“DOVE LA LUCE FINISCE” è un viaggio nel buio per ritrovare i colori – INTERVISTA A ICARO

di Alessia Andreon

“DOVE LA LUCE FINISCE” è il titolo del disco d’esordio del giovane cantautore pop Icaro, in uscita oggi, venerdì 05 aprile.

L’album è composto da 10 tracce che danno voce agli amori, paure, pensieri e senso di rivalsa di un’intera generazione, dipingendo le emozioni con la luce e i colori che filtrano dal buio delle esperienze negative.

Icaro ha già all’attivo vari singoli “Soli”, “Niente x sempre”, “Non sei come me”, “Non andare via” e il featuring con Rak in “Svegliarsi a Roma”, con Danno (Colle der Fomento) e Gianni Bismark, ed è stato notato da emittenti radio e tv come NoName (RAI Radio) e MTV Music, che hanno inserito il videoclip “non andare via” in rotazione nella playlist “Italian Hits”.

La scorsa estate ha aperto dei concerti di Mezzosangue al Rock in Roma e all’Eremo Club di Molfetta (BA).

INTERVISTA

Ciao Icaro, “DOVE LA LUCE FINISCE” è il tuo disco d’esordio ma già da qualche anno hai avuto l’occasione di calcare palchi importanti al fianco di altri artisti. Un percorso al contrario che parte dai singoli per arrivare al disco. Come mai questa scelta?

Volevamo partire con un lavoro basato principalmente sui singoli, anche per capire la direzione che volevamo prendere.

Per un artista emergente pubblicare un disco intero, senza prima aver fatto uscire dei singoli, è molto rischioso, perché attraverso i singoli puoi avere l’opportunità di iniziare a creare un contatto con il pubblico e fidelizzarlo, per poi far vedere che c’è un lavoro dietro, che è quello del disco. Lo scopo era, quindi, cercare di far nascere, piano piano, una curiosità nel pubblico, per poi farlo arrivare al disco, che è il prodotto principale a cui sono collegati tutti i singoli.

Nel mio caso, ogni singolo ha un colore, un senso diverso. Non sono usciti in maniera casuale ma, al contrario, ho voluto pubblicare alcune canzoni che facevano parte di un racconto, con l’aiuto delle immagini e dei colori.

Se ti chiedessi di guardare la tua musica dall’alto come Icaro, come la vedresti?

La vedrei piena di colori, come è rappresentata dalle copertine dei singoli.

Ho voluto utilizzare una comunicazione legata alle immagini e ai colori perché mi piace pensare che la personalità di ognuno di noi sia ricca di colori e di tante sfumature, alcune delle quali sono riconducibili a dei tratti caratteriali.

Il percorso di ognuno di noi è pieno di colori, ed è proprio dove la luce finisce che i colori iniziano; è il buio che è dentro di noi in certi momenti che ci permette di vedere e i colori.

Hai raccontato nei tuoi testi diversi stati d’animo che a volte ti hanno portato al confine, “Dove la luce finisce, appunto. Cosa ti ha aiutato a ritrovare la luce?

È proprio il buio. Il disco parla dell’importanza dei momenti bui che ci permettono di vedere la luce e creano tutti quei colori di cui siamo composti.

Il concetto che vorrei arrivasse agli ascoltatori del disco è che il buio è una parte fondamentale delle nostre vite anche se, di solito, tendiamo a schivarlo.

Ho dedicato questo disco alla paura, perché il buio fa paura, ma è proprio quando te ne stai al buio che riesci a capire la luce; quello che vorrei arrivasse è un messaggio di speranza e nei ringraziamenti del cd fisico ci sarà la spiegazione.

La track list è già una storia, ci avevi pensato?

Sai che non me l’avevano ancora fatto notare, è un gran complimento e mi rende felice!

La track list è stata scelta, per lo più, sotto il punto di vista artistico – musicale.

Mi sono confrontato con il mio team e abbiamo deciso di metterle in questo ordine perché, secondo noi, il mood che si crea ti accompagna, dall’inizio alla fine, in un viaggio.

Il mio disco è un disco pop nel quale si alternano dei brani ballad, quindi piano e voce o, comunque, un po’ più lenti, a dei brani più ritmati, per creare una sorta di dinamicità e di tensione continua, che non sia né troppo stressante, né troppo leggera.

Ascoltando le tracce mi ha colpito il fatto che, per un verso o per l’altro, ti rimangono impresse, come se mentre le ascolti si formasse nella mente un film di quello che canti. È una dote naturale riuscire a dare un’immagine alla scrittura?

Ti ringrazio, innanzitutto, perché è un gran complimento!

È una cosa sulla quale ho dovuto lavorare e sulla quale lavorerò ancora in futuro, perché si può sempre migliorare.

Quando una storia è raccontata bene, riesci a immedesimarti e, credo, che ciò che ti fa empatizzare con un artista siano proprio le cose che riesce a raccontare perché le ha vissute e ha saputo trasformarle in parole o in un’immagine.  

Se questo messaggio è arrivato all’ascoltatore, vuol dire che tutto il lavoro che è stato fatto, è stato utile, ed è questo il motivo principale per cui scrivo.

“DOVE LA LUCE FINISCE”, sarà presentato dal vivo al Monk di Roma il 10 aprile. Hai già la scaletta pronta?

Sì, la scaletta è già pronta e chiaramente non sarà quella del disco, per creare l’effetto sorpresa!

In questi giorni stiamo facendo le prove e cercheremo di portare live lo spettacolo più bello e impegnativo possibile, sotto il punto di vista emotivo; è una cosa a cui tengo molto dato che è il mio primo live vero e proprio.

Abbiamo fatto tanti sacrifici per creare uno spettacolo che porti la musica al centro; ci saranno tanti musicisti e lavoriamo anche su qualche ospite, ma è tutta una questione di incastri… 

Sto facendo quello che da sempre sognavo e, poterlo realizzare, a prescindere da quale sarà il risultato, è una grande soddisfazione. 

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