un equilibrio tra malinconia e ironia, tra dolcezza e disincanto. È un tratto che appartiene al tuo carattere o una scelta consapevole di scrittura per rendere più universali i tuoi racconti?
Non è la prima volta, in questo disco, che qualcuno mi chiede se sia volontaria questa caratteristica di mescolare malinconia e ironia, e se faccia parte di me.
In realtà, non saprei dire se sia davvero una mia caratteristica personale, ma nelle canzoni mi viene spontaneo farlo, evidentemente è qualcosa che appartiene al mio modo di scrivere.
Forse riflette anche il mio modo di essere ironico nella vita, un’ironia un po’ pungente a volte.Ricordo che tanti anni fa, ai tempi del mio primo disco, qualcuno mi disse che nelle canzoni è importante saper calibrare bene “il nero con l’azzurro”, cioè non essere del tutto cupi, ma neanche solo allegri.
Non ricordo esattamente chi me lo disse, però evidentemente quel consiglio mi è rimasto, e forse l’ho fatto un po’ mio anche in questo disco.
In “Bella Bologna” compare anche Gianni Morandi, simbolo indiscusso della città. Com’è nata la sua partecipazione e che significato ha per te condividere un brano così personale con una figura così legata all’immaginario bolognese?
La collaborazione con Gianni Morandi, in questo suo piccolo cameo nel brano, è nata in primis dal fatto che ci conosciamo da tanti anni.
Non ci sentiamo spesso, ma abbiamo sempre mantenuto un buon rapporto, mi sento di dire anche di amicizia, da quando ci siamo conosciuti alla fine degli anni ’90 nella Nazionale Cantanti.
Quando ho scritto questa canzone, che parla di Bologna, ho pensato subito a lui: chi meglio di Gianni può rappresentare l’emilianità e la bolognesità in tutti i loro aspetti, musicali, sportivi e umani?
Lui ha accettato di buon grado, e ovviamente per me è stato un bellissimo regalo.
In “Meno male che” parli della necessità di avere sempre un obiettivo, un sogno, anche piccolo. Se dovessi pensare ad un sogno da rivelarci adesso, quale sarebbe il tuo ora in ambito musicale?
Ho sempre suonato la chitarra, senza troppe pretese.
Nel tempo mi sono un po’ evoluto, ma da un certo momento in poi ho smesso di avere l’ambizione di migliorarmi, purtroppo, e quindi sono rimasto più o meno sempre lì, a un livello che definirei appena sufficiente.Detto questo, mi piacerebbe imparare a suonare un po’ meglio il pianoforte, che al momento so suonare a malapena.
A volte passa anche un anno senza che io faccia un accordo al piano, però è uno strumento che permette di scrivere in modo diverso.
Con la chitarra, per come la suono io, ho un certo tipo di approccio e quindi un risultato musicale preciso, sia nell’armonia che nella melodia.
Suonare al pianoforte invece mi porterebbe a un modo diverso di scrivere… e anche di cantare.Dico sempre che dovrei prendermi un pianoforte o una tastiera e studiare un po’, ma non lo faccio mai.Chissà… magari lo farò a 85 anni.
Ascoltando “È così” abbiamo notato che il brano ha un tono intimo, ma anche collettivo: sembra parlare del tempo di tutti noi, non solo del tuo. Ti riconosci in questa idea di canzone “condivisa”, capace di raccontare esperienze comuni?
Mi riconosco come non mai in questa definizione di “canzone condivisa”, e devo dire che è stata una cosa del tutto inaspettata.
In realtà questa è una canzone molto personale, che racconta la mia storia familiare e parla di mio fratello.
All’inizio pensavo di condividerla solo con le persone che lo conoscevano, familiari, parenti, amici, o concittadini, ma poi mi sono reso conto, anche dai messaggi che ricevo, che al di là della storia personale, molte persone riescono a farla propria.Mi scrivono, mi mandano vocali, mi raccontano emozioni e ricordi legati a un genitore o a una persona cara che non c’è più.
E questo mi stupisce molto, ovviamente in senso positivo, perché non mi era mai capitato prima.
Credo che, in fondo, la finalità di una canzone, almeno in certi casi, sia proprio questa: riuscire a diventare anche la storia di chi l’ascolta.
