“Donna Circo”, una metafora sempre attuale

di Alessia Andreon

Una squadra di 12 artiste, per lo più bolognesi, ha rispolverato di recente un gioiellino rimasto negli archivi discografici per ben quarantasette anni, dal titolo “Donna Circo”.

Si tratta del primo e unico album da solista di Gianfranca Montedoro, ideato con l’autrice Paola Pallottino estampato nel 1974 dall’etichetta discografica BASF Fare, ma mai distribuito.

Gianfranca Montedoro e Paola Pallottino

Oggi, grazie all’impegno e alla determinazione di Alice Albertazzi (Alice Tambourine Lover), Enza Amato (The Radiant), Angela Baraldi, Francesca Bono (Ofeliadorme), Eva Geatti (Cosmesi), Susanna La Polla De Giovanni (Suz), Nicoletta Magalotti (NicoNote, Violet Eves), Vittoria Burattini (Massimo Volume), Meike Clarelli (La Metralli), Marcella Riccardi (BeMyDelay), Marzia Stano (Una), Valeria Sturba (OoopopoiooO), dell’Associazione S.A.M. APS e La Tempesta Dischi, con il sostegno della Regione Emilia Romagna e del crowdfunding Una Squadra di Artiste per “Donna Circo”, il disco ha finalmente trovato la luce.

A raccontare questa avventura sono Angela Baraldi, cantautrice e attrice, e la batterista Vittoria Burattini che, stregate dalla forza e dalla attualità di questo lavoro, hanno deciso di reincidere e reinterpretare le dodici canzoni del disco originario.

Benvenute su Inside Music, visto che siamo in tre questa sarà davvero una chiacchierata!

Mi piacerebbe sapere come è nato il progetto di recupero di “Donna Circo” e come ne siete venute a conoscenza….

Angela: Già 10 anni fa Paola Paollottino aveva idea di rimettere mano a questo disco. Penso che lei abbia sempre cercato di farlo uscire fin da quando il disco non è stato messo in commercio. Ricordo che me lo propose una quindicina di anni fa e a me sembrò un progetto troppo grosso da affrontare da sola; quindi Paola l’aveva in testa già da parecchio tempo e finalmente ora ci è riuscita!

Vittoria: Io invece, a differenza di Angela, frequentavo meno Paola e quindi del progetto non sapevo nulla prima di essere coinvolta da Suz che ha deciso di estendere l’idea a 12 artiste e musiciste per una band; cercavano una batterista e hanno chiamato me, quindi io sono stata coinvolta a ridosso dell’inizio della registrazione del disco.

Tra di voi vi conoscevate o avevate già avuto occasione di collaborare per altre cose?

Vittoria: La cosa molto bella è che moltissime delle donne coinvolte sono mie amiche da tutta la vita, anche perché è sicuramente un progetto che ruota intorno alla scena bolognese, nato per amicizia, e quindi non solo io avevo già lavorato con tantissime di loro, ma ci avevo proprio fatto diversi dischi: con Angela due e con Marcella forse tre, per cui ci conoscevamo già, anche profondamente.

Angela: Abbiamo mantenuto un piglio anni ‘70 nella realizzazione di questo disco; dietro non ci sono strategie di nessun tipo, ma soltanto la voglia di riportare alla luce un lavoro degno e significativo. Ci piace che se ne parli, vorremmo essere portatrici di una novità che secondo noi è curiosa anche dal punto di vista culturale, è una sorta di operazione di archeologia musicale.

Malgrado siamo passati più di quarant’anni i temi sono ancora attualissimi. Quanto è importante per voi parlare di questi temi con l’arte?

Angela: La musica è uguale a tutti gli altri settori. Io ho avuto particolare fortuna perché ho lavorato a fianco di artisti che non hanno niente di maschilista; non mi sono mai sentita minorata in quanto donna, nella mia cerchia artistica. Se guardo però il mondo del lavoro c’era più diffidenza nei confronti di una donna che scriveva, si pensava che non fosse lei a scrivere i testi. Questa cosa si rileva un po’ in tutti gli ambienti di lavoro. Attraverso il canto, se canto una canzone femminista dicendo quelle cose che ormai si dicono da quarant’anni, oltre ad essere una brutta canzone, non avrà successo.

Quindi in realtà non c’è neanche più un linguaggio ideologico della musica, è attraverso altri canali e linguaggi che dimostri la tua indipendenza, facendo delle cose e facendole molto bene. Chiaramente rimane il fatto che devi essere più brava dei tuoi colleghi maschi per risaltare. Tre anni fa, per il primo maggio, io e la mia amica Diana Tejera ci siamo permesse di far notare che non c’era neanche una donna sul palco ed è scoppiato il finimondo.

Vittoria: però dopo che è scoppiato il finimondo la gente ha cominciato a tenerne conto, perché è indubbiamente una questione di genere e non di bravura!

Accanto al tema dell’aborto c’è anche quello del femminicidio e non ultimo la concezione “fallocratica” della società… Mi sembra che nulla sia cambiato, anzi…

Vittoria: A proposito del fatto che sia un prodotto che è stato rinvenuto ed è stato rispolverato da noi, che gli abbiamo dato una nuova veste a livello di arrangiamenti, ci teniamo a dire quanto questo disco è ancora molto attuale dal punto di vista dei testi e delle tematiche. Oggi tutti parlano della condizione femminile e quindi è giusto che anche la musica faccia la sua parte e dica la sua, cioè che anche ora non siamo messi proprio benissimo….

Angela: Proprio ieri parlavo con un’amica che ha vissuto più o meno negli stessi anni della Montedoro e della Pallottino e le raccontavo di come sia difficile, anche a livello dialettico, riuscire a dire, sulla condizione femminile, cose diverse da quelle di venti o trent’anni fa; mi rendo conto rileggendo le interviste che diciamo sempre le stesse cose, e il motivo è che la situazione è in stallo. Quasi ci annoiamo noi stesse a dire sempre la stessa cosa, lo devo dire con sincerità, e quindi la metafora che usa Paola crea un altro tipo di immaginario. Quando una metafora riesce ad aprire uno squarcio nella mente, difficilmente invecchia. Trovo che siano invecchiati meno i testi di Paola che quello che noi forse adesso andremo a dire: siamo veramente ferme.

Ora, nel 2021, i tempi sono finalmente maturi per parlare di certi argomenti o avete incontrato delle resistenze?

Vittoria: Sembra una cosa ingenua, delle donne che fanno un disco insieme. Suona sempre come una cosa un po’ sfigata: le donne si organizzano e fanno le cose tra loro per dimostrare qualcosa, i maschi non lo farebbero mai!

Angela: io sinceramente mi aspettavo un interesse almeno dal punto di vista della curiosità culturale, riguardo a questo progetto, che è un po’ come Caterina Bueno, che andava a cercare le cose sconosciute e le incideva. Sono progetti che riportano alla luce un pezzo di cultura e di costume, ma ci si concentra sempre sul fatto che siamo tutte donne che stiamo facendo una cosa con le donne, sulle donne, per le donne, e questo è come una specie di minus, quindi continuiamo sicuramente a trovare delle resistenze.

La concezione che la donna ha di se stessa è cambiata ma non mi sento di dire migliorata, in un certo senso negli anni 70 forse era più libera di ora…. Siete d’accordo?

Angela: La donna ora è consapevole di un maschile che si è sempre più incattivito e offeso, si è sentito spesso giudicato. Femminismo adesso è una parola che fa rabbrividire e sarebbe importante capire perché; non è che ci sia stato un femminismo che ha schiacciato l’uomo e le donne sono salite al potere. È una parola che indica semplicemente una lotta costante e resistente. Le donne hanno ottenuto anche delle piccole cose come le quote rosa ma con passi molto sofferti. Probabilmente negli anni ‘70 questa sensazione non era sullo stesso livello, i discorsi erano molto pragmatici. Quando le donne parlavano tra di loro, finalmente potevano occuparsi di problemi di cui si occupavano sempre e solo i maschi. Femminismo era una parola nuova.

Vittoria: Gli anni 70 erano anche l’epoca della rivoluzione culturale che per alcuni non ha ottenuto nessun effetto. Secondo me non è vero, tutte le rivoluzioni, le rivolte, le discussioni, servono poi per cambiare la percezione della situazione sociale. La rivolta degli studenti nei confronti dei professori e dei genitori troppo autoritari ha segnato un cambiamento dal quale non siamo più tornati indietro.

Vittoria: La cosa buona, se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, è che adesso ci sono tante musiciste che permettono addirittura di scegliere. Persino Gianfranca Montedoro dice in una sua intervista che prima questo disco non poteva farlo suonare a delle musiciste perché non ce n’erano. Adesso invece c’è un vivaio di musiciste a cui poter affidare le registrazioni di un disco. Le musiciste giovani hanno le idee molto chiare, vedi per esempio Victoria dei Måneskin.

Angela: siamo tutte pronte ad un cambiamento che però non avviene nelle cose importanti, come essere pagate sul lavoro come gli uomini, subire meno licenziamenti…. Sono sicura che le ragazze più giovani siano prontissime ad un cambiamento che ancora non è avvenuto a livello piramidale.

Vittoria: Perché chiaramente chi ha il potere se lo tiene stretto, è una questione di ruoli, non tanto di genere.

Avete pensato anche a come si potrebbe fare dal vivo uno spettacolo?

Angela: Ci piacerebbe tantissimo fare un concerto in 12 ma, soprattutto ora, è molto difficile però sarebbe bello cercare di portarlo in giro dal vivo. Spero che succederà… noi lo vogliamo fare!

Vittoria: al di là della nostra volontà dovremo aspettare gli sviluppi della situazione per quanto riguarda gli spettacoli al chiuso e vedremo cosa succederà da settembre in poi.

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